LA STORIA A CASTELNOVO BARIANO (ROVIGO) Armando Giglioli, 99 anni, è la persona più anziana del paese. Racconta la sua storia, avvicente, e annuncia: "Voglio stare qui ancora un bel po'"

Una vita da romanzo: calciatore, latin lover e mago del ghiaccio

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Una storia ricca di aneddoti, difficoltà, tenacia, inventiva e forza vitale. Armando Giglioli la racconta, ancora una volta, ai suoi discendenti, ben quattro generazioni, che non si stancano mai di ascoltarla



Castelnovo Bariano (Ro) - Armando Giglioli nella sua casa di via Spinea ha festeggiato a pranzo martedì 2 gennaio scorso il suo 99esimo compleanno, circondato dall'affetto dei suoi cari, quattro generazioni in essere per la persona più anziana del territorio comunale, un vero personaggio ricco di umanità, tuttora lucido e pimpante, una storia vissuta a cavallo di due secoli, che riassumiamo brevemente. Straordinaria la somiglianza con Indro Montanelli, il più grande giornalista italiano, che raggiunse il secolo di vita; per lui Armando Giglioli ha una vera e propria venerazione.

Il sindaco Massimo Biancardi ha fatto "gli auguri per il genetliaco del concittadino Armando Giglioli, persona conosciuta e stimata. Come presidente dell'Associazione locale combattenti e reduci ha sempre promosso insieme all'amministrazione castelnovese le ricorrenze del XXV Aprile e del IV Novembre. La sua vita vissuta è uno spicchio importante della storia paesana ed è giusto farla conoscere tramite la stampa locale".

Appunto sentiamo Armando Giglioli raccontare in modo preciso e dettagliato un secolo di cose piccole e grandi. Lo ascoltano con affetto i figli Carla, Giovanna e Giancarlo, il genero Maurizio Buraschi, i nipoti ei pronipoti, ben 17 persone che esprimono un arco temporale centenario.

"Dico subito che voglio vivere ancora a lungo - esordisce - tanto da superare l'età terrena di Indro Montanelli, di cui ho letto e leggo ancora la celeberrima Storia d'Italia scandita in una ventina di volumi. Derivo da una famiglia castelnovese numerosa e contadina e sono nato il 2 gennaio 1919. Ho vissuto un pieno il ventennio fascista, da ragazzo avevo la passione per il calcio e andavo forte come terzino, avendo giocato sempre a Castelmassa, piacevo molto alle ragazze e la passione per il gentil sesso mi ha accompagnato anche poi. Il 10 giugno 1940 Mussolini dichiarò guerra a Francia ed Inghilterra per un conflitto che sarebbe ben presto diventato mondiale. Ciò troncò, io ventunenne, la promettente carriera di calciatore e pure i miei studi. Ottenuta la licenza media, frequentavo la seconda geometra all'Angelo Custode, il noto collegio rodigino, quando fui chiamato alle armi; avevo già la fidanzata sin dalle medie, la compaesana Idea Malerba, che sarebbe diventata mia moglie".

"In guerra fui fante - continua - prima a Trapani, poi a Pantelleria. Parafrasando Indro Montanelli nella sua Italia della disfatta,  la piccola isola trapanese era potentemente fortificata in quanto Mussolini nel 1939 aveva voluto che fosse un baluardo imprendibile, l'anti-Malta. Dal 10 maggio 1943 fu pesantemente bombardata dagli anglo-americani tanto che il 9 giugno si arrese, troppo forti gli alleati, troppo deboli noi in un conflitto ormai segnato. Fui prigioniero degli Usa sino al 1945 a Tunisi. Qui fui trattato bene, mi davano pure un'indennità di prigionia, masticavo un po' l'inglese, mi distinsi come calciatore e le guardie, in maggioranza italo-americane, fraternizzarono con noi. Un capitano mi prese in simpatia e mi propose di trasferirmi in America, là, diceva, avrei fatto fortuna. Al contrario dopo il 25 aprile 1945 tornai a casa a Castelnovo Bariano e sposai la mia fidanzata il 14 febbraio 1946. Mi trasferii a cassa di lei in via Spinea e qui siamo sempre rimasti. Nel 1946 nacque Carla, nel 1952 Giancarlo, nel 1960 Giovanna. Mia moglie Idea è morta un paio di anni fa. Adesso mia figlia Giovanna con il marito Maurizio Buraschi è venuta ad abitare con me".

Dopoguerra difficile, una famiglia a carico, ma il bisogno aguzza l'ingegno specie da giovani per cui Armando Giglioli si inventò un lavoro, impiantando una fabbrica di ghiaccio, quando ancora non esisteva l'industria del freddo. La ubicò in via Castello, dove ora si trova la ditta Barozzi (rinomata per la commercializzazione delle bevande), che rilevò dopo anni l'attività di Giglioli. Produceva sino a 20 quintali giornalieri di ghiaccio che smistava poi a domicilio (famiglie, caseifici, bar, ospedali, fra l'altro). Il boom economico di fine anni '50 portò alla rivoluzione consumistica del frigorifero e del freezer e Giglioli dovette chiudere. Nel frattempo aveva ottenuto il patentino da caldaista e fu assunto in Fecola (l'attuale Cargill), un posto di lavoro ambito e là restò sino alla pensione, arrivando ad essere capoturno nella centrale a nafta. Nel tempo libero faceva l'agricoltore (pioppi, vigneto,orto)".

Armando Giglioli si è impegnato assai in politica, in parrocchia e nel calcio come dirigente. E' sempre stato responsabile locale dell'associazione combattenti e reduci, portando nel suo vario sociale passione e rigore. Ha avuto la patente B sino al 2017. Nel 1997 è diventato cavaliere della Repubblica per l'impegno civile pro combattenti e reduci. "Io guardo al futuro - conclude convinto - e punto già al secolo di vita come prima meta! La vita può essere ancora lunga, basta volerlo".

7 gennaio 2018
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