CASO COIMPO ADRIA (ROVIGO) Clamoroso colpo di scena nel processo per le quattro morti del 2014, il pubblico ministero Sabrina Duò aggiunge una nuova ipotesi di reato, che prevede pene sino a 10 anni

Arriva una nuova, pesantissima accusa: "Disastro"

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Chiariamo subito, visto che sulla vicenda c'è molta, troppa confusione. Si sta parlando unicamente del processo aperto per le quattro morti del 22 settembre del 2014, quando quattro lavoratori vennero uccisi da una nube tossica generatasi, secondo l'indagine, nel perimetro dell'azienda Coimpo di Ca' Emo. A processo otto imputati, ma anche, dopo la riunificazione dei due procedimenti, Coimpo e Agribiofert, le due società coinvolte per il principio della cosiddetta responsabilità amministrativa (LEGGI ARTICOLO). Processo ripreso nella mattinata di mercoledì 10 gennaio, di fronte al nuovo giudice che lo condurrà a sentenza. E' in questa sede che il pubblico ministero Sabrina Duò ha introdotto una nuova accusa, frutto di indagini supplettive. Una nuova ipotesi di reato per la quale sono previste pene dai 3 ai 10 anni. Immediata la reazione delle difese, col giudice che si è riservato la decisione finale



Adria (Ro) - Una nuova, pesantissima accusa. Una ipotesi di reato aggiuntiva, che non cancella o assorbe nessuna di quelle già previste, ma porta con sé una pena prevista, in caso di condanna, dai 3 ai 10 anni. La novità è arrivata nella mattinata di mercoledì 10 gennaio, quando il pubblico ministero Sabrina Duò ha annunciato la ipotesi di reato aggiuntiva, che emergerebbe in relazione alla inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Venezia, che ha indagato su un procedimento distinto, nel quale si ipotizza lo spandimento di fanghi da depurazione su terreni agricoli, senza che questi fanghi avessero subito tutti i trattamenti previsti dalla legge (LEGGI ARTICOLO). Sei le persone al momento sottoposte a misure cautelari per questa inchiesta, mentre in tutto sono 41 quelle indagate. Una inchiesta simile a quella aperta dalla direzione distrettuale antimafia di Firenze, per la quale, di recente, è stata comunicata la chiusura (LEGGI ARTICOLI).

Una novità clamorosa, nel processo aperto sulle quattro morti che il 22 settembre del 2014 funestarono Coimpo e Agribiofert, ditte di Ca' Emo che trattavano - ora sono sotto sequestro per l'indagine di Venezia e comunque con autorizzazioni revocate dalla Provincia - fanghi da depurazione. Gli stessi che sarebbero finiti sui campi. La imputazione supplettiva è quella prevista dall'articolo 437 del Codice penale, in tema di Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. "Chiunque - prevede l'articolo del Codice - omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni".

La modalità di contestazione scelta dal pubblico ministero è, appunto, quella prevista dal secondo comma. Importante ribadire come questa nuova contestazione non vada ad assorbire o neutralizzare quelle già contestate nel processo, il che significa che la possibile pena finale, in caso di condanna, si alza. Di molto.

 Al centro del processo, quanto avvenuto il 22 settembre del 2014 a Ca' Emo, nel perimetro dello stabilimento produttivo di Coimpo. Qui persero la vita quattro persone. Secondo la ricostruzione dei fatti curata dalle molteplici polizie giudiziarie che lavorarono al caso, a causa di una nube tossica che secondo la Procura si sarebbe sviluppata nel corso delle operazioni di sversamento di acido solforico all'interno di una vasca contenente fanghi da depurazione.

In pochi istanti morirono in quattro. Nicolò Bellato, 28 anni, di Bellombra, ragionere di Coimpo; Paolo Valesella, 53 anni, di Bindola (Adria), operaio Coimpo; Marco Berti, 47 anni, di Sant'Apollinare, dipendente Coimpo; Giuseppe Baldan, 48 anni, di Liettoli, località di Campolongo Maggiore, camionista. Baldan era l'autotrasportatore che secondo le risultanze delle indagini aveva appena portato il carico di acido. Fu il primo ad accasciarsi, a fianco del camion. Bellato e Berti cercarono di salvarlo, partendo di corsa su un pick up, ma non riuscirono ad essere più veloci delle esalazioni. Valesella, che lavorava poco più discosto, fa raggiunto poco dopo dalla nube e ucciso.

A giudizio si trovano otto persone, per l'ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo G. P., 64 anni, di Noventa Padovana, A. P., 39 anni, di Noventa Padovana, G. L., 26 anni, di Adria, chiamati in causa come amministratori di Coimpo; R. S., 54 anni, di Villadose, amministratore di Agribiofert, l'azienda che secondo la ricostruzione della polizia giudiziaria è affittuaria della vasca in questione, comunque di proprietà Coimpo; M. C., 60 anni, di Adria, dipendente Coimpo; M. F., 39 anni, di Ferrara, direttore tecnico di Agribiofert; M. L., 54 anni, originario di Adria ma residente in Romania, direttore tecnico di Coimpo; A. A., 57 anni, di Dolo (Venezia), legale rappresentante della ditta della quale risultava dipendente l'autotrasportatore deceduto.

A tutti tranne che al datore di lavoro del camionista la Procura contesta poi anche l'ipotesi di reato di getto pericoloso di cose. Il riferimento sarebbe a emissioni fastidiose che l'attività aziendale avrebbe generato, con anche alcuni episodi di irritazione tra le persone residenti nelle immediate vicinanze. 

Ora, questa nuova imputazione, elevata ai vertici aziendali. Le difese, in particolare gli avvocati Luigi Migliorini e Marco Petternella, hanno immediatamente sollevato eccezioni e chiesto termine a difesa, col giudice Stefanutti che si è quindi riservato la decisione. 

Al termine dell'udienza l'avvocato Luigi Migliorini, difensore assieme all'avvocato Petternalla dei rappresentanti Coimpo, ha manifestato il suo disappunto per il fatto che "di fronte a un serio e impegnativo processo che tutte le parti hanno affrontato e stanno affrotando con il massimo impegno, vi siano continue invasioni di campo da parte di politicanti con tentativi di strumentalizzazioni varie e sovente molto demagogiche, a volte evidentemente preelettorali e a volte ancora da veri e propri aspiranti avvoltoi".

Un riferimento agli attacchi politici che stanno caratterizzando questo periodo, in particolare ad Adria.

10 gennaio 2018




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