PROCESSO ENEL BIS PORTO TOLLE (ROVIGO) La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte di Appello del 18 gennaio, assolti Franco Tatò, Paolo Scaroni e Fulvio Conti

Emissioni Enel, assoluzione definitiva per i supermanager

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Confermata la decisione presa dalla Corte di Appello di Venezia lo scorso 18 gennaio (LEGGI ARTICOLO), dopo quella del 31 marzo del 2014 a Rovigo (LEGGI ARTICOLO). Al centro di tutto, secondo l'impostazione dell'accusa, c'erano le conseguenze che le emissioni della centrale Enel di Polesine Camerini, Porto Tolle, oggi dismessa, avrebbero potuto avere sulla salute della popolazione residente nell'area



Rovigo - Ora è definitiva l'assoluzione degli ex amministratori Enel Franco Tatò, Paolo Scaroni e Fulvio Conti, a fronte dell'accusa di pericolo di disastro ambientale, che avrebbe potuto essere provocato, secondo l'impostazione accusatoria dalle emissioni della centrale termoelettrica di Porto Tolle.

Questa la decisione presa dalla Corte di Cassazione, che ha bocciato il ricorso del procuratore generale della Corte di Appello di Venezia. La Corte d'appello del capoluogo Veneto, il 18 gennaio dello scorso anno, aveva assolto i vertici Enel. Una decisione che aveva portato alla revoca dei risarcimenti alle parti civili. In primo grado a Rovigo, Tatò e Scaroni erano stati condannati a tre anni di reclusione, mentre Conti era stato assolto perché il fatto non costituisce reato.

La sentenza di primo grado, letta il 31 marzo del 2014, aveva visto numerosi imputati venire assolti (tra questi l'amministratore delegato dell'epoca Fulvio Conti, ma anche i quadri e funzionari Enel Leonardo Arrighi, Carlo Zanatta, Antonino Craparotta, Alfredo Inesi e Sandro Fontecedro, mentre  per Renzo Busatto era stato prescritto e Giuseppe Antonio Potestìo era deceduto).

Erano invece stati condannati, comunque non per tutte le ipotesi di reato, ma solo per quella di disastro, in forma di pericolo e non come disastro consumato, i due amministratori delegati di Enel che avevano preceduto Conti al timone del colosso energetico italiano. Ossia Francesco Luigi Tatò e Paolo Scaroni. Avevano incassato 3 anni a testa e 5 di interdizione dai pubblici uffici.

L'ipotesi di reato principale era quella legata alle emissioni della centrale Enel di Polesine Camerini, che secondo l'impostazione portata avanti dall'allora sostituto procuratore della Repubblica Manuela Fasolato, oggi procuratore capo a Mantova, avrebbe provocato un significativo aumento dell'incidenza delle patologie respiratorie croniche nella popolazione infantile del Basso Polesine, ma non solo.

Contro la sentenza di primo grado erano arrivate impugnazioni di vario tipo. Da una parte quella della Procura, che contesta l'assoluzione di Conti, dall'altra ovviamente quella degli imputati. Inoltre, accusa e parti civili domandavano anche che l'ipotesi di reato di disastro venisse considerata non solo in forma di pericolo, ma come effettivamente consumatosi.

La sentenza di secondo grado aveva visto i giudici della Corte di Appello di Venezia assolvere tutti, cancellando quindi anche le condanna di primo grado. "Il fatto non sussiste", la formula con la quale è stata pronuciata la sentenza di assoluzione. Ora, la Cassazione, che chiude definitivamente la questione.

10 gennaio 2018
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