LA RIFLESSIONE TRECENTA (ROVIGO) Il referente del Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca, Franco Rossi, parla di una situazione davvero allarmante 

“Sanità pubblica in declino, ma a chi interessa davvero?” 

Fondazione Cariparo Culturalmente

Una profonda riflessione del referente del Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca, Franco Rossi, sul crescente disinteresse nei confronti della cosa pubblica da parte della popolazione. Unica eccezione, quando il problema è strettamente personale


Trecenta (Ro) – “La situazione inquietante della sanità polesana, oltre alla denuncia delle endemiche carenze, frutto di cinismo, disinteresse evidente, marginalizzazione, ci obbliga anche ad una analisi più approfondita del semplice rilevamento dell’esistente e delle sue lacune”, il referente del Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca, Franco Rossi, analizza il declino della sanità polesana, della sua gestione e dell’interesse in generale per la cosa pubblica. 

“Di chi è la responsabilità? – si domanda Rossi – Quali sono i rapporti reali fra dirigenza sanitaria regionale e popolazione polesana? E, senza paura, ci si deve chiedere anche qual è l’atteggiamento, l’interesse reale (civile, sociale) della gente di fronte alle insufficienze (anche gravi) che la sanità pubblica presenta ogni giorno ai cittadini. A noi tutti, delusi e preoccupati dall’evidente degrado della qualità della vita sociale e politica, può essere utile far emergere e provare a capire le cause che portano al disinteresse per la cosa pubblica in generale, e ad una attenzione limitata al solo interesse personale”. 

Nove sono i punti che Franco Rossi analizza, a suo dire responsabili della situazione sociale e politica che si riflette anche sull’interesse nella gestione della sanità pubblica. “Primo, la difficoltà di collaborazione di forze sociali/politiche che, per competenze e numero, siano in grado di esercitare una forte pressione democratica  (sostegno mediatico e mobilitazione) sui poteri e le istituzioni responsabili della salute pubblica; secondo, il disprezzo per il bene comune gestito da persone di dubbio valore  e di improbabili competenze, scelte nel gregge dei fedelissimi di partito; terzo, l’affermarsi di personaggi-simbolo di falsi miti, gonfiati dai media; quarto, l’abbandono di principi socialmente e teoricamente unificanti come l’accoglienza e la solidarietà; quinto, l’esaltazione dell’interesse privato contrapposto al cosiddetto “buonismo”; sesto, l’indifferenza irridente nei confronti del povero, del diverso, dello sconfitto dalla vita; settimo, la corruzione diffusa, accompagnata spesso dall’impunità  dei ricchi e potenti; ottavo, la conseguente delegittimazione delle istituzioni di controllo di legalità e giustizia; infine, nono, la ricerca ed il raggiungimento di vantaggi personali attraverso l’umiliante scorciatoia del privilegio, evitando la via legale del diritto ignorato o irriso”.

 “È con queste sconsolanti motivazioni che si può forse spiegare il disinteresse diffuso per problemi relativi a temi vitali come sanità, lavoro, scuola, a meno che il problema non colpisca da vicino la singola persona, che allora ‘scopre’ la ferita sociale (ad es. carenze sanitarie) e, anziché riflettere anche sulla propria colpevole inerzia, non trova di meglio che inveire contro tutti e tutto. Come il cane che abbaia alla luna perché soffre la prigionia della catena a cui è legato. Così si è dissolta nel tempo anche la forza, e la voglia, che alimentava l’impegno dei pochi. Ed ora, anche per loro, già la momentanea indignazione è considerata una patetica fatica inutile”.

 

13 gennaio 2018




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