IL CASO A ROVIGO Con la scusa di dovere rivalutare la pensione, le sarebbero entrati in casa facendo man bassa di tutti i contanti e i gioielli, ma il riconoscimento non è stato giudicato attendibile

Anziana truffata da finta impiegata e finto medico: assolti

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Una si sarebbe presentata come un medico, l'altra come una dipendente della Regione del Veneto. Dovevano controllare, avrebbero spiegato all'anziana allora di 72 anni presa di mira, alcune circostanze ai fini della pensione. Una credenziale che quasi sempre funziona per mettere in agitazione le persone di una certa età, oltre che per guadagnarsi la loro fiducia



Rovigo - Il riconoscimento non è stato giudicato attendibile, né fatto in una maniera metodologicamente inappuntabile. Così, nella mattinata di lunedì 15 gennaio, il giudice del Tribunale di Rovigo ha assolto due donne, una di Vicenza e una di Legnago, di 56 e 46 anni, a giudizio con l'accusa di furto aggravato, commesso secondo le contestazioni ai danni di una donna di 74 anni, residente a Villa Estense. Il furto risale all'aprile del 2015.

Le due donne, secondo la ricostruzione accusatoria, si sarebbero falsamente presentate l'una come dipendente della Regione del Veneto addetta alla erogazione di contributi come pensioni e indennità di accompagnamento, l'altra come medico, sempre dipendente della Regione del Veneto. Avrebbero detto di essere state incaricate di verificare alcune circostanze, riguardo l'anziana.

Una scusa, chiaramente, per mettere piede in casa e poi derubare la donna, dopo averla mandata in confusione. Secondo il capo di imputazione sarebbero spariti 1750 euro n contanti, due anelli in oro, un collier in oro, un bracciale e un orologio in oro, oltre a due paia di orecchini.

Le imputate erano difese dagli avvocati Federico Laurenti di Rovigo e Carlo Augenti di Padova. L'ipotesi di reato di furto, per loro, era aggravata dall'età della vittima e dal fatto di essersi presentate, secondo questa ricostruzione, come pubblici funzionari. Una tesi che però non ha retto al vaglio del dibattimento, con la difesa che ha messo in luce alcuni vizi del riconoscimento fotografico operato all'epoca. Da qui l'assoluzione, disposta dal giudice Raffaele Belvederi.

15 gennaio 2018




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