STORIA ROVIGO La toccante testimonianza di Flavio Ambroglini, ex assessore della giunta Avezzù, in occasione della Giornata della memoria ricorda tutte le vittime della Shoah, in particolare gli Internati Militari Italiani, suo padre fu uno di questi

“Mio padre tra i militari italiani rastrellati e deportati, Felice Ambroglini”

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Non sono solo gli Ebrei, le persone non “ariane”, gli omosessuali ed i Rom hanno condiviso le sofferenze delle vittime della Shoah. Flavio Ambroglini ricorda anche la figura degli Imi “Internati Militari Italiani” di cui fece parte anche suo padre Felice deportato in Austria. In occasione della Giornata della memoria il pensiero va a tutte quelle vittime della Shoah. “Basta al revisionismo storico in chiave negazionista”


Memoria tra passato e futuro, per non odiare e non dimenticare. Anche quest’anno la mesta ricorrenza della Giornata della Memoria, assurgerà ancor di più a ruolo di “Memoriale” delle sofferenze patite, in primis, dagli Ebrei vittime della Shoah, della cosiddetta “soluzione finale” ordita dalla mente perversa di Hitler e perseguita dal suo nutrito stuolo di sgherri i quali, senza pietà si accanirono contro degli innocenti, “rei” d’essere nel novero delle persone invise al nazismo, parimenti ai dissidenti politici, agli intellettuali “scomodi”, alle persone nate con deformità fisiche e quindi non “ariane”, agli omosessuali, ai Rom, e l’elenco potrebbe ancora continuare per quante sfaccettature i boia nazisti si inventarono per far rientrare sempre più persone negli elenchi di coloro i quali dovevano essere eliminati.

A condividere le sofferenze delle vittime della Shoah vi furono, tra gli altri, gli Imi “Internati Militari Italiani”: status inventato dai nazisti per negare quello di “prigionieri di guerra”, quindi fuori dalla convenzione di Ginevra, a tutti i militari italiani rastrellati e catturati dopo l’8 settembre del 1943. Furono circa 730.000 i prigionieri italiani deportati nei lager nazisti per essere sottoposti senza la benchè minima tutela al lavoro coatto ed ai servizi antincendio nelle città tedesche bombardate dagli Alleati.          

Alla fine della guerra si stima in una cifra variabile da 37.000 a 50.000 il numero degli Imi deceduti per la durezza della vita, per le malattie, per gli stenti nei campi di prigionia tedeschi. Ebrei ed Imi si trovarono loro malgrado tra le fauci di una belva assetata di sangue, senza la seppur minima speranza di uscire vivi da quell’inferno ed in molti casi la molla della solidarietà scattò spontaneamente per riaccendere un lume di speranza.

Mio padre, Felice Ambroglini, arruolato nel 7° Lancieri di Milano, catturato in Grecia l’8 settembre 1943, pagò duramente il non aver accettato l’arruolamento nella Rsi, con l’internamento nello Stammlager XVIIA, matricola n.146143, presso Kaisersteinbruch (Austria) dove condivise ogni genere di stenti e sofferenze con migliaia di altri sfortunati. Dai suoi ricordi, però, non emerse mai una parola d’odio o rancore nei confronti degli aguzzini ricordando piuttosto i valori che quella condizione disumana fece scoprire e consolidare anche con gli Ebrei che, a turno, passarono in quel campo per poi essere smistati verso altre destinazioni con gli esiti che ormai ben conosciamo.

Tra le colline austriache rimangono oggi poche tracce del lager e la più significativa è il cimitero, quell’immensa distesa di tombe, all’ingresso della quale troneggia la scritta “Friedhof” con una stele che ricorda le 10.000 e più persone che non ebbero la fortuna d’avere un futuro. La consapevolezza di quegli orrori ci sproni a rifiutare ogni forma di sopraffazione e di violenza a la Memoria assurga a monito, a speranza che atrocità quali la Shoah, le tragedie dei genocidi dimenticati, dei nostri Caduti morti senza sapere il perché, affinchè tutto ciò non abbia più a succedere. Forse solo così le anime di quegli innocenti potranno ritrovare la pace e non vi sia più spazio per nessun becero revisionismo storico in chiave negazionista e su tutti noi prevalga il monito a non odiare e non dimenticare.

Flavio Ambroglini
23 gennaio 2018




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