RUGBY SEI NAZIONI 2018 Esordio da brividi per Nicola ‘Bibi’ Quaglio (scuola Rovigo) nel Torneo. Grandi emozioni già nel pullman che portava allo stadio per affrontare l'Inghilterra seconda potenza mondiale ovale

Nicola Quaglio: “Una grande emozione giocare all'Olimpico"

Nicola Quaglio all'Olimpico contro l'Inghilterra (Foto Daniele Resini)
Nicola Quaglio all'Olimpico contro l'Inghilterra (Foto Daniele Resini)
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Una giornata da ricordare. Il primo Sei Nazioni di Nicola Quaglio contro i maestri inglesi è una pagina da conservare.  99 presenze con la FemiCz Rovigo dove è cresciuto e con la quale ha vinto lo scudetto nel 2016 (LEGGI ARTICOLO), prima di passare al Benetton Treviso. Allo stadio Olimpico anche papà Mauro, l’ultimo pilone made in Polesine a vestire l’azzurro primo del figlio.

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Roma - Una sorta di passaggio di consegne che era già avvenuto nel 2016 con il suo esordio a Firenze (test match) nella celebre vittoria contro il Sud Africa (LEGGI ARTICOLO). Però questa volta è stato diverso, il terzo cap di Nicola ‘Bibi’ Quaglio si è celebrato nello stadio Olimpico di Roma nel Sei Nazioni, contro una delle squadre più forti al mondo, e dove lo sport ovale è nato: l’Inghilterra (LEGGI ARTICOLO). 

A guardarlo in tribuna c’era anche papà Mauro, l’ultimo pilone made in Rovigo a vestire la maglia azzurra prima del figlio. Inghilterra che si è confermata fuori dalla portata della Nazionale di Conor O’Shea, il gap finale non mente (15-46), ma per l’ex pilone della FemiCz Rovigo i conti non tornano “Ci sono 15 punti in più che non ci stanno - commenta Nicola Quaglio - tutti noi abbiamo dato il massimo, sono i secondi al mondo, basta concedere qualcosa in più e ti puniscono”. E’ piaciuto comunque l’atteggiamento degli azzurri che davanti a quasi 62mila spettatori hanno a tratti infiammato l’Olimpico. Lunedì 5 febbraio giornata di scarico per l’Italia, piscina e poi pomeriggio libero in cerca di una bistecca, ma il pensiero di Nicola Quaglio torna inevitabilmente alla domenica vissuta da protagonista “E’ stato molto emozionante, sapere di giocare all’Olimpico ancora di più. L’ultima volta lo avevo visto pieno per l’addio al calcio giocato di Francesco Totti (l’ex rossoblù è romanista, ndr), durante l’inno mi sono commosso. Un ricordo indelebile”. Emozioni che sono cominciate ben prima “Il percorso dall’hotel allo stadio è stato incredibile, un bagno di folla con il tricolore che ci applaudiva ed incitava, ci ha dato una carica enorme”.

L’Italia domenica ha terminato il primo tempo sul 10-17, azzurri che ancora erano attaccati al match. Durante l’intervallo negli spogliatoi Conor O’Shea sprona i suoi ragazzi, Nicola Quaglio non sa ancora che è arrivato il suo turno “Me lo hanno detto due minuti prima che le squadre entrassero in campo, il tempo di fare due flessioni e il cuore batteva a mille, pensavo di giocare quindici-venti minuti”. Invece il cambio con Lovotti è arrivato proprio nell’intervallo. Partita di sofferenza in mischia chiusa, e non poteva essere diversamente contro una formazione di un livello superiore, ma l’italia è comunque piaciuta, anche se ha commesso qualche errore di troppo. Direzione di gara del francese Mathieu Raynal che non ha aiutato gli azzurri, ma la differenza di velocità tra l’Italia e l’Inghilterra non è in discussione. C’è molto da lavorare, con due franchigie in Pro14 le possibilità di scelta non sono certo quelle della Nazionale della Rosa, un gap incolmabile.

In camera il pilone polesano è con il tallonatore romano delle Zebre Oliviero Fabiani, che purtroppo per Quaglio è laziale “Ma è un bravo ragazzo”, come anche gli spogliatoi dove si cambiano gli azzurri “Dopo la partita sono andato a farmi una foto ricordo in quelli della Roma”. Poche parole da parte di papà Mauro al figlio “Di solito è uno che non fa complimenti, ci sono abituato. Però mia sorella mi ha detto che durante l’inno di Mameli un po’ si è commosso”. 12 campionati disputati con la maglia del Rovigo dal 1977 al 1990, 236 presenze, 44 punti (frutto di 11 mete), due scudetti rossoblu (1988 e 1990), Mauro Quaglio alzava i tricolore quando il figlio Nicola non era ancora nato. 

Giorgio Achilli

5 febbraio 2018
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