ELEZIONI POLITICHE 2018 ROVIGO Il candidato all’uninominale al Senato, Pier Paolo Baretta, chiede ai colleghi avversari del collegio una battaglia sui grandi temi del territorio

Baretta lancia la sfida agli altri candidati: “Un confronto pubblico”

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Pier Paolo Baretta, candidato del centro sinistra all’uninominale al Senato, sottosegretario uscente, lancia la sfida ai colleghi avversari: “I cittadini meritano un confronto pubblico sui temi locali”



Rovigo – “Basta trincerarsi dietro simboli e programmi elettorali: i Polesani vogliono sapere cosa abbiamo intenzione di fare per loro”, con queste parole Pier Paolo Baretta lancia il guanto di sfida a tutti i candidati all’uninominale al Senato del collegio che comprende Rovigo, Chioggia, la Riviera del Brenta e il Miranese nel quale corre come candidato della coalizione di centro sinistra capitanata dal Partito Democratico.

“Diamo l’opportunità ai cittadini di scegliere consapevolmente: non solo sui programmi nazionali, ma anche sulle scelte locali, per il territorio, a partire dalle proposte, dalle storie e dalle competenze delle persone che si candidano a rappresentarli – spiega Baretta – Aumentare la partecipazione e contrastare il rischio astensionismo che, come ha avuto modo di ribadire il presidente Mattarella, fa male alla democrazia. Questo è anche il senso dei collegi uninominali, nei quali il rapporto tra l'elettore e l'eletto è più diretto. Non a caso la scheda elettorale, come quella dei sindaci, ha in alto il nome del candidato”.

Dobbiamo tornare ad appassionare i cittadini, dobbiamo tornare a coinvolgere. Diamo agli elettori – afferma il sottosegretario – la possibilità di assistere ad un confronto diretto tra i candidati che può permettere di valutare oggettivamente la qualità delle proposte politiche e di fare una scelta legata alle persone. Per questo invito i miei ‘colleghi avversari’ del collegio uninominale di Rovigo, Chioggia, Riviera del Brenta e Miranese a un confronto”.

Un confronto sui temi, dunque, tra i quali, secondo il sottosegretario, non possono mancare il tema dello sviluppo economico del territorio, del turismo e dei trasporti. “Il collegio uninominale è corposo e all’interno abbiamo la Riviera del Brenta, una zona ad alta intensità industriale che ha bisogno del consolidamento anche fiscale, ma anche la pesca e l’agricoltura, attività importantissime che ben conosco e per le quali abbiamo già fatto molto al Governo – continua Baretta – Altra grande questione è il turismo e la difesa dell’ambiente: dal Delta alla Riviera abbiamo grandissime potenzialità, una terra incredibile che vuole sapere dai candidati come pensano di potenziarla. E ancora, tra i temi da affrontare ci sono la rete viaria, i trasporti. Abbiamo la Romea che unisce tutte le sottosezioni di questo collegio e non dimentichiamoci dei trasporti ferroviari, pensiamo ai problemi della linea Rovigo – Chioggia, per fare un esempio”.

“Tra i punti di forza in questo dibattito, qualora i miei avversari decidessero di accoglierlo, ho sicuramente il rendiconto cose fatte: ci sono risultati concreti e tangibili che ho già portato a casa per il Polesine. Ma è chiaro che non bastano, c’è ancora molto da fare ed il problema di fondo è valorizzare questo territorio. Gli altri candidati tendono a trincerarsi dietro il simbolo del partito e dietro i programmi nazionali per questo vorrei che ci stanassimo reciprocamente sui temi del territorio. I programmi nazionali possiamo vederli tutti i giorni in tv e in questo modo va in ombra il territorio”.

Per quanto riguarda il tema dei profughi, un argomento che sicuramente emergerà durante il confronto e che anzi deve assolutamente essere affrontato, considerando che nel collegio si trova anche il problema dell’emergenza Cona – spiega il sottosegretario – io nei prossimi giorni vedrò il ministro Minniti per affrontare la questione. I fatti parlano chiaro: laddove i sindaci hanno affrontato il problema, l’emergenza è sotto controllo. Dobbiamo dare più spazio al territorio nella gestione. Abbiamo la necessità di dare più potere agli enti locali per la gestione dell’immigrazione, chiaramente dobbiamo ridurre i flussi a livello centrale ma concordare anche una strategia con gli imprenditori e le economie locali, come ad esempio quelli del settore agricolo.L’utilizzo di manodopera immigrata è sinonimo di integrazione vera, ma va fatta sotto controllo. So bene che a Rovigo il tema è caldo e la polemica è sempre accesa a causa dei toni del primo cittadino, ma ci sono 160 profughi su 52mila abitanti. Una cifra assolutamente gestibile”.

10 febbraio 2018




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