DIRITTO E TUTELA 3.0 L'avvocato Fulvia Fois spiega quando si può chiamare in causa l'ente gestore come responsabile dell'incidente, anche mortale, provocato dalle condizioni della strada

Buche e strade a pezzi: ecco quando si può essere risarciti

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L'avvocato del foro di Rovigo Fulvia Fois nella rubrica Diritto e tutela 3.0 di RovigoOggi.it. interviene su una questione quantomai attuale: quello della responsabilità degli enti gestori delle strade per incidenti provocati da buchi o altre insidie di questo tipo



Rovigo - Talvolta accadono dei sinistri stradali, anche mortali, in cui le responsabilità del conducente del motoveicolo e/o veicolo pur essendo evidenti (ad esempio per eccesso di velocità), non sono di per se stesse sufficienti ad escludere la responsabilità da parte dell’Ente gestore della strada per le insidie e trabocchetti ivi presenti ancorché visibili.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di comprendere quando c’è la responsabilità da parte dell’Ente e come può quest’ultimo scagionarsi. In questo senso ci corre in aiuto l’art. 2051 del Codice civile (Danno cagionato da cose in custodia) che prevede che “ciascuno è responsabile del danno che ha cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.

E’ questa, infatti, la norma che trova applicazione nei Tribunali (anziché l’art. 2043 c.c. responsabilità extracontrattuale) tutte le volte in cui, verificatosi un sinistro sulla rete stradale, si deve valutare l’esistenza o meno di una responsabilità degli enti gestori delle strade (ad esempio Comuni, Province, Regioni, Stato) per cattiva manutenzione, presenza di insidie o trabocchetti, ecc.

Quali gli elementi che fanno scaturire la responsabilità dell’Ente? Perché un ente sia dichiarato responsabile ai sensi dell’art. 2051 c.c., è necessario che abbia il potere di controllare la strada, di eliminarne eventuali situazioni di pericolo che siano insorte o addirittura, se del caso, impedendone ai terzi l’accesso. Inoltre è sufficiente che tra la cosa in custodia (strada) ed il danno vi sia un nesso di causa, senza la necessità di accertare se nel singolo caso concreto l’ente sia stato diligente o meno nell’esercizio della sua funzione di custodia.

Per liberarsi dalla responsabilità, il custode (l’ente) deve dimostrare che il danno è dovuto al caso fortuito, ossia che è stato provocato da un fattore estraneo, oggettivamente imprevisto e imprevedibile, che ha reso irrilevanti tutte le altre cause preesistenti, ha cioè interrotto il nesso di causalità. Il caso fortuito può anche essere rappresentato dalla condotta negligente od imprudente del soggetto danneggiato, quando il suo comportamento si pone come causa autonoma e sufficiente per il verificarsi dell’evento lesivo, relegando la cosa in custodia (nel caso di specie la strada) ad un mero “teatro” del sinistro produttivo di danni.

Ne deriva che il danneggiato o i suoi eredi, ai fini dell’ottenimento della dichiarazione di responsabilità e/o corresponsabilità dell’Ente, hanno il solo onere di provare l’esistenza di un nesso di causa tra la cosa in custodia (strada) e il danno subito. Di questi principi ha di recente fatto innovativa applicazione la Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 2479 del 2018, con cui ha ritenuto il Comune responsabile della morte del conducente di un ciclomotore che, nel mentre transitava in una strada del centro cittadino, aveva perso il controllo del motoveicolo a causa di una transenna rovesciata in prossimità di un tombino con coperchio che traballava e del manto stradale fortemente sconnesso, cadendo e venendo investito da una vettura che proveniva dall’opposto senso di marcia.

Preciso inoltre che più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata con l’adozione delle normali cautele da parte del danneggiato, maggiore è l’efficienza causale del comportamento di questo nella causazione del danno, la Corte di Cassazione specifica però che la condotta gravemente colposa del danneggiato non basta di per sé sola ad escludere il nesso di causalità (anche eventualmente a titolo di concorso) tra la situazione di pacifica pericolosità in cui versa la strada e la perdita di controllo del ciclomotore da parte del suo conducente.

In altri termini, anche quando il sinistro si verifica in una situazione in cui l’insidia è ben evidente o addirittura macroscopica, la responsabilità dell’ente gestore della strada può ritenersi esclusa solo se viene dimostrato che tale situazione di incuria e dissesto è stata del tutto ininfluente rispetto al verificarsi dell’incidente, nel senso che il sinistro si sarebbe verificato anche se la strada fosse stata in condizioni normali. In caso contrario, l’ente va ritenuto e dichiarato responsabile dei danni derivati dal sinistro, eventualmente in concorso con il danneggiato.

Le considerazioni sopra esposte sono di particolare rilievo giuridico e pratico poiché consentono di valutare diversamente la responsabilità dei soggetti coinvolti a seguito di sinistro stradale occorso su un manto stradale dissestato, con insidie o trabocchetti ancorché visibili. Avete un dubbio sulla responsabilità del vostro sinistro stradale? Contattatemi per una consulenza gratuita.

Avvocato Fulvia Fois
dirittoetutela3.0@gmail.com

11 febbraio 2018
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