IL CASO ROVIGO Fa discutere la festa organizzata a teatro Sociale che lascia dietro a sé una scia di polemica, l’assessore Alessandra Sguotti spiega, parzialmente, le voci dei costi. Alberto Borella: “Una festa per pochi organizzata per tempo, mentre la f

Galà di Carnevale? "Maggior parte dei costi a carico del bilancio comunale"

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Lascia una scia di polemica la festa in maschera organizzata al teatro Sociale per festeggiare il Carnevale (LEGGI ARTICOLO). Una festa “per pochi” pagata dal Comune e dalla Fondazione Rovigo Cultura, mentre per il Carnevale di tutti, della città, si dovrà attendere la prossima settimana (LEGGI ARTICOLO). Alberto Borella e Silvia Menon, consiglieri comunali, non avrebbero nulla contro la festa, ma contro la priorità data a questo evento per pochi da questa amministrazione 



Rovigo – “Chi dice la verità passa da polemico, ma la verità è che lo pensano tutti, ne parlano tutti, ma nessuno ha il coraggio di metterci la faccia”. Sono le parole del consigliere indipendente Alberto Borella in merito all’organizzazione del Gran Galà di Carnevale, una festa in maschera, obiettivamente per pochi (80 partecipanti alla cena, 240 il massimo di pubblico del dopo cena comprensivo di musicisti, dj, maschere e tecnici), organizzata all’interno del teatro Sociale. Una festa che, come spiega lo stesso assessore alla cultura, Alessandra Sguotti, è per la maggior parte a carico del bilancio comunale, compresa nella stagione teatrale. 

“Il Gran Galà era già incluso nella stagione del Teatro Sociale alla voce ‘eventi speciali’ – spiega Sguotti – dunque come tutto il resto che si svolge a teatro i costi sono già compresi nel bilancio comunale, agibilità, utenze sono a carico nostro”. Cioè del Comune. “Abbiamo comunque ricavato mille euro donati in beneficenza all’associazione Amici di Elena – continua l’assessore – Per quanto riguarda i costi della serata sarò più precisa in settimana, comunque ci sono i costi della comunicazione, circa 700 euro imputati alla Fondazione Rovigo Cultura, i costi della band, i costi del dopo cena, ovvero il dj, la fotografa ufficiale e il bar che sono costati circa 900 euro andati alla Magica notte srl, la società di Rubens Pizzo. E ancora, circa 350 euro di fiori. Per la cena, i biglietti dei partecipanti, incassati dalla Fondazione sono serviti a pagare il catering”. L’incasso della cena, circa 4mila euro, non basterebbero però a coprire i costi, considerando che solo il catering costava 3mila 200 euro. E considerando che 1000 euro sarebbero andati in beneficienza.

“Ma se i soldi per la festa d’élite, diciamo, il Comune è riuscita a metterli a bilancio con grande anticipo, perché non si è mosso altrettanto celermente per organizzare una festa di carnevale per l’intera città, per i bambini e le famiglie? Invece per quella siamo arrivati in ritardo abbiamo perso la data utile e organizzato un Carnevale in quaresima – commenta Alberto Borella – Questo è uno schiaffo alla città. E sia ben chiaro che non ho nulla contro la festa, ma non condivido la scelta dell’amministrazione di dare precedenza all’organizzazione di questo evento piuttosto che di un evento per tutti. Ma evidentemente l’amministrazione ritiene che siano queste le priorità”.

“Sinceramente è una bella idea, copiata, e con origini antiche, quella di fare festa in Teatro a Carnevale – commenta Silvia Menon, consigliera di opposizione –. Detto questo ritengo che un politico con poche risorse in mano debba avere delle priorità e degli obiettivi in campo culturale più pregnanti di una festa. Per cui spero che il costo di tutto sia stato pagato da ciascun invitato e nulla rimanga sulle spalle della cittadinanza che magari preferirebbe venisse aperto il teatro a bambini e ragazzi in più occasioni”, una speranza con le gambe molto corte perché appare chiaro che i costi del teatro per l’evento sono a carico del bilancio comunale e quindi dei cittadini. “Propongo per il prossimo anno di presentare un laboratorio sulle maschere della tradizione italiana a tutti i bimbi e con festa anche per loro – conclude Menon – questo già sarebbe più culturale”.

12 febbraio 2018




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