IL CASO A COSTA DI ROVIGO La Corte di Appello ribalta la decisione del Tribunale di Rovigo per il putiferio scatenatosi nel giugno del 2013. Sempre lui, Gianni Lerin, il novembre successivo, col fratello, tenne in scacco le forze dell'ordine

Assolto per le forconate ai carabinieri: "E' incapace"

Deltablues 2018

Una sentenza completamente ribaltata, con l'avvocato Palmiro Franco Tosini che, a fronte di una condanna in primo grado, a Venezia ha ottenuto l'assoluzione per Gianni Lerin, del quale i giudici hanno riconosciuto l'incapacità di intendere e di volere per i fatti del giugno 2013, ponendo quindi termine a quello che la difesa ha definito un "calvario giudiziario"



Rovigo - In primo grado era stato condannato a due anni e un mese, per il furibondo parapiglia che, nel giugno del 2013, si scatenò nella fattoria sua e del fratello, quando i due, assieme a una lavorante, ingaggiarono una furiosa colluttazione con cinque carabinieri, a colpi di mazze, forconi, manici d'ascia, estintori e chi più ne ha più ne mette. Per fortuna nessuno si fece troppo male, ma si trattò comunque di una vicenda seria.

In Appello, per Gianni Lerin, agricoltore di Costa di Rovigo, il difensore Palmiro Franco Tosini, avvocato di Rovigo, ha ottenuto l'assoluzione, con la Corte che ha acconsentito a quell'accertamento psichiatrico medico legale che la difesa chiedeva sin dall'epoca successiva ai fatti, anche alla luce di precedenti ricoveri al Dipartimento di salute mentale dell'ospedale di Trecenta dell'agricoltore. Da qui il riconoscimento dell'incapacità di intendere e di volere e una pronuncia conseguente dei giudici.

Quel giugno del 2013, secondo la ricostruzione dell'accusa, tutto cominciò quando tre carabinieri si presentarono a casa di Lerin per notificargli un decreto penale di condanna. Lui avrebbe reagito malissimo, prendendo a bastonate la punto dell'Arma. In seguito, i militari tornarono in assetto antisommossa, in cinque. Sempre secondo questa ricostruzione, forzarono la porta e si scatenò la gigantesca rissa.

Una dinamica simile a quella avvenuta alcuni mesi dopo, quando i fratelli Lerin si asserragliarono nella loro abitazione, minacciando di fare esplodere alcune bombole di gas. Ne nacque un assedio che rese necessario l'arrivo dei carabinieri dei reparti speciali del Gis, da Livorno, che fecero irruzione. Per quei fatti, Lerin venne giudicato non punibile, alla luce delle proprie condizioni mentali, e inserito in struttura.

Una non punibilità che, secondo la difesa, avrebbe dovuto essere riconosciuta anche per il fatto precedente di alcuni mesi. "Tutto poteva - spiega l'avvocato Tosini - e doveva, concludersi prima, se l'amministrazione della giustizia e quella sanitaria avessero operato con maggiore diligenza e scrupolo, stante il caso umano sottoposto alla loro valutazione, anziché trattare la vicenda come una semplice pratica burocratico - giudiziario".

22 febbraio 2018
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