MOVIMENTO 5 STELLE Consiglieri eletti e meetup provinciali ed extra provincia si sono dati appuntamento a Rovigo per l’analisi del voto del 4 marzo. Deciso l’incontro con i vertici regionali per ritrovare la democrazia interna al partito

“Con questo M5s a rischio la democrazia del Paese”

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L’analisi del voto del 4 marzo organizzata dai due consiglieri comunali di Rovigo Francesco Gennaro e Ivaldo Vernelli a cui partecipano attivisti di altre province. Consenso italiano, ma in Veneto si sono persi voti. L’evidenza della legge elettorale che non vota le persone ma solo il simbolo. Troppo verticismo nel Movimento dopo il cambio dello statuto di dicembre 2017. La domanda finale dei dibattito: “Cosa facciamo per evitare l’inciucio con la Lega?”


Rovigo - Il Movimento 5 stelle si trova a raccolta per l’analisi del voto delle politiche 2018. Una riunione aperta ai meetup della provincia e anche fuori provincia, una sessantina di attivisti che si dono dati appuntamento all’hotel Cristallo il 6 marzo. Si parla di risultati ma anche di metodi, dettati dall’alto, lontani dallo spirito che vide nascere Movimento 5 stelle.

Il risultato in termini di consenso è sotto gli occhi di tutti: M5S è il primo partito d’Italia con risultati più che bulgari al Sud dove sono di più i seggi assegnati ai Cinquestelle rispetto ai candidati presenti in lista per le politiche, ma non è oro tutto quel che luccica.
I flussi di voto parlano di un partito che al Sud ha beneficiato di voti provenienti da elettori di tutti gli altri partiti, che cercano rifugio nel M5s spinti dalla promessa elettorale del reddito di cittadinanza; al Nord invece vi sarebbe stata una fuga di voti, fino al 10% in territori come Padova, che sono confluiti nella Lega da parte di elettori che pensano di aver votato un partito del Nord non capendo quanto fatto da Salvini a dicembre 2017: ha fondato un nuovo partito di stampo nazionalista chiamato appunto Lega per Salvini.
Per evitare di far venire a galla la doppia appartenenza di Matteo Salvini a due partiti diversi durante la campagna elettorale, il partito fondato da Umberto Bossi ha preteso di farsi chiamare solo Lega, ma anche quello di Beppe Grillo a dicembre ha modificato pesantemente il proprio statuto, diventando di fatto un partito verticistico.

Dal confronto emerge chiaramente un malessere nei confronti dell’ultima “manovra nel movimento”, il partito fondato da Beppe Grillo si è radicalmente trasformato nella gestione della Casaleggio ed associati.

Proprio il cambio di regolamento interno nei Cinquestelle ha portato alle candidature nominate dall’alto, motivo di scontro feroce con la base degli attivisti, tradita dallo slogan Uno vale uno, che nei fatti però non vale, nulla, in quanto decide appunto il vertice rappresentato da Davide Casaleggio e Luigi Di Maio, autori dello stravolgimento delle regole interne al Movimento.

Questi ed altri i temi trattati nell’incontro al Cristallo con la partecipazione dei consiglieri eletti del capoluogo, Francesco Gennaro ed Ivaldo Vernelli, della consigliera regionale Patrizia Bartelle, di tanti rappresentanti di Meetup sul territorio veneto.

La miccia alla discussione critica è stata accesa dalla padovana Maria Elena Martinez, famosa e “colpevole” del reato di lesa maestà, avendo avuto l’ardire di fare ricorso contro il Movimento per la sua esclusione a priori alla votazione online delle parlamentarie del 16 e 17 gennaio scorsi, quel tanto sbandierato dal Movimento strumento di democrazia partecipata. La lettura della sentenza del giudice del Tribunale a cui si è rivolta squarcia il velo dell’ovvio: nessuna democrazia interna è dovuta ad una organizzazione politica e pertanto il soggetto aderente al partito lo fa liberamente, accettandone di fatto le regole. D’altronde non sarebbe potuto essere diversamente pensando per esempio a Forza Italia, un partito gestito come una società unipersonale di Silvio Berlusconi. Martinez infatti, nel ricorso depositato, invitava a proporre una legge sui partiti che imponesse la tanto agognata democrazia interna, a tutti.
“Una denuncia gravissima, la mancanza di democrazia interna all'interno dei partiti è un pericolo per la democrazia stessa del Paese"  il commento desolato di Martinez alla platea degli intervenuti probabilmente pensando ad un Movimento chiamato ad esprimere il capo del governo.

Nicola Longo da Cadoneghe riporta la pesante decrescita di voti in Veneto, responsabilità unica, secondo lui, del coordinatore regionale Jacopo Berti, “scelto da una base che non ha più fiducia in lui”. Sempre Longo riporta l’esperienza dei dirigenti grillini che si sono presentati alle amministrative a Padova con una lista civica da assoluta débacle, di un gruppo consiliare in Regione Veneto con ex Udc, di uno stuolo di esclusi ed escluse dalle parlamentarie. “Il movimento deve tornare alle origini - commenta Longo - Il fatto che queste elezioni non abbiano portato ad avere nemmeno un parlamentare all’uninominale deve far riflettere. Qualcuno in Veneto deve fare un passo indietro. Deve rinascere lo spirito di contrastare la Lega. Chiedo un incontro con i vertici regionali per una democrazia da ritrovare. Non possiamo essere gestiti da un manipolo di personaggi. - aggiunge - Basta arrivisti, sì agli attivisti. Civiltà ed educazione il vero spirito del Movimento” conclude.

Francesco Gennaro nella veste di coordinatore dell’incontro rileva come si sia assistito alla "vittoria di un “candidato qualsiasi", ai tempi di Caligola sarebbe potuta essere eletta anche una cavalla, così come un espulso dal Movimento ha vinto senza fare campagna elettorale il collegio uninominale contro il ministro Marco Minniti”.
Gennaro ripete e fa propria la preoccupazione di fondo: “La preoccupazione vera è per la democrazia. Dove siamo arrivati? - si chiede - Si vota il movimento, si barra il simbolo, non il candidato”.

Ivaldo Vernelli chiude la prima parte della serata aperta anche alla stampa: “Sono molto contento del risultato elettorale, perché da ex elettore di centrosinistra ho aderito al Movimento politicamente indignato dal Pd, con un unico motivo, quello di distruggere il Pd. Il risultato è quasi raggiunto”. Relativamente ai Cinquestelle “il Movimento M5s sarà veramente forte quando sarà in grado di accettare il dissenso, la pluralità. Una discussione franca, un dibattito democratico all’interno, libero dalla paura di ritorsioni, diffide, ricorsi ai probiviri o espulsioni. Se non viene accettata questa posizione critica l’alternativa è l’uscita dal movimento. No alle consorterie, no all’egemonia di pensiero, no alla casta e no ai fascismi”.
Secondo Vernelli il Movimento deve dare una risposta seria alla domanda che nasce proprio dal Veneto: “Quale è la battaglia antileghista da combattere per evitare l’inciucio?”.
7 marzo 2018
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