TRAGEDIA DI VILLADOSE (ROVIGO) Eseguita l'autopsia sulla salma di Alexei Boldurescu, 33 anni, il lattoniere trovato senza vita all'esterno del suo furgone, strangolato da una fascetta da elettricista

Si indaga sulla pista delle difficoltà economiche

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E' stata eseguita nel pomeriggio di mercoledì 14 marzo l'autopsia sulla salma di Alexei Boldurescu, 33 anni, moldavo, di professione lattoniere, una moglie connazionale e un figlio piccolo, trovato morto verso le due della notte di martedì 13 marzo, dopo che la moglie aveva lanciato l'allarme non vedendolo tornare a casa (LEGGI ARTICOLO)


 

Villadose (Ro) - Una sostanziale conferma dell'idea che si erano fatti gli investigatori: un suicidio. Atipico, elaborato, indice di fortissima determinazione, ma un suicidio. Sarebbe il primo verdetto dell'autopsia, cominciata nel primo pomeriggio di mercoledì 14 marzo, sulla salma di Alexei Boldurescu, 33 anni, moldavo, da tempo in Italia, residente a Villadose dopo un periodo ad Adria, di professione lattoniere. Un giovane artigiano noto e stimato nella comunità, sposato con una connazionale e da poco padre.

E' stato trovato senza vita, verso le due della notte, in via Verdi, strada che da Villadose piega verso il territorio di Adria. A individuare il corpo, riverso vicino al furgone da artigiano, una pattuglia dei carabinieri. Da qualche ora lo si stava cercando, da quando la moglie aveva segnalato ai carabinieri che Alexei, uscito per caricare del pellet, non era tornato. Si temeva un incidente, vista anche la nebbia della serata.

Le modalità del ritrovamento hanno fatto scattare il massimo allerta da parte dei carabinieri. Sul posto sono in breve accorsi il comandante della Compagnia di Rovigo maggiore Salvatore Gibilisco, il comandante del reparto operativo maggiore Umberto Carpin, il comandante del nucleo investigativo maggiore Nicola Di Gesare.

Sono stati necessari lunghi accertamenti per escludere la possibilità di un omicidio. Il corpo presentava una fascetta da elettricista stretta attorno al collo, sino a determinare la morte per asfissia. Altre due fascette erano applicate ognuna a una caviglia, con una terza a collegarle. Una volta esclusa la presenza di una terza persona, così come segni di violenza o ferite e traumi sul corpo, gli investigatori si sono fatti l'idea che il giovane fosse tanto determinato a farla finita da prendere anche la precauzione di limitare la propria deambulazione, qualora l'istinto di sopravvivenza all'ultimo, avesse preso il sopravvento.

Purtroppo, pare sia riuscito sin troppo bene nel proprio scopo. Prima di chiudere il caso saranno necessari ulteriori approfondimenti, anche sul traffico telefonico, ma la strada sembra tracciata. Per quanto riguarda il possibile movente di un gesto tanto disperato, si pensa a difficoltà economiche, legate non tanto alla mancanza di lavoro, quanto piuttosto a ritardi nei pagamenti.

 

 

14 marzo 2018
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