IL CASO A ROVIGO La bimba nacque cerebrolesa. Per i giudici sussiste la responsabilità penale delle due ginecologhe, ma il reato è prescritto. Resta in ballo la causa da 30 milioni

"Nata cerebrolesa, ci furono errori". Reato prescritto, ma risarcimento

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Dopo il deposito della consulenza nel processo d'appello (LEGGI ARTICOLO), nella serata di giovedì 15 marzo è arrivata la sentenza di appello nel processo penale che vedeva sotto accusa due ginecologhe all'epoca dei fatti in servizio all'ospedale di Rovigo.  La sentenza di primo grado era arrivata a gennaio 2016, con una assoluzione piena delle due professioniste. Il dispositivo letto ora dai giudici di secondo grado parla di un esito differente, dal momento che, se da un lato riconosce la intervenuta prescrizione, con conseguente non doversi procedere, dall'altro riconosce, ai fini civili, la responsabilità penale delle due imputate, così da consentire di disporre un provvisionale complessiva da 250mila euro


 

Rovigo - Nessuna conseguenza penale per le due imputate, con una sentenza che parla di una dichiarazione di non doversi procedere a causa della decorrenza dei termini di prescrizione. Ma i giudici di Appello, nel processo frutto del ricorso della Procura e della parte civile, hanno però riconosciuto sussistente la responsabiltà penale delle due imputate, così da condannarle, per i soli capi civili del processo, a una provvisionale, ossia a un risarcimento, da 250mila euro.

In parole povere, i giudici ritengono che qualcosa, quel dicembre di 10 anni fa, non funzionò, in sala parto all'ospedale di Rovigo, dove, al termine di un lungo travaglio, venne alla luce una bimba cerebrolesa. Le imputate, due ginecologhe all'epoca dei fatti in servizio a Rovigo, avrebbero insomma sbagliato. Perlomeno, a titolo di colpa. Si procedeva, infatti, per lesioni personali colpose. L'Ulss 5 polesana era presente in aula come responsabile civile. Da qui la titolarità del padre della piccola, parte civile costituita nel processo, a percepire un risarcimento. Sulla medesima vicenda è in corso anche un processo civile, del quale si attende a breve la sentenza, che vede costituite la madre e la figlia, con una richiesta di risarcimento nell'ordine dei 30milioni di euro (LEGGI ARTICOLO).

La sentenza di Appello è arrivata nel pomeriggio di giovedì 15 marzo, riformando la sentenza che, a gennaio 2016, aveva assolto con formula piena le due imputate. La vicenda giudiziaria ruota attorno a quanto secondo questa impostazione sarebbe avvenuto il 3 dicembre del 2008. Quel giorno in ospedale a Rovigo nacque una bambina con gravi lesioni neurologiche. Lesioni che secondo la Procura sarebbe stato magari possibile evitare o limitare se si fosse scelto tempestivamente di intervenire con il taglio cesareo. Una tesi alla quale si è sempre opposta la difesa, che ha sempre ribadito come nulla possa essere imputato ai due medici, che avrebbero svolto il proprio compito con diligenza e correttezza.

Il processo ha avuto una storia estremamente travagliata, dal momento che nel 2010, quando i medici iscritti sul registro degli indagati erano una dozzina, era stata chiesta l'archiviazione, poi opposta. A giudizio in seguito finirono solo le due professioniste. Collegato a questa vicenda, ma in ambito civile, c'è un secondo procedimento, nel quale è stato domandato un risarcimento nell'ordine dei 30 milioni di euro per le condizioni della minore. La sentenza è attesa, come detto, a breve.

Nel processo penale di primo grado, il pubblico ministero Davide Nalin aveva domandato la condanna a otto mesi, ma era arrivata una sentenza di assoluzione. Impugnata dalla Procura, alla quale si è associata anche la parte civile. Da qui il processo di Appello, chiuso giovedì 15 marzo. Le motivazioni arriveranno entro 90 giorni.

15 marzo 2018
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