DIRITTO E TUTELA 3.0 ROVIGO L'avvocato Fulvia Fois chiarisce le circostanze nelle quali è possibile far prevalere il diritto all’identità personale di chi è stato adottato su quello della madre di mantenere l’anonimato 

Il diritto dell’adottato di risalire alle proprie origini 

Musikè Fondazione Cariparo 730x90 istituzionale - post evento

Due i diritti in conflitto: quello della madre a mantenere l’anonimato e quello del figlio di conoscere le proprie origini. Fino a qualche tempo fa prevaleva il diritto della madre. Viola la Convenzione europea, la legge che non consente al figlio adottivo non riconosciuto alla nascita, di chiedere l’accesso alle informazioni identificative sulle sue origini o di rendere reversibile il segreto. A spiegare in quali circostanze questo passo possa essere compiuto, è l'avvocato Fulvia Fois nella rubrica Diritto e tutela 3.0 di RovigoOggi.it



Rovigo - Il diritto dell’adottato a conoscere le proprie origini rappresenta un diritto fondamentale della persona che trova tutela a livello costituzionale ai sensi degli artt. 2 e 3 Cost. e a livello internazionale ai sensi dell’art. 8 Cedu.

Cosa può fare, dunque, l’adottato per conoscere la madre naturale e le informazioni inerenti alla propria origine?
L’adottato, una volta compiuti gli anni 25, può presentare al Tribunale per i Minorenni un’istanza per essere autorizzato ad avere accesso alle informazioni sulle proprie origini; nel caso in cui egli non avesse ancora compiuto i 25 anni, ma sia comunque maggiorenne, può presentare l’istanza solo se sussistono gravi e comprovati motivi concernenti la sua salute psico-fisica.

L’adottato viene autorizzato ad accedere alle suddette informazioni qualora il Tribunale valuti che l’accesso non comporti allo stesso gravi turbamenti all’equilibrio psico-fisico.

Ai fini della valutazione il Giudice procede all’audizione dell’istante, ed, eventualmente, dei genitori adottivi. 

Nel caso in cui i genitori adottivi siano entrambi deceduti o irreperibili, l’adottato può accedere alle informazioni concernenti le proprie origini senza alcuna autorizzazione da parte del Tribunale.

È possibile, inoltre, che, in caso sussistano gravi e comprovati motivi, per esempio motivi di salute che richiedano un’indagine sugli ascendenti dell’adottato, siano gli stessi genitori adottivi a  chiedere l’autorizzazione al Tribunale, qualora il figlio sia ancora minorenne, per accedere alle informazioni inerenti le origini di quest’ultimo.

 

Se la madre biologica al momento del parto ha chiesto di mantenere l’anonimato, l’adottato può accedere comunque alle informazioni inerenti alle proprie origini?
E’ evidente che in questo caso, il diritto dell’adottato a conoscere le proprie origini si scontra con il diritto della madre biologica a voler mantenere l’anominato.

Sorge in questo caso, la necessità di bilanciare il diritto del figlio a conoscere le proprie origini ed il diritto della madre di preservare il proprio anonimato. Sulla questione è intervenuta, su sollecitazione della Corte Europea dei diritti dell’uomo, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 278/2013, con la quale ha dichiarato illegittima la disciplina nella parte in cui prevede l’impossibilità per l’adottato di conoscere le proprie origini se la madre, al momento del parto, avesse deciso di mantenere l’anonimato, senza prevedere l’interpello di quest’ultima. 

Dunque sino a questo momento era evidente lo sbilanciamento della tutela del diritto della madre a mantenere l’anonimato rispetto a quello del figlio di conoscere le proprie origini.

Sulla scorta della sentenza citata, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, hanno stabilito che sussiste la possibilità per il Giudice di procedere ad interpello della madre naturale che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata, ai fini di una eventuale revoca della sua volontà, su richiesta del figlio desideroso di conoscere le proprie origini (Cass. Civ., Sez. Un., 25.01.2017, n. 1946).

La Corte di Cassazione si è pronunciata anche sull’eventualità che la madre naturale non sia più in vita; anche in quest’ultima ipotesi deve essere garantito all’adottato il diritto a conoscere le proprie origini anche nel caso in cui non sia più possibile procedere ad interpello della madre (Cass. Civ., sez. I, 21.07.2016, n. 15024; Cass. Civ., sez. I, 09.11.2016, n. 22838).

In conclusione, ad oggi, attraverso l’interpello della madre biologica, sempre che la stessa proceda a revocare la propria decisione di non essere nominata, l’adottato ha la possibilità di conoscere le proprie origini.

Avvocato Fulvia Fois

dirittoetutela3.0@gmail.com

25 marzo 2018
Studio legale Fois 468x60




Correlati:

Deltablues 2018