SANITA’ ROVIGO Davide Benazzo della Cgil annuncia che martedì 8 maggio sarà in Prefettura per dichiarare lo stato di agitazione propedeutico allo sciopero del personale del Consultorio e della Tutela Minori per la ridotta presenza di personale

“Medici in fuga perché le condizioni di lavoro sono pessime”

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Se i medici scappano dall’ospedale di Rovigo è per la situazione organizzativa dell’azienda e le pessime condizioni di lavoro in cui vivono: è il pensiero di Davide Benazzo, segretario della Cgil che evidenzia le carenze all’interno dei reparti dell’ospedale come nel Consultorio e della Tutela Minori dove c’è una ridotta presenza di personale. Per questo l’8 maggio sarà in Prefettura perché è stato dichiarato lo stato di agitazione propedeutico allo sciopero del personale 

Rovigo - “Solo una cosa posso confermare, la fuga non è in modo particolare verso il privato, ma semplicemente una fuga dall’Ulss 5 per la situazione organizzativa e di vita lavorativa che in alcuni casi sta diventando insostenibile”. 

Queste le parole di Davide Benazzo, segretario Fp Cgil di Rovigo dopo che il direttore generale Antonio Compostella ha confutato la tesi di medici che scapperebbero dalla struttura pubblica per confluire in quelle private (LEGGI ARTICOLO) che comunica come martedì 8 maggio sarà in Prefettura “perché abbiamo dichiarato lo stato di agitazione propedeutico allo sciopero del personale del Consultorio e della Tutela Minori perché dopo un anno che segnaliamo le grossissime difficoltà del servizio dovute proprio alla ridotta presenza di personale, non abbiamo avuto ancora nessuna vera risposta”. 

“Medici ed infermieri che vincono il concorso e, provata la nostra realtà, se ne vanno, cercano posto in altre strutture o ritornano nell’ente di provenienza, in entrambi i casi per le pessime condizioni di lavoro - evidenzia -. Nell’area medica dell’Oc di Rovigo, mentre i medici stanno protestando per le condizioni di lavoro e dopo un mese dalla richiesta d’incontro ancora non abbiamo avuto risposta costringendoci a future azioni di protesta, il direttore minimizza la situazione di difficoltà parlando di ‘soli’ 118 posti, dimenticando i 22 della lungodegenza e i 10 delle malattie infettive, e dimenticandosi dei così detti letti bis o degenza straordinaria, che ormai sono costanza, portando alla situazione dove un solo medico segue 160 posti letto mentre la regione negli standard che sta costruendo con la CR 128 pone come limite massimo i 90/100 posti”.

“Poi la situazione dei posti letto straordinari sono una costanza anche per l’ospedale di Adria dove il medico di guardia si deve occupare di molti più posti letto della capienza del suo reparto che vengono appoggiati in altri servizi come il Pronto Soccorso e la Chirurgia - afferma Benazzo -. Si dimentica poi di dire che l’Ufficio personale da mesi sta negando sia a medici che ad altro personale sanitario l’aspettativa, cosa mai successa prima, per andare a lavorare da altre parti giustificandosi con l’impossibilità a gestire i servizi altrimenti, costringendo i lavoratori alle dimissioni con chiara lesione dei diritti contrattuali. Dimentica poi di dire che anche per il 2018 la Regione ha ulteriormente ridotto il costo del personale di mezzo milione di euro. Il tema non è burocratico e perciò, una volta fatti i concorsi, dire di aver fatto il possibile dando colpa alla mancanza di professionisti”. 

“Non possiamo far finta di nulla se in un territorio come il nostro, dove la percentuale di posti letto per abitante è tra i più alti del Veneto, abbiamo un’occupazione in area medica che si attesta tra il 110 e il 120% con un tempo di degenza particolarmente alto... vuol dire che il bisogno, soprattutto nelle patologie croniche e nella lungodegenza, in questo territorio è in percentuale più elevata, anche perché l’età media è più alta con una esigenza assistenziale necessariamente più intensa” commenta Benazzo che spiega come sia arrivato il momento di agire sull’organizzazione e sulla valorizzazione dei professionisti rendendo le strutture sanitarie più attrattive puntando sulla qualità del lavoro e del servizio erogato. “Servono scelte strategiche ed investimenti che diano risposta alle peculiarità del territorio e ai bisogni di una popolazione anziana implementando un modello che si sviluppa nel territorio e mantiene l’alta qualità ospedaliera. In caso contrario non saremo semplicemente di fronte ad una emergenza organici, ma diventerà impossibile mantenere i servizi aperti con la conseguente riduzione della sanità in Polesine - conclude -. O decidiamo che la priorità è investire sulle professionalità, sull’organizzazione e sull’ambiente di lavoro, o a rischio non sono solo i diritti dei lavoratori ma la stessa Sanità di questo territorio”.
5 maggio 2018
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