ASSOCIAZIONE LIBERA ROVIGO Mostra fotografica ed incontri in ricordo del coraggioso giornalista e attivista ucciso 40 anni fa, al centro commerciale Le Torri

Peppino Impastato. La sua vita contro la mafia

Beppe D'Alba, Tiziana Cestarolli, Chiara Bordon e Lucia Palmieri
Beppe D'Alba e Chiara Bordon
Musikè Fondazione Cariparo 730x90 istituzionale - post evento

Una grande lezione di civiltà e coraggio raccontata in 24 pannelli di foto e ricostruzione storica accurata della vita del ragazzo che fu Peppino Impastato, al centro commerciale Le Torri. Sabato 12 la presentazione del libro Le mafie in Veneto con l’autore Alessandro Naccarato 


Rovigo - Nel 40esimo dalla morte di Peppino Impastato, giornalista e attivista contro Cosa nostra ucciso dalla mafia, l’associazione Libera di Rovigo ha voluto ricordarlo con una mostra fotografica e una serie di incontri sul tema delle mafie al centro commerciale Le Torri in via Sacro Cuore a Rovigo.

Il 9 maggio 1978 su un binario ferroviario nelle campagne di Cinisi in provincia di Palermo veniva ritrovato il corpo senza vita di Peppino Impastato. La notizia non fece all'epoca molto scalpore e l’indagine fu chiusa in fretta e furia come suicidio. Lo stesso giorno i giornali erano impegnati nel raccontare la morte di un altro grande uomo italiano, Aldo Moro. Eppure, Peppino Impastato non è stato dimenticato. “Il suo sangue non è stato sparso invano ma diede linfa e coraggio ai giovani che lottarono ogni giorno contro la mafia, parola che non era consentito pronunciarla” spiegano gli organizzatori della mostra tra cui il referente provinciale Beppe D’Alba. 

La battaglia di Peppino contro la mafia era fatta di denunce, indagini sul campo a difesa del territorio dalle speculazioni.

Peppino, figlio di mafioso, il cui padre, in chiara difficoltà per la posizione del figlio e ucciso due anni prima di lui in un finto incidente stradale, chiese a Peppino di darsi una calmata. La cosa incrementò l’ardore di Peppino che fondò Radio Aut dai cui microfoni arrivò a ridicolizzare il boss definendolo “Don Tano seduto di Mafiopoli”, denunciando gli accordi per gli appalti tra politici e cosche. 

L’ordine di uccidere Peppino Impastato partì proprio dal boss Tano Badalamenti. La Commissione antimafia ne accertò la responsabilità e la Corte d’Assise nel 2002 arrivò poi a condannare Badalamenti all’ergastolo, quale mandante dell’omicidio. Ma dovettero scendere in campo i familiari, la madre e il fratello Giovanni, per perché Peppino avesse possibilità di giustizia.

“Il corteo funebre di Peppino - racconta Chiara Bordon, referente del presidio medio Polesine di Libera - fu il primo corteo antimafia. Peppino fu un esempio e un grande precursore”.

Le vittime innocenti della mafia sono ricordante ogni anno il 21 marzo grazie alla proposta di legge, divenuta tale, dell’associazione Libera fondata da don Luigi Ciotti. “Il nostro obiettivo - spiega D’Alba- è quello di sollevare le coscienze civili dei ragazzi e dei giovani”, tanto che la mostra è visitabile dalle scolaresche al mattino. 

24 pannelli di foto e ricostruzione storica accurata della vita del coraggioso ragazzo che fu Peppino Impastato realizzati dal Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato e acquisite dal Cdp polesano.

Chiuderà la manifestazione, sabato 12 maggio alle ore 16, l’intervento di Alessandro Naccarato, già onorevole del Pd e già membro della Commissione d’Inchiesta parlamentare sulle mafie, con la presentazione del suo libro: Le mafie in Veneto. Presenza e attività della criminalità organizzata. 

 

9 maggio 2018
Studio legale Fois 468x60




Correlati:

Beni Artistici Religiosi Fondazione Cariparo