TEATRO SOCIALE ROVIGO Alzato il sipario su “Donne da Palcoscenico”, il primo appuntamento ha visto impegnati gli attori di Minimiteatri per al regia di Letizia Piva 

Battibecchi e dolori delle donne nell’Inferno di Dante 

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Quando uno spettatore va a teatro si aspetta di ridere o di piangere o di riflettere o di imparare qualche cosa... con "Nell'inferno le donne" niente di tutto questo. Per trovare un unico termine si potrebbe dire che, nell'assistere a questo spettacolo, lo spettatore rimane "sorpreso". Forse ancor più rimane scosso emotivamente, coinvolto, turbato, pervaso da un senso di inquietudine e di angoscia che sale pian piano, fino a culminare nella sensazione di essere proprio in un girone dell'inferno, in mezzo a tanti altri dannati sofferenti...



Rovigo -  Persone e personalità femminili nell’Inferno dantesco. E’ andato in scena lo spettacolo “Nell’Inferno le donne” sabato 12 maggio con i movimento scenici di Claudio Ronda e la regia di Letizia Piva.

Il senso di stupore parte dall'inconsueta messa in scena in cui gli attori non recitano dal palcoscenico, ma dai palchetti e dalle logge, in modo che è il teatro stesso a diventare impareggiabile scenografia. Ad accrescere lo stupore i sapienti giochi di luci, oltre agli effetti sonori, magistralmente studiati e realizzati anche dal vivo. A dare preziosità all'effetto scenico le sculture dell’artista Giorgio Mazzon e i costumi di Thierry Parmentier davvero molto elaborati e fantasiosi. Di grande impatto anche l’elevato numero degli attori, circa  30 fra attori professionisti ed allievi provenienti dai 3 anni del laboratorio di Teatro di Minimiteatri. 

Aldilà di tutto, comunque, le protagoniste sono le donne, le loro personalità e i racconti delle loro vite. Donne importanti di tutti i tempi, condannate nel limbo e nell'inferno, che si raccontano attraverso improbabili dialoghi tra loro, donne dannate.

Ed è così che, dall’alto di palchi e palchetti e poi sul palcoscenico, battibecchi da “baruffe ciozzotte” si alternano a recite di versi dei canti danteschi.

Ben riuscito, pertanto, il percorso di ricerca sulla relazione tra artista e spettatore all’interno dell’edificio teatrale, sicuramente forte, infatti, il coinvolgimento emozionale del pubblico. Grande l’attenzione anche nel far rivivere le personalità e le passioni di donne importanti. In realtà, in qualche momento, è risultato caotico l’insieme di personaggi non tutti comprensibili, nella confusione poi non è stato possibile apprezzare del tutto i particolari costumi, un po’ noiose le parti di recita sincopata.

Poco comprensibile il messaggio finale dello spettacolo, che però potrebbe essere racchiuso in un unico monito, quello cioè di non “viver come bruti”.

Stefania Schiesaro

17 maggio 2018
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