CARABINIERI PADOVA Indagine complessa che ha sgominato una associazione a delinquere. A Badia Polesine (Rovigo) scoperto un capannone usato come nascondiglio 

Sei arresti, rubavano escavatori, operavano anche in Polesine

Deltablues 2018

Una vera e propria associazione a delinquere caratterizzata da specifica suddivisione di ruoli e compiti, capacità del gruppo di risolvere i problemi che si frapponevano all’esecuzione dei reati, elaborazione di sempre nuove strategie e modalità operative.

I Carabinieri hanno arrestato sei persone che erano dedite al traffico internazionale di escavatori, pale meccaniche e mezzi agricoli.

A Badia Polesine (Rovigo) i militari avevano scoperto un nascondiglio sequestrando uno dei mezzi rubati


Abano Terme (Ro) - Nella mattinata di giovedì 14 giugno, a conclusione di una articolata indagine, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Abano Terme, in esecuzione di provvedimento restrittivo a firma del Gip Domenica Gambardella, su richiesta del Pm Sergio Dini della Procura della Repubblica di Padova, hanno dato esecuzione a 6 misure cautelari (5 in carcere ed una agli arresti domiciliari), arrestando in varie località del piovese D.P., 44enne vicentino, G.P., 45enne padovano, I.L. 48enne di origini romene, R.C., 41 enne, L.C. 41 enne padovana, S.B. 48 enne, tutti residenti tra Piove di Sacco e Legnaro.

Le indagini sono iniziate nei primi mesi del 2016, a seguito del rinvenimento di due maxi escavatori, nascosti in un capannone dismesso della periferia diPiove di Sacco, del valore complessivo di circa 100.000 Euro, risultati rubati da due cantieri della periferia di Padova nonché mancanti di targhe e con i numeri di telaio alterati, al successivo recupero, presso un’officina di Codevigo, di un escavatore e una fresa, proventi di furto, ma soprattutto grazie ad un intervento, in Montegrotto Terme, operato da una pattuglia di Carabinieri di Abano che nottetempo hanno sorpreso un gruppo di persone, fra i quali due degli arrestati che stava caricando su un Tir diretto in Albania un escavatore rubato a una ditta di Noventa Padovana.

Le successive, meticolose investigazioni dei militari dell’Arma, sotto la supervisione ed il coordinamento del Pm Dini, non solo fornivano elementi di riscontro a carico dei citati malfattori, ma consentivano di identificare gli ulteriori quattro soggetti coinvolti a vario titolo nell’attività illecita e venivano, altresì, fortemente corroborate dal recupero di ingente refurtiva (sovente materiale sottratto a ditte fallite o in fase di liquidazione del padovano) e di svariate macchine movimento terra in procinto di essere trasferite all’estero.

Va sottolineato, peraltro, come i controlli ed i sequestri effettuati dagli operanti nel corso delle indagini non abbiano trattenuto gli indagati nel proseguire, in modo pervicace, nell’attività delittuosa, finalizzata ad alimentare il fiorente “traffico parallelo” di mezzi movimento terra su rotte che dall’Italia conducono verso i Paesi dell’Est. 

Si è riusciti, quindi, a scoprire una vera e propria associazione a delinquere caratterizzata da specifica suddivisione di ruoli e compiti, capacità del gruppo di risolvere i problemi che si frapponevano all’esecuzione dei reati, elaborazione di sempre nuove strategie e modalità operative

La stabilità del vincolo criminale che legava i malfattori è stata testimoniata dalla capacità del gruppo di contrastare le indagini mediante l’effettuazione di accurati sopralluoghi prima dei “colpi”, dall’utilizzo di autovetture quali “staffette” per scortare i mezzi pesanti rubati sino ai nascondigli prescelti, una delle quali (peraltro radiata ed in circolazione con targhe rubate) dotata di disturbatore di frequenze e successivamente addirittura data alle fiamme dalla banda. Oltre al citato episodio di Montegrotto Terme, vengono imputati al sodalizio, sulla scorta dei riscontri raccolti dagli operanti, anche il furto commesso nel luglio 2016, a Cavarzere (Ve) e la ricettazione ed il riciclaggio di una pala meccanica del valore di circa 40.000 Euro - risultata asportata da un cantiere di Pontelongo (Pd). I Carabinieri nella circostanza sono riusciti ad intervenire “su strada” e recuperare l’escavatore già caricato su un mezzo pesante diretto in Romania e provvisto di falsa documentazione di accompagnamento.

Contestati anche  il furto di due potenti trattori agricoli da un’azienda di Padova, una serie di furti perpetrati presso un cantiere stradale (un potente escavatore, poi trasferito sino al capannone “nascondiglio” del sodalizio in Badia Polesine, dove è stato rinvenuto e sequestrato dagli operanti due mesi più tardi, privo di targa e con numeri identificativi modificati, pronto per essere “riciclato”) ed uno di Piove di Sacco.

Altri e numerosi i colpi messi a segno tra il padovano e Chioggia. Gli arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati tradotti tutti, tranne uno, al “Due Palazzi” di Padova.

 

 

 

 

14 giugno 2018
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