Rovigo Oggi

Sulle tracce di San Francesco d’Assisi a Rovigo

TURISMO IN POLESINE Itinerario per una domenica diversa


Nel 1297 Obizzo II d’Este lasciò 10mila lire venete per la costruzione di un convento francescano in città con annessa la chiesa. Nel corso dei secoli l’edificio  fu più volte ingrandito e modificato, tanto da essere oggi irriconoscibile



A volte è una ricorrenza a spingere la curiosità oltre ciò che è noto, a vincere la pigrizia del quotidiano e a cercare le tracce di un passato che, anche se nascosto, ci appartiene. Così, la festa del patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, è lo stimolo a cercare le tracce della sua intensa spiritualità anche nel capoluogo della nostra Provincia. Del suo messaggio di elogio della povertà, di invito alla sobrietà, di apertura ai bisogni del prossimo e del più debole, che trovavano degno rappresentazione nelle architetture del gotico italiano con gli archi ad ogiva, le vetrate colorate, l’essenzialità della pietra, poco o nulla sembra esserci a Rovigo. La chiesa di San Francesco in via Silvestri con la sua autorevole facciata neoclassica è ben lontana dalla semplicità invocata dal Santo. Eppure è qui, proprio tra via Silvestri e piazza XX Settembre, che dobbiamo restare se vogliamo trovare le tracce della più autentica spiritualità francescana. Francesco morì il 3 ottobre del 1226. Il vento travolgente del suo insegnamento arrivò presto anche in Veneto e conquistò la Laguna, tanto che Venezia edificò il primo monastero e la prima chiesa francescana già nel 1222. La chiesa è più nota oggi come Santa Maria gloriosa dei Frari. Qualche anno più tardi, il signore di Rovigo, Obizzo II d’Este, nel suo testamento destinò di utilizzare la somma di 10 mila lire venete per la costruzione in Rovigo di un nuovo ampio convento per i frati minori di San Francesco, che risiedevano nella città già dal 1213 in una casa annessa alla chiesetta della Santa Croce, oggi Chiesa del Cristo. Era il 1297.  Il complesso architettonico fu realizzato entro i primi anni del 1300 e si sviluppò attorno ad un chiostro nel cui lato sud si trovava la chiesa. Il progetto originale seguì lo stile architettonico francescano e i dettami di San Bonaventura. L’edificio era infatti ad una navata con copertura in legno e incorporava nella parte terminale il campanile. Dopo pochi anni, però, l’assetto venne modificato e ai fianchi della navata sorsero le prime cappelle gentilizie.
Successivamente fu costruito un secondo chiostro che collegava l’antico edificio sacro, cioè la chiesa del Cristo, al convento. Un orto occupava gran parte di Piazza XX Settembre. Nel corso dei secoli la chiesa  fu più volte ingrandita e modificata, tanto da essere oggi irriconoscibile. Solo nelle due monofore del transetto sono ancora leggibili le impronte del gotico medioevale.
Nel 1559 tutta la struttura divenne la sede dell’Ufficio dell’Inquisizione. Nel 1797 Napoleone cacciò i frati e il convento fu trasformato in caserma. All’inizio dell’Ottocento, la parrocchia di S. Giustina fu trasferita in S. Francesco e la chiesa situata nell’attuale piazza Garibaldi fu demolita. Da quel momento la chiesa dedicata al santo di Assisi divenne anche di Santa Giustina. Fu necessario un nuovo e importante intervento di ristrutturazione che cambiò ulteriormente l’aspetto dell’originale. Anche l’ingresso principale della chiesa fu spostato: dal lato sud, dove oggi rimane l’ingresso secondario, verso il centro della città. Fu costruita quindi una nuova facciata in stile neoclassico. Dell’originario complesso monastico voluto da Obizzo d’Este poco rimane. Ma alla curiosità di chi non si arrende, l’area intorno alla chiesa dei Santi Francesco e Giustina offre ancora uno scorcio di ciò che nel Medioevo qui doveva esserci. Ai lati dell’ingresso della canonica, cinque archi acuti e due stemmi quadrangolari in marmo bianco, con le aquile estensi, ci introducono a quella che un tempo fu la sala capitolare del monastero. Era il luogo più importante insieme con la chiesa della vita quotidiana dei monaci francescani, luogo di confronto e di crescita spirituale intorno alla regola del Santo di Assisi.

Micol Andreasi