La Venezia del Polesine, Loreo, con il suo naviglio e l'inconfondibile fragranza di pane la rende uno dei borghi più suggestivi del Basso Polesine
Da qualsiasi parte vi si acceda, ad accogliere chi è entra a Loreo è sempre lo stesso avvolgente odore di pane. Non un pane qualsiasi, ma quello tipico del posto, che appartiene alla tradizione polesana. Quello biscottato a cui servono lunghi tempi di lievitazione ed una notte intera di cottura dentro ad un forno, ormai spento, ma caldo. Era il pane preparato dalle donne ogni 15 giorni nelle ‘casade’ o fattorie di campagna e aveva il vantaggio di conservarsi per settimane integro anche in ambienti umidi. Per la qualità del suo pane, Loreo ha meritato di entrare a far parte dell’ Associazione nazionale delle città del pane.
Ma se è l’olfatto ad essere piacevolmente stimolato appena si entra in città e a spingerci a mettere alla prova il gusto, quasi immediatamente, dentro ad una delle tante panetterie… Subito dopo è la vista a trovare appagamento. I colori dei palazzotti porticati affacciati sul Naviglio, i riflessi dell’acqua, i vicoli tortuosi che diventano calli proprio come a Venezia, testimoniano l’inestricabile rapporto tra la città basso polesana e la Serissima. Qualcuno la chiama ancora la “Venexiola”, e non a torto. La storia di Loreo è profondamente legata alla dominazione veneziana e al canale che la attraversa. Collegando l’Adige al Po di Levante, il Naviglio divenne il vero cordone ombelicale delle comunicazioni tra Venezia e le terre di Ferrara e Romagna. Lungo il suo percorso ha preso forma la città. Vi svetta la torre della Dogana e, poco lontano, la chiesa parrocchiale dell’Assunta fa da quinta prospettica ad una scenografica piazza che prende il nome dal’architetto che la ideò nella seconda metà del 1600: Baldassarre Longhena. Un nome illustre dell’architettura barocca che a Venezia aveva già autografato la più nota chiesa della Madonna della Salute. Se l’aspetto attuale è datato 1675, l’origine della chiesa del Longhena risale addirittura al XI secolo. Il Santuario è un contenitore prezioso di opere d’arte del Settecento Veneto. Ma è ancora oggi uno scrigno di viva spiritualità, testimoniata dai pellegrinaggi alla cappella dell’Assunta. L’attiguo oratorio, costruito nel corso del Seicento per contenere il numero crescente di aderenti alla Confraternita della SS Trinità, istituita all’inizio del ‘600, è un’altra testimonianza del fervore religioso che animava Loreo nel passato e che continua a scandire la vita della comunità cittadina.
Un’altra prova di questo fervore è la Chiesa della Madonna del Pilastro, il cui aspetto definitivo è del 1553, ma la cui origine è molto più antica e forse è proprio la chiesa più antica dell’intero territorio polesano.
Tra storia e religiosità, la vicenda di Loreo rimanda molto indietro nel tempo. Basta fare un salto all’Antiquarium, il museo civico inaugurato nel 2004, per essere scaraventati in pieno Medioevo e ritrovare le tracce dell’antica Lauretum. Era questo il nome della città, prima di diventare Lauredo, Loredo, e, infine Loreo. Gli deriva dalla pianta di lauro che doveva crescere abbondante nella zona.
Una passeggiata tra le sue calli, lungo il Naviglio, respirando e godendo della spiritualità seicentesca che gli edifici religiosi hanno ancora il potere di esalare e dell’intenso profumo di pane, vale bene una domenica pomeriggio di inizio febbraio, che il tempo sia sereno oppure no.
Micol Andreasi