L'estremo sudafricano e la giovane ala polesana si confrontano su temi riguardanti la Rugby Rovigo e la situazione del rugby internazionale
Rovigo - 46 anni in due e 9 mete complessive messe a segno in questo Super10, che equivalgono ad un terzo delle segnature da 5 punti finora marcate dalla Femi-Cz nell’attuale massimo campionato, Stefan Basson ed Andrea Bacchetti sono - con Pablo Calanchini - le armi offensive più efficaci nel roster a disposizione di Massimo Brunello.
Cresciuto su campi secchi in pieno clima australe per divenire atleta guizzante, tecnicamente sopraffino e tatticamente intelligente il sudafricano, quanto sviluppatosi nelle escursioni termiche umide polesane che lo hanno reso un potente finisseur di razza l’italiano, in due stagioni con la stessa maglia Basson e Bacchetti hanno stretto un legame capace di superare la recinzione del “Battaglini”. Per la gioia di mamma Cristina, che ospita spesso tra le mura domestiche il fratello ‘adottivo’ del figlio Andrea.
Andrea e Stefan, al secondo campionato nella stessa squadra che differenze notate rispetto alla scorsa stagione?“Trovo fondamentale che i nuovi acquisti siano stati presi per valorizzare il nostro gioco e si siano inseriti con il giusto atteggiamento - attacca Bacchetti - A tutto questo aggiungiamo il fatto che gli stranieri, Stefan compreso, hanno aumentato il proprio rendimento. Noi di Rovigo abbiamo contribuito con il nostro entusiasmo, grazie all’importante ingresso di Gianfranco Beda a fare da collante prezioso in uno staff validissimo”.
“Stesso allenatore, stessi compagni - aggiunge Basson - ; ci conosciamo meglio tra di noi e per quanto riguarda le cose che facciamo in campo, mentre l’anno scorso ognuno aspettava di vedere cosa combinava il compagno. Si vede dal fatto che segnamo di più e sono spesso mete costruite al termine di azioni lunghe e manovrate, sia su schemi che su situazioni di gioco rotto. Il miglioramento del pack e dell’organizzazione sono stati fondamentali in questo. Secondo me ci alleniamo anche meglio, grazie all’acquisizione nello staff di Gianfranco Beda, che tecnicamente è preparatissimo e conosce le tecnologie più aggiornate, alla pari con i top teams sudafricani. Gli allenamenti sono sempre diversificati, mai noiosi e per questo cambiamento devo complimentarmi con lo staff e la società”.
5 le mete segnate da Andrea, 4 quelle di Stefan...“La segnatura col Petrarca è quella finora più importante - risponde sicuro Bacchetti - ; a parte le ovvie motivazioni tradizionali, quella era una gara chiave per staccare i cugini ed avvicinarci alla vetta della classifica. Aver sbloccato il risultato subito, dando morale alla squadra e consapevolezza dopo il pareggio casalingo col Venezia è stato fondamentale”.
Stefan Basson vede la cosa da un punto di vista differente: “Le mete più importanti sono quelle segnate fuori casa, aspetto in cui siamo migliorati molto quest’anno, proprio da un punto di vista mentale. In Sudafrica c’è meno differenza di approccio tra partite in casa e trasferta, mentre in Italia si sente tanto il fattore campo ed il campionato è strutturato in un modo per cui, se si vuole andare in semifinale, si devono vincere molte gare lontano dal “Battaglini”.
Sconfitti a Calvisano, vincenti con bonus contro il Gran; ora si va a Roma, prima di ricevere l’Overmach.
“Per me - risponde Bacchetti - a Calvisano si sono sommate molte concause: venivamo dalla Coppa Italia, che si gioca con ritmi diversi ed in cui avevamo molte defezioni; al ritorno dal 6 Nazioni abbiamo dovuto ritrovare in poco tempo gli automatismi, pur in un gruppo di giocatori esiguo. Personalmente rientravo da un infortunio alla caviglia che mi aveva preoccupato ed abbiamo affrontato la squadra Campione d’Italia. Ci voleva la prestazione perfetta per uscire indenni dal “San Michele”... Contro il Gran abbiamo giocato meglio ed ottenuto il massimo pur senza essere perfetti; una gara che però fa parte di un processo graduale di crescita che ci vedrà migliorare ancora nelle prossime gare. Andiamo a Roma tranquilli e consapevoli di volere e poter disputare una gran gara, sapendo che l’incontro con l’Overmach è un obiettivo importante, ma pur sempre subordinato a quanto faremo contro la Capitolina”.
“Considero la gara di Calvisano come la classica occasione in cui nessuno gioca al meglio delle proprie possibilità, mi riferisco soprattutto il sottoscritto - sorride Basson - ; con la Capitolina dovremo dimostrare di aver imparato degli errori commessi. C’è da dire che in questa settimana ci stiamo allenando benissimo, forse le migliori sedute da quando sono in Italia. Per nostra caratteristica cercheremo di giocare al largo, evitando di commettere l’errore di usare il piede in modo insensato dopo poche fasi, viceversa mantenendo di più il possesso del pallone, pioggia o meno che sia. Sicuramente, se dovessimo perdere a Roma, la corsa per i playoff si farebbe durissima”.
Pensando a come si esprime la squadra, quali margini di miglioramento sentite di avere? Bacchetti non ha dubbi: “Possiamo fare meglio sui punti d’incontro, perchè per nostre caratteristiche dobbiamo essere più rapidi nei rilanci veloci, per trovare gli spazi lontano dal breakdown”.
“Le prime fasi sono sensibili di miglioramento - afferma Basson - sia da fase statica (touche, mischie) che durante il gioco (ruck). Dobbiamo crescere nella capacità di prendere il vantaggio attorno ai raggruppamenti, facendo meno errori individuali non forzati; una cosa fondamentale per arrivare in semifinale. Ecco: una cosa che noto in Italia è che si fanno spesso gli stessi errori individuali e si è troppo permissivi ed approssimativi nel curarli individualmente.
In questo campionato poi vedo carenze nel gioco al piede, su cui però noi a Rovigo per fortuna lavoriamo molto e bene. In senso più generale, penso che ognuno nel team abbia un lavoro personale da svolgere al meglio, per questo bisogna lavorare bene su ogni individualità”.
Le regole sperimentali hanno cambiato il gioco in alcuni aspetti e situazioni; qual’è la vostra opinione in merito?Andrea Bacchetti: “Mi piacciono, specie il fuorigioco a 5 metri dalle fasi statiche, che permette di avere più possibilità per l’attacco. Bene la touche veloce, che consente rilanci di gioco e continuità. Il crollo regolare delle maul, che verrà proibito, penalizza squadre con il pack pesante, tuttavia la mancata assegnazione di penalty sicuramente spezzetta meno il flusso del gioco. Il ritorno al passato in questo senso può portare a dover ridisegnare le rose delle squadre”.
Stefan Basson la pensa similmente: “La touche veloce mi piace molto, gradirei anche la possibilità di vedere convertite molte infrazioni in calci liberi, come nel Super14 ed in Currie Cup. Cosa che favorirebbe la nostra squadra, dotata di tecnica e velocità; non a caso le nostre mete vengono spesso da contrattacchi e rilanci del gioco”.
Celtic League alle porte, Super10 in forte dubbio per il futuro. A questo si aggiunge la crisi economica mondiale. Come vivono tutto ciò i giocatori?“E’ difficile pensare al futuro - ammette Bacchetti - io sono nelle liste emergenti ma tutto questo non facilita molto. Siamo un pò tutti in attesa di sapere cosa succederà; di certo con la crisi non è facile ottenere contratti vantaggiosi nemmeno per i fuoriclasse. Io sono favorevole a preservare il Super10 perchè è uno step fondamentale per far crescere i giovani. Ogni cambiamento mi va bene, ma solo se è fatto tenendo presente la crescita dei giocatori giovani”.
“Noi sudafricani - risponde Basson - in Europa stiamo bene sia economicamente che come arricchimento personale, ma soprattutto perchè qui si gioca un rugby più vario e meno fisico. Personalmente mi piacerebbe giocare ancora a sette, ma per i prossimi tre anni almeno voglio cimentarmi nel quindici. So che ci sono alcuni giocatori stranieri che rimangono in italia per 3 anni approfittando della regola che li rende eleggibili per la nazionale”.
Basson titolare negli Springboks 7’s, Bacchetti neo-azzurro al 6 Nazioni. Che rapporto avete con la maglia della vostra nazionale? “Voglio finire bene la stagione, senza risparmarmi; il che è il modo migliore per essere chiamato per il tour estivo in Australia e Nuova Zelanda e prepararmi ai test match autunnali, che per la prima volta vedranno Italia contro Sudafrica e Nuova Zelanda nel giro di pochi giorni. Anche dopo il 6 Nazioni peggiore di sempre, il rugby in Italia cresce e la possibilità di ospitare i Mondiali del 2015 o del 2019 è una grande opportunità; voglio vivere da dentro tutto questo”.
“Il rugby a sette è la mia vita - attacca Basson - ma la carenza di tornei nazionali ed internazionali costanti - World Series a parte - è la ragione per cui ho preferito Rovigo ed il rugby a quindici. Quando tornerò in campo nel mio paese lo farò per chiudere la carriera giocando solo a sette”.
Siete molti uniti, in campo e fuori... Bacchetti: “Il rapporto si è sviluppato casualmente, anche se sapevo che doveva arrivare un campione sudafricano del seven. Ha fatto molto la mia curiosità verso questa persona che arriva da un altro emisfero e che ha fatto tanta esperienza internazionale. Poi la mia voglia di conoscere questo paese è tanta, essendoci stato anche in tournee con la nazionale giovanile. Io e Stefan abbiamo caratteri simili, la pensiamo allo stesso modo su molte cose; il feeling è nato ovviamente sul terreno di gioco e lo ringrazio molto per quanto mi sta trasmettendo su posizione in campo, prese al volo e gioco al piede. Alla mia età non si finisce mai di imparare e lui tecnicamente è tra i migliori al mondo; usa il piede in modo incredibile e può fare la differenza anche all’estero”.
“Andrea parla bene inglese - continua Basson - e questo ha reso tutto più facile. Poi abbiamo una personalità simile, nonostante i 6 anni che ci dividono. Da un punto di vista sportivo, penso che lui e Norman siano tra i nostri giocatori maggiormente migliorati in questi due anni; hanno tantissimo entusiasmo e voglia di approfondire la tecnica individuale e la copertura del campo. Merito di una mentalità forte e portata all’apprendimento, una cosa che in Italia - come dicevo prima - non si trova spesso”.
Alberto Gambato