Una donna malata di sclerosi multipla separata da un marito che la tradiva: la Corte d’appello decide che la donna, intestataria della casa e di cui il coniuge è usufruttuario, venga sfrattata. Un passo indietro della giustizia
Nonostante la malattia e il tradimento del marito, una donna romana malata di sclerosi multipla viene sfrattata dal marito fedifrago, dal quale precedentemente si era separata.
La vicenda è approdata nelle aule di tribunale, ma la giustizia si accanisce contro la donna: la decisione della Corte d’appello dispone che la signora venga sfrattata dalla casa, peraltro a lei intestata.
La vicenda inizia qualche tempo fa quando la donna, afflitta da una malattia invalidante che rende necessaria un’assistenza continua, chiede ed ottiene la separazione dal marito, per tradimento di quest’ultimo.
All’atto della separazione, la moglie continua a vivere nella casa coniugale, l’ex marito si trasferisce in un appartamento.
Tuttavia la casa coniugale, seppur intestata alla moglie, vede l’ex marito come usufruttuario: questo comporta, da un punto di vista strettamente giuridico, il diritto di quest’ultimo di viverci ed abitarci. Decide così di esercitare il diritto di usufrutto sulla casa intestata all’ex moglie malata, e da lei abitata.
Inizia un lungo iter giudiziario che si combatte a colpi di istanze di sfratto che l’ex marito, in qualità di usufruttuario, inoltra nei confronti dell’ex moglie intestataria dell’appartamento.
Tale iter si conclude, appunto, con la sentenza che riconosce all’ex marito il diritto di far valere l’usufrutto e di abitare la casa disponendo, per contro, lo sfratto esecutivo nei confronti della donna malata di sclerosi multipla.
Ma come è stato possibile tutto ciò?
Il giudicante non ha fatto altro che applicare la norma del codice civile che, nell’assegnazione della casa in sede di separazione dei coniugi, tiene conto prioritariamente del bene dei figli.
Nel caso di specie, non essendoci figli, il giudice ha ritenuto di non potersi pronunciare sull’assegnazione, determinando così lo sfratto nei confronti dell’ex moglie malata.
Una decisione che, seppur legittima da un punto di vista giuridico formale, lede profondamente i diritti delle persone deboli, in particolare malate e disabili.
Insomma, un considerevole passo indietro sul terreno della promozione delle pari opportunità.
Angela Trombini
angela.trombini@libero.it