Imprese quest'anno la Femi-Cz ne ha compiute tante. Questa sarebbe l'ennesima, ma anche la più importante. Diversi i fattori "limitanti" nel campo del Viadana, ma fino ad oggi i Bersaglieri hanno dimostrato che proprio nelle situazioni difficili sanno dare il meglio di sè
Rovigo - Cinque pullman e decine di automobili; è cosi che i 5500 di sabato scorso al “Battaglini” si compattano ad un migliaio per la trasferta di Viadana, ma non venitegli a parlare di riduzione. D’altronde i numeri parlano chiaro, come quelli forse ormai indigesti a Giorgio Margoni e Raffaello Salvan, al secondo tour de force in una settimana per accogliere buona parte della cittadinanza nei locali della segreteria di Viale Alfieri. Il risultato? Poco più di 3000 i rodigini dotati di biglietto una settimana fa, ben più di 500 quelli già in possesso del tagliando per il ritorno di semifinale scudetto a Viadana di domani (kick-off ore 20, arbitra il padovano Falzone). Al mezzo migliaio di polesani che non faranno la coda alla biglietteria dello “Zaffanella” vi sono quindi da aggiungere tutti i ritardatari o gli impossibilitati alla prenotazione, che staccheranno il biglietto per il match in loco.
La fiducia è il sentimento che sgorga dal sopraccitato comportamento di tifosi ed appassionati: una fiducia che è volontà di vivere nel modo più pieno possibile il clima tutto particolare della doppia semifinale scudetto, ivi compresi atmosfera elettrica e rarefatta, il tempo di consumo ed utilità. Quelli, nell’ordine, delle emozioni da vivere seduti poco lontano dal terreno di gioco e delle cose da fare in campo, per conquistare il diritto di scendere al “Flaminio” di Roma sabato prossimo.
Fortuna o sfortuna, sono solo 80 (più supplementari) i minuti di tempo concessi alla Femi-Cz per ribaltare il 19-23 del “Battaglini”, andando a violare lo “Zaffanella” per la prima volta nella storia del massimo campionato con almeno 5 punti di scarto (a parità nella differenza punti, conterebbero - nell’ordine - le mete segnate e successivamente quelle trasformate nel doppio confronto).
Impresa che si commenta da sola, contro una squadra incapace di vacillare persino nel calderone bardato di rossoblu consacrato a ‘Maci’ Battaglini e che ha dato l’impressione di esprimersi al risparmio, potendo addirittura contare su vere e proprie sostituzioni tecniche nel secondo tempo (Cox, Erasmus, Neivua), per far ‘girare’ la partita.
Viene da pensare che, davanti al proprio pubblico ed in uno stadio esaurito, difficilmente Ferraro e compagni ripeteranno la prestazione controllata di sabato scorso, ma tenteranno stavolta di imporre il proprio gioco. Dalla loro non vi è infatti solo il parziale - che recita un risicato +4 - ma anche il computo mete, con un 2-1 che consentirà un match di conduzione offensiva. Lo legittimano le superiorità tecnico-fisiche individuali, ma soprattutto la freschezza psico-atletica, che nei tabellini si traduce in cinque atleti partiti titolari nelle sole ultime cinque gare (il massimo del ritmo partita concesso da Love e Shelford), contro gli stessii cinque rossoblu presenti invece dal 1’ da ben nove gare a questa parte.
Love schiererà con ogni probabilità lo stesso squad sceso in campo al “Battaglini”, con Harvey a rilevare l’acciaccato Law; il centro neozelandese appare un brutto cliente, complice lo spirito di rivalsa che certamente saprà sfoderare contro i rossoblu, memore della squalifica comminatagli per stamping su Basson nella gara di Coppa Italia di poche settimane fa.
Il problema della rosa corta è ben conosciuto ed ineludibile per Massimo Brunello e Flaviano Brizzante; esso assurge poi ad elemento determinante in gare da dentro/fuori come le semifinali, caratterizzate da equilibri sottili di forze e decisi da episodi. Come è stato abbondantemente notato al “Battaglini” nell’azione della meta di Robertson, con i rossoblu immobili in attesa del fischio arbitrale, od in occasione delle tre limpide occasioni di marcatura pesante capitate tra le mani di Pizarro (1’), Di Maura (prima metà del secondo tempo) od Anouer (80’), sfumate per frenesia od errato comportamento nella gestione.
Così, Reato e compagni dovranno puntare all’ennesima impresa stagionale, legittimata dai soli 80’ richiesti e soprassedendo il più possibile su limitazioni pesanti legate ad alcuni uomini chiave. In primis davanti, dove la cronica inferiorità in mischia chiusa vede Orlandi e Mahoney tutt’altro che certi dell’ingresso in campo dal 1’ (caviglia per entrambi) e la coppia mediana Legora/Bustos martoriata da contratture a polpaccio e coscia. Un problema che addirittura condiziona l’utilizzo di Calanchini, in forse fino alla tarda mattinata di sabato.
Il rischio della trasferta mantovana, inutile negarlo, riguarda una gara - per forze in campo - opposta a quella ammirata soltanto sette giorni fa, con annesso risultato corrispondente.
Da parte rodigina vi è - come detto - la mancanza di obblighi legati alla conduzione del match; saranno infatti probabilmente i gialloneri a dover menare le danze davanti ai propri beniamini, con una Femi-Cz a cui spetta il compito di gestire al meglio l’aspetto nervoso nel comparto difensivo sulla disciplina nel gioco a terra e nell’uno contro uno, tenendo la partita in bilico per tutta la prima frazione e giocando punto a punto sino allo scoccare dell’ora di gioco. Portare la gara in equilibrio dentro gli ultimi 20’ potrebbe infatti tenere aperta la porta ad ogni sorpresa.
In dettaglio, l’impianto lombardo manderà presumibilmente in scena per i Bersaglieri un’altra partita di grande sofferenza sulle fonti di gioco, in cui sarà fondamentale capitalizzare al massimo i propri possessi da rimessa laterale, contenendo invece strenuamente la potenza giallonera in mischia ordinata e fornendo una replica quanto più possibile vicina a quella sfoggiata in gara-uno, per quanto riguarda il gioco al piede difensivo ed offensivo.
La gestione dei propri palloni non può prescindere poi da quanto esperito sette giorni fa, in cui gli attacchi rossoblu si sono spesso esauriti per isolamento del portatore sul breakdown; in questo senso la Femi-Cz, per contare sulle proprie sequenze lunghe, dovrà poggiare la propria gestione su sostegni ravvicinati e rilanci sull’asse dei punti d’incontro. Un settore non sempre presidiato dall’Mps, stante la pericolosità dei veloci elementi esterni polesani; strategia che richiede però grande calma e lettura del posizionamento avversario, ma soprattutto molta pazienza per attendere l’originarsi dei tanto desiderati varchi nella difesa locale. Un po’ come accaduto nell’ultimo assalto portato dalla Femi-Cz al Casinò di Venezia due sabati or sono. Verticalizzazioni improvvise attorni ai punti d’incontro e cambi di ritmo all’altezza dei centri possono fare molto male alla retroguardia viadanese, sia per togliere il piede avanzante alla pesante difesa giallonera, sia per sfruttare le doti degli uomini più pericolosi della Femi-Cz in questo frangente, quali Immelman, Basson, Calanchini, Pizarro e Bacchetti.
Alla famiglia rossoblu è richiesto insomma un altro superamento di sé, per sognare e far sognare ancora. Come detto a denti stretti e bassa voce da Pablo Calanchini sabato scorso, davanti ad una Tribuna “Quaglio” traboccante desiderio e passione: “Non possiamo lasciare questa gente a mani vuote…”.
Alberto Gambato