Rovigo -
La sfida del tifo - La correttezza formale, imposta, della tifoseria mantovana ha perso un bel po' della sua fama, a cominciare dagli striscioni cinematografici con slogan da ventennio, proseguendo col “buffoni, buffoni” all'indirizzo della mischia rossoblu per finire con la sceneggiata dei bambocci del Viadana che al fischio di chiusura sono entrati in campo a sfottere la tribuna dei supporters del Rovigo, prontamente rintuzzati dall'intervento di un paio di esponenti del Rugby Club Posse Rossoblu a rispedirli da dove sono scesi senza tante inutili parole. Viceversa, alcuni tifosi del Rovigo sono andati sotto la tribuna dei Miclas ad applaudire sportivamente i rivali e dopo un momento di impasse, dagli spalti mantovani è sceso il coretto “andiamo a berci una birra”. Meglio tardi che mai. Un dirigente del Viadana, tra primo e secondo tempo ha convenuto con chi scrive che una finale Rovigo-Viadana al Flaminio sarebbe stata la giusta cornice d'epilogo di questa stagione.
Ovviamente a Treviso e Calvisano la pensano diversamente.
Il Rugby Club Posse Rossoblu ha stravinto la sfida del tifo coi rivali del Viadana, con cui pure esiste un rapporto di stima reciproca anche se non di gemellaggio come è con il Venezia. Va detto però che in semifinale scudetto e di fronte alle telecamere che ti portano in tutta Italia, una tifoseria matura deve smettere di denigrare e di fischiare i calciatori avversari nei tentativi di piazzare. Detto questo, i colori della coreografia e dei supporters sono stati all'altezza della situazione; in particolare l'incitamento e il sostegno poderoso e incessante alla squadra sono andati al di là dell'episodico entusiasmo e forza emotiva rappresentando l'identificazione del popolo del rugby rodigino con i protagonisti in campo. Una vera e propria simbiosi, una specie di alleanza mentale e non solo di cuore per affrontare insieme l'avversario. Non sempre è stato così. Vale la pena ricordare la squadra di Cesco Dotto che approdò alle semifinali col Petrarca nel 1998. Quella era una squadra unita attorno al proprio tecnico che però aveva spaccato la tifoseria e la critica in due, con una fazione che avversava apertamente la gestione tecnica (ci fu persino lo sciopero del tifo per un Rovigo-Milan di poule scudetto), oltre alle critiche spietate di una parte di stampa locale e i rapporti tesissimi con la dirigenza. Si è avuta l'impressione che questa squadra, lo staff e tifosi fossero una cosa sola. Per concludere appuntamento domenica prossima al “Battaglini” per una grigliata serale organizzata dal Rugby Club Posse Rossoblu nella quale verranno festeggiati i giocatori e lo staff tecnico.
Gli umori a fine partita - Molto variabili, come sempre del resto, le opinioni dei tifosi, prevalentemente giovani, al seguito della squadra. Oltre agli immancabili riferimenti arbitrali non mancano le perplessità sul futuro del Rovigo: “A venti minuti dalla fine ho cominciato a piangere – singhiozza Cristiana - Ma non era per la partita. Sono triste perchè non ci sarà un seguito. Perchè c'è incertezza su cosa accadrà”.
Peter: “Sono amareggiato, abbiamo sbagliato troppo alla fine. Secondo me bisognava calciare di più e avvicinarsi nel punteggio e poi provare a fare la meta all'ultimo. Lo spettacolo però è stato bellissimo”.
Marco: “Il mio giocatore preferito di tutta la stagione è Luke Mahoney. Quest'anno il sogno era raggiungere le semifinali, è andata bene, l'anno prossimo il sogno è andare in finale”. Giulia: “Mi sono piaciuti tantissimo Juan Cruz Legora e Braam Immelmann. La buona volontà ce l'hanno messa tutti e ci hanno creduto fino all'ultimo”. Barbara: “Il Viadana non è stato più forte del Rovigo. Hanno rubato due partite”. Matteo: ”Potevamo portare a casa la partita con un arbitraggio più equo. C'è da fare un monumento a tutti i giocatori, ci hanno messo l'anima, il cuore e tutto l'impegno che ci si poteva mettere. Qualche decisione arbitrale lascia quantomeno perplessi”. Chi ti ha impressionato quest'anno del Rovigo? “Se dovessi pensare a due nomi rappresentativi di tutta la stagione – conclude Matteo - direi Legora e Immelman, due pilastri che hanno preso per mano la squadra in tanti momenti decisivi”. Thomas: “Due partite condizionate da arbitraggi inadeguati e penalizzanti per noi”.
Maria Rosa: “Per me il giocatore più importante è stato Legora. E gli episodi che mi resteranno in mente sono le mete tecniche che ci hanno rubato le due semifinali”. Achille: “La meta di Andrea Bacchetti è stata bellissima, ha fatto la scelta giusta. L'episodio indimenticabile di quest'anno? Facile dire la meta di Gabriel Pizarro a Favaro Veneto. Io sono contento perchè il Rovigo ha fatto bella figura in tutte e due le partite di semifinale e potevamo vincerle sia a Rovigo che qui a Viadana. Partite giocate in equilibrio si decidono dopo episodi e gli episodi purtroppo sono stati a nostro sfavore. Stasera mi è piaciuto Legora e ancora Legora per me il protagonista della stagione”.
La Società e il futuro - Il presidente Susanna Vecchi e il vicepresidente Badocchi a fine match non hanno nascosto la propria soddisfazione per la serata vissuta, anche se allo stadio Flaminio in finale il Rovigo non sarà presente, complimentandosi per quanto fatto dalla squadra. Nei prossimi giorni si riunirà l'assemblea dei soci della società di viale Alfieri. Ci sarà la possibilità, per qualsiasi tifoso e appassionato di rugby di poter assistere. In quell'occasione potrebbero esserci i ringraziamenti e i saluti della dirigenza allo staff tecnico e alla città, a conclusione dell'annata sportiva. Ma a parte i complimenti di rito, a Viadana molti tifosi hanno avuto l'impressione, e mi assumo la responsabilità di quanto scrivo, di una dirigenza quasi in solitudine. Dopo una stagione comunque esaltante sul piano dei risultati sportivi in generale (squadra e pubblico) e dopo uno spettacolo serale così intenso e così bello, ci saremmo aspettati di vedere i dirigenti e i giocatori e staff un po' più a stretto contatto. La spaccatura interna, già evidenziata sulle pagine della stampa locale e nazionale, si è manifestata così anche sul campo. Del resto già in gara 1 a Rovigo era stato apposto con discrezione qualche striscione di contestazione: “Brunello rossoblu a vita” e “Lo staff tecnico non si tocca”. Tutti segnali che devono far riflettere. Il resto lo fanno le voci circolanti e finora non smentite, sul pre-contratto stipulato con Umberto Casellato, le partenze già annunciate di Orlandi e ufficiose di Favaro (Petrarca), Britz (Treviso), Immelman (Inghilterra o Sudafrica), Mahoney, Basson (ritorno in Sudafrica col Seven); la rinuncia a Legora e Bustos, l'anagrafica di Calanchini, le inevitabili profferte ai giovani Bacchetti e De Marchi cui sarà difficile opporsi. Cambiamenti in parte inevitabili in un mondo professionistico e in un mondo che vede all'orizzonte la Celtic League. Certamente il tandem Susanna Vecchi-Andrea Scanavacca ha voltato pagina con un anno d'anticipo sul progetto triennale avviato da Stefano Badocchi-Paolo Brizzante. Staremo a vedere gli sviluppi.
Alberto Guerrini