Rovigo Oggi

Fisso o variabile? Dipende...

AGENDA DEL LEGALE I mutui bancari: tutto quello che c'รจ da sapere su questa forma di prestito



L'avvocato Paolo Nitti, del Foro di Padova si occupa di diritto bancario, assicurativo e dei mercati finanziari. Negli ultimi anni si è occupato della tutela dei risparmiatori coinvolti nei ben noti casi di crack finanziari (Argentina, Parmalat, Cirio, Lehman Bros.). Ha realizzato uno studio sul fenomeno del cosiddetto sovraindebitamento e sulla sua stretta correlazione con il reato di usura, con particolare riguardo alle fattispecie di contratti di credito (mutui fondiari, credito al consumo, carte di credito revolving, prestiti Ipdap). Da questa esperienza ha tratto la convinzione di come il cittadino sia poco o nulla informato sui problemi di natura giuridica soprattutto nei rapporti con istituzioni bancarie ed assicurative. In questa rubrica affronterà, per i nostri lettori, argomenti utili ed interessanti. Risponderà anche alle vostre domande, potete contattarlo in redazione scrivendo all'indirizzo: info@rovigooggi.it


Apriamo questo nuovo spazio cercando di delineare le principali caratteristiche del contratto di mutuo bancario, forma di prestito che le banche concedono nel medio-lungo termine alle famiglie ed imprese. Con il mutuo la banca trasferisce una certa quantità di denaro al richiedente che, da parte sua, è tenuto alla restituzione dell’importo concesso (capitale erogato) e al pagamento di interessi da calcolare sulla base di un parametro finanziario (tasso di interesse).
L’adempimento avviene in modo graduale nel tempo (durata del mutuo), attraverso versamenti periodici (le rate), la cui cadenza può variare da mensile ad annuale. In linea generale, i mutui si distinguono in base alla tipologia di tasso di interesse prescelto. Se fisso, il tasso di interesse rimane costante per l'intera durata del mutuo; se variabile, invece, il tasso può mutare nel tempo, in aumento ma anche in diminuzione, rispetto a quello di partenza in funzione dell’andamento di un determinato parametro adottato dalla banca (solitamente l'Euribor).
La rata del mutuo, invece, dipende dal piano di ammortamento prescelto. Il mutuo è un contratto “di durata”, cioè un contratto che produce effetti nel tempo. Il rimborso del capitale e il pagamento degli interessi sono adempimenti cui il mutuatario deve far fronte entro una certa data pattuita in contratto. La scadenza temporale è rimessa alla libera determinazione delle parti e va definita nel contratto. Di solito varia da 5 a 30 anni, anche se oggi il mercato propone, pur se ancora non in modo diffuso, alcuni mutui che arrivano anche a 40 anni.
A parità di importo concesso, durate più brevi determinano rate più elevate, ma minori interessi. Invece, durate più lunghe comportano interessi maggiori, ma consentono di diluire la restituzione del capitale e pertanto le rate incideranno meno sul reddito del mutuatario. Gli interessi rappresentano il compenso che le banche richiedono a fronte del prestito concesso. Sono determinati sulla base di un tasso percentuale da applicare al capitale erogato in ragione della durata del mutuo. Il tasso di interesse deve essere previsto espressamente nel contratto ed è determinato con riferimento a parametri riscontrabili sui mercati monetari e finanziari,cui la banca aggiunge una maggiorazione (detta spread). L’entità di tale maggiorazione, che rappresenta la differenza tra il parametro di riferimento e il tasso effettivamente applicato, cresce in relazione alla durata del contratto e solitamente è compresa tra 0,5 % ed il 2% attestandosi nella più parte dei casi nella misura dell'1,5%. Il tasso di interesse, come detto, può essere fisso o variabile. Di solito, il parametro di riferimento per il primo è l’Eurirs (euro Interest Rate Swap), per il secondo l’Euribor (euro Interbank Offered Rate).
Per ora tratteremo delle forme più semplici e diffuse di mutuo bancario: il mutuo a tasso fisso ed il mutuo a tasso variabile. Il mutuo bancario è detto a tasso fisso allorquando, una volta determinato, il tasso di interesse non si modifica durante la vita del contratto e, di conseguenza, la rata rimane costante a prescindere dall’andamento del costo del denaro.
La costanza della rata nel tempo consente al mutuatario di gestire in maniera semplificata le scadenze previste per i versamenti periodici, soprattutto laddove non si prevedono rilevanti variazioni di reddito nel futuro. L’incidenza della rata sulla capacità di risparmio e la sostenibilità dei rimborsi sono di facile previsione. Tuttavia, la certezza della rata va bilanciata con il fatto che il tasso fisso, al momento della conclusione del contratto, si pone su livelli più elevati di quello variabile e quindi comporta, almeno nelle fasi iniziali dell’operazione, maggiori oneri per interessi.
Il mutuo è detto, invece, a tasso variabile quando la misura per il calcolo degli interessi si modifica nel tempo in relazione all’andamento del costo del denaro. La variazione seguirà quella registrata dall’indice cui il tasso è stato agganciato, il più frequente dei quali è l’Euribor. La revisione segue la periodicità delle rate; se il rimborso avviene con cadenza mensile, il tasso variabile avrà un riferimento temporale pari al mese e si aggiornerà con la stessa frequenza. Viene quindi meno la certezza circa l’entità delle rate e, al momento dell’accensione, non si conosce il costo complessivo che l’operazione potrà avere. Chi richiede il mutuo a tasso variabile si espone, quindi, al rischio di incrementi della rata in relazione a rincari del costo del denaro. Per contro, la misura del tasso variabile è inferiore a quella del fisso e, a parità di scadenza e di importo erogato, la rata iniziale risulta, anche in misura significativa, inferiore a quella derivante dall’applicazione di un tasso fisso.
Pertanto, la scelta del tipo di mutuo deve essere attentamente ponderata prima della sua sottoscrizione. Nella pratica, il mutuo a tasso fisso andrebbe associato a durate più lunghe mentre il mutuo a tasso variabile dovrebbe essere associato a mutui con scadenze non molto prolungate.
Gli interessi non costituiscono però l’unica voce di costo che il richiedente deve fronteggiare per la concessione del mutuo. Le banche sono solite applicare ulteriori oneri, il cui importo può anche essere significativo. Le spese più frequenti riguardano l’istruttoria della pratica, la perizia sull’immobile che si acquista, l’incasso delle singole rate come anche i premi per l’assicurazione obbligatoria a copertura di danni sull’immobile derivanti dal verificarsi di eventi disastrosi (ad esempio: incendio) ovvero sulla vita del mutuatario. L’insieme di queste spese incidono sul costo complessivo del finanziamento, la cui valutazione non va trascurata soprattutto nella fase di scelta tra i diversi prodotti offerti.
A fini sia informativi che comparativi, le banche devono rendere noto un indicatore che esprime in modo riassuntivo l’onerosità complessiva del mutuo, l’Indicatore sintetico di costo (Isc). La misura dell’Isc – proprio perché incorpora anche altri oneri accessori - è di solito superiore a quella del tasso di interesse ma al contempo da la possibilità di valutare l'effettivo costo del contratto e di confrontare tra loro le offerte dei vari Istituti di credito al fine di individuare quella più vantaggiosa.

Paolo Nitti