Termina con l'opera del maestro Giuseppe Verdi la 194° Stagione lirica di Rovigo. L'attenta regia è di Denis Krief
Rovigo - E’ l’ultima opera in calendario per la 194° Stagione lirica e di balletto del Teatro Sociale e andrà in scena venerdì 19 febbraio alle 20.30 con l’anticipo riservato agli studenti mercoledì 17 alle 16.00 e in replica domenica 21 alle 16.00. Si tratta de “Il Trovatore”, la celebre opera di Giuseppe Verdi, sotto la regia di Denis Krief e diretta da Omer Meir Wellbwer, coadiuvato per il coro dal maestro Giorgio Mazzucato. Insieme al “Rigoletto” e a “La Traviata”, il dramma fa parte della cosiddetta “trilogia popolare”, e fu rappresentato in prima assoluta il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma.
L’allestimento rodigino, con il contributo della Nuova produzione Li.Ve, Teatro Sociale di Rovigo, Comune di Padova e Città di Bassano Opera Festival, è realizzato dal laboratorio del Teatro Sociale di Rovigo.
“Il Trovatore”, dramma in quattro parti, è interpretato da Vitaliy Bilyy nel ruolo di Conte di Luna, Kristin Lewis in quello di Leonora, Anna Smirnova in Azucena, Walter Fraccaro in Manrico, Roberto Tagliavini nei panni di Ferrando, Natalia Roman in Ines, Luca Casalin in Ruiz, Antonio Marani nel vecchio zingaro, Antonio Feltracco nel messo. Regia, scene, costumi e luci sono di Denis Krief, assistente alla regia è Maria Pia Di Bitonto, assistente alle scene Ombretta Iardino, assistente ai costumi Marco Nateri. Orchestra regionale Filarmonia Veneta, coro lirico veneto Live, il libretto è di Salvatore Cammarano e Leone Emanuele Bardare Universal Music Publishing Ricordi srl, Milano.
La tramaLa vicenda si svolge in Spagna, all'inizio del xv secolo.
ATTO I
Scena 1. Ferrando, capitano delle guardie del conte di Luna, narra ai suoi uomini che vent'anni prima una vecchia zingara stregò il figlio minore del conte e che per questo crimine fu condannata ad essere arsa viva. Per vendicarsi la figlia della zingara rapì il bambino bruciandolo (così si credeva) sullo stesso rogo.
Scena 2. Leonora, principessa d'Aragona, racconta alla fedele Ines di un trovatore che non è più riuscita a dimenticare dopo averlo sentito cantare sotto le sue finestre. La principessa è appena rientrata nel palazzo quando le giunge da lontano la voce del trovatore Manrico: gli corre incontro, ma a causa dell'oscurità scambia il conte di Luna per Manrico. Il conte, innamorato di lei, è venuto a chiederle un pegno d'amore; adesso, ingelosito, sfida a duello il rivale.
ATTO II
Scena 1. Manrico si trova nell'accampamento degli zingari, sulle montagne di Biscaglia. Ha vinto il duello ma è rimasto ferito. La zingara Azucena gli racconta del supplizio della madre: e si lascia sfuggire che, volendo vendicarla, arse per errore il proprio figlio credendo di bruciare il figlio del conte. Manrico, stupito, vuoi sapere se Azucena è veramente sua madre e lei gli risponde evasivamente. Giunge un messo ad annunciare che Castellor è stata conquistata dall'esercito del conte di Luna e che Leonora sta per farsi monaca; Manrico parte per raggiungerla.
Scena 2. Il conte si apposta nei pressi del convento di Catellor, per rapire Leonora, ma, quando Leonora appare, sopraggiunge Manrico che sventa il tentativo di rapimento portandola in salvo.
ATTO III
Scena 1. Azucena, fatta prigioniera, viene interrogata dal conte il quale, avendo Ferrando riconosciuto in lei la rapitrice del bambino, la condanna al rogo.
Scena 2. Leonora e Manrico stanno per sposarsi nella cappella del castello quando un soldato viene ad annunciare che Azucena, prigioniera del conte, sta per essere arsa viva. Manrico parte per liberarla.
ATTO IV
Scena 1. Manrico, fatto prigioniero, è stato chiuso nella torre. Il conte ha ordinato che venga decapitato all'alba, ma Leonora gli si promette a patto che risparmi la vita di Manrico e di sua madre. Quindi, per non soggiacere al ricatto, si avvelena.
Scena 2. Nel carcere in cui è stato rinchiuso con Azucena, Manrico tenta di confortare la zingara assicurandole che ben presto torneranno al loro accampamento. Leonora viene ad annunciargli la liberazione, che però Manrico, intuito il prezzo della libertà, rifiuta di accettare; intanto il veleno agisce e Leonora muore tra le braccia dell'uomo che ama. Il conte di Luna, accecato dalla gelosia, ordina che Manrico sia messo a morte; ma, a sentenza eseguita, Azucena gli griderà che il giovane mandato a morte era suo fratello: la vendetta della gitana è finalmente compiuta.