
Il 19 marzo 2007 il Censer ha acquistato da Carmelita Bianchi circa 6 ettari di terreno e un piccolo fabbricato rurale tra via Porta Adige e la Ferrovia. Il presidente del Censer all'epoca era Luigi Osti. Lo stesso Luigi Osti, da gennaio 2008 è subentrato a Raffaela Salmaso come assessore all'Urbanistica. Il 19 novembre 2008 è stato pubblicato un fascicoletto di approfondimento sul progetto regionale “Urban Labor”, firmato Renzo Marangon e Luigi Osti. Urban Labor è entrato nel PAT adottato il 22 dicembre 2009. All'interno del perimetro di questo “progetto strategico” ci sono anche gli acquisti del Censer del 19 marzo 2007. Il progetto Urban Labor divide un'area di circa 192 ettari in sotto-aree, a ognuna delle quali è associato un fumetto e un nome suggestivo. Il nome associato alla porzione del Censer è “la città che sale”. Curioso dal momento che, li la città non c'è. Nell'ambito territoriale (ATO 5) nel quale è inserita la sotto-area in questione sono previsti 49 mila metri cubi, ma, non vi sono altre aree edificabili escluse quelle del Censer. Sempre nell'approfondimento del 19 novembre 2008 si legge che nella “sotto-area Censer” è previsto “il nuovo centro servizi caratterizzato da edifici di architettura contemporanea che andranno a costituire il nuovo skyline e spazio urbano all'ingresso della città”.
I servizi fuori tessuto urbano sono una scelta urbanisticamente scorretta. Siamo sicuri che, almeno nelle intenzioni, sia una scelta negli interessi della città? Non vorremmo fosse un'operazione che tenta di sanare il ben noto passivo del Censer.
Vorremmo che fosse chiaro che il PAT recentemente adottato consente di trasformare da agricola ad edificabile la quantità massima di territorio consentita dalla legge. La legge in questione è la LR11/2004. A Rovigo il rapporto tra superficie agricola utilizzata (SAU) e superficie territoriale comunale (STC) è superiore a 61,3 %, quindi, per legge, la trasformabilità massima di SAU è l'1,3%. Questa quantità corrisponde, per Rovigo, a 1003096 m². Sia chiaro che l'amministrazione, una volta calcolata la superficie massima trasformabile, ha deliberatamente scelto di consentire la massima trasformazione di terreno nell'arco di 10 anni, non è stata obbligata, avrebbe anche potuto non consentirne affatto. A questo valore poi è consentito apportare modifiche in diminuzione ma anche in aumento fino al 10%. Volgiamo inoltre ricordare che, una scelta di questo tipo, è gravissima in virtù del fatto che lo stop al consumo di territorio dovrebbe essere una prerogativa del presente e del futuro. Il PAT stesso, all'articolo 3.4 delle norme specifiche per il PI (flessibilità) afferma “le suddette variazioni in sede di PI dovranno avvenire in ogni caso nel rispetto degli obiettivi generali di limitazione del consumo di suolo”. Fra i responsabili di questa pesantissima decisione per il futuro della città c'è addirittura un consigliere dei “Verdi”, il quale, non solo non ha tuonato contro questo scempio, ma lo ha anzi avallato in nome di magre contropartite per le quali servono soldi che non ci sono e delle quali quindi non c'è nessuna garanzia. Il silenzio tombale riguardo a decisioni così importanti per il futuro è preoccupante.