Rovigo Oggi

Il centro città deve restare vivo

COMMERCIO ROVIGO Il presidente di Confesercenti Bressanin chiede che il Corso del Popolo non diventi pedonale


Da un po’ di tempo uno degli esercizi più gettonati risulta quello di esprimere sui giornali il proprio pensiero sull’utilizzo del Corso del Popolo non appena sarà terminato il cantiere e l’opera sarà consegnata alla collettività. E’ giusto tanto interesse perché il lavoro è stato realizzato con i soldi di tutti i cittadini e deve essere utilizzabile e disponibile per tutti i cittadini. Aggiungo all’esercizio epistolare così in voga anche il mio, non solo come rodigino, ma anche e soprattutto come Presidente della Confesercenti, quindi, senza inutili giri di parole, come rappresentante di specifici interessi che devono avere dignità di attenzione perché, come detto, la città è di tutti.
Gli incontri più o meno pubblici, le raccolte di firme, le petizioni, gli appelli, le dimostrazioni, sono state fino ad oggi improntate verso una radicalizzazione delle posizioni che si riassumono in: corso aperto – corso chiuso. Legittime tutte le opinioni, ma fra il bianco ed il nero credo ci siano molte gradazioni e sfumature di grigio. Penso ed auspico che anche per questa vicenda di Corso del Popolo si dovranno ricercare le sfumature di grigio e quindi le soluzioni più condivise che evitino prove o manifestazione di forza che sarebbero inopportune, soprattutto in un contesto come quello che stiamo vivendo di pesantissima crisi, con le attività in gravissima sofferenza. La posizione della Confesercenti credo sia nota perché esposta in ogni contesto: Corso del Popolo, o meglio, il tratto centrale del Corso del Popolo, non può essere chiuso. Corso del Popolo da sempre ha attraversato la città ed è stato il fulcro della vita della città: prima come corso d’acqua e poi come strada.
Questo è il ruolo di Corso del Popolo: una strada, quindi una via di comunicazione. Stante la situazione attuale, non quella che potrebbe esserci fra qualche tempo con la realizzazione di nuovi parcheggi, con un piano della mobilità che preveda l’utilizzo di bus navetta, insomma scenari auspicabili, ma lontani nel tempo, impedire oggi questa funzione di viabilità significherebbe limitare fortemente l’accesso al cuore della città e quindi di vivere la città. E l’opposto di vita, è morte, nel caso delle imprese preceduta da una straziante agonia. Noi della Confesercenti, ma voglio credere nessuno in genere, vuole tutto questo. La città ritengo non se ne faccia nulla di un pezzo di strada bello, bellissimo, ma deserto.
Deserto perché le già poche vetrine oggi illuminate sarebbero destinate allo spegnimento e le uniche luci lungo questa strada, oltre all’illuminazione pubblica, risulterebbero solo quelle dei bancomat delle banche.
Uno squallore infinito.
Insomma la Confesercenti il Corso del Popolo lo vuole aperto. Si ipotizzino tutte le sperimentazioni possibili quali ad esempio i limiti di velocità, limitazioni all’accesso per specifiche manifestazione, ma non può essere sopportata, oggi, alcun impedimento alla circolazione nella strada.
Abbiamo ancora qualche tempo per ricercare e trovare la soluzione oggi migliore. Utilizziamo questo tempo per trovarla. Mi auguro che la scelta non sia figlia del pregiudizio, ma solo legata al bene assoluto.
Sulla vicenda Corso del Popolo non ci possono essere vincitori o vinti.
L’unica che può uscire vincente o sconfitta è solo la città.


Primo Vitaliano Bressanin

Presidente Confesercenti