

Correntisti di tutta Italia aprite bene le orecchie! Dal 26 maggio entra in vigore una nuova normativa della Banca d’Italia in forza della quale ogni istituto di credito (sia tradizionale che on-line) è tenuto a rendere noto il costo indicativo annuo relativo ad un conto corrente bancario. Si tratta del cosiddetto Isc, ovvero Indicatore sintetico di costo, e ha come scopo quello di rendere confrontabili fra loro i depositi bancari. In buona sostanza si saprà chi fa pagare di più e chi fa pagare di meno, a parità di condizioni.
L’Isc sarà scritto in testa al prospetto informativo di ogni conto corrente offerto in Italia, prevedendone uno per ognuna delle sei categorie di clienti stabilite dalla Banca d’Italia, ossia: giovani; famiglie con operatività bassa, media e alta; pensionati con operatività bassa e alta.
Tuttavia, è bene sapere che l’Isc non comprende tutti i costi legati ad un conto corrente. Restano esclusi infatti i tassi attivi (ossia il rendimento del conto), l’imposta di bollo e voci salate come il prelievo di contante con la carta di credito. E’ inoltre opportuno precisare che l’Isc è sì pubblico in quanto scritto sui prospetti informativi sopra citatati, ma questi ultimi vengono rilasciati al cliente solo su richiesta.
A detta del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi si tratta di un importante passo avanti sulla strada della trasparenza bancaria e della costruzione del rapporto fiduciario con il cliente. “Occorre sanare la ferita che la crisi ha aperto nella fiducia collettiva - sostiene Draghi - nei mercati, nei loro protagonisti, nel futuro di milioni di persone, nel contratto sociale che ci lega. Questa fiducia va ricostruita”.
Ma qual è il reale vantaggio per i correntisti? Per gli autori della nuova normativa il vero vantaggio per il cliente si riscontra nella possibilità di paragonare i dati del proprio estratto conto con l’ Isc (il primo prezzo ufficiale ed omogeneo dei depositi bancari) e, se nota scostamenti significati, valutare se ci sono conti migliori per lui.