Rovigo - Infrastrutture ed economia locali sono stati gli ambiti che, nell'ultimo mese, hanno prodotto più notizie per i polesani. Dapprima il polverone di via Casalini con il commissariamento di Unindustria, poi la notizia di una possibile migrazione del progetto dello scalo merci off shore sotto il controllo della autorità portuale di Venezia, ed infine, la travagliata nomina della giunta della Camera di Commercio di Rovigo.
Il punto della situazione lo può fare una sola persona: Gian Michele Gambato. Il suo curriculum parla chiaro: presidente del Cda di Sistemi Territoriali che amministra Interporto Rovigo e Venezia, di conseguenza amministratore del terminal merci off shore in progetto, consigliere per gli industriali in Camera di Commercio e ‘presidente’ della commissariata Unindustria Rovigo al posto di Fabrizio Rossi.
Se le acque della vicenda Unindustria si sono un poco calmate, sembrano solo alle onde iniziali quelle del progetto off shore al largo di Porto Levante. Di due settimane fa la notizia che vedrebbe Venezia "scippare" il Polesine o del progetto della banchina o delle tasse marittime doganali o di entrambi.
Dottor Gambato l’eventuale accentramento a Venezia avverrà?
“No. Voglio precisare che è stata fatta solo un’ipotesi per un grande accorpamento, un tentativo di unificare il sistema marittimo del nord Adriatico per uno sviluppo più rapido”.
Quindi il progetto della banchina di Venezia "accentratrice" dei traffici internazionali rimane solo un'ipotesi e non un dato di fatto?
“La proposta fatta è stata solo un'ipotesi di accentramento di tre grosse piattaforme: quelle merci e quella petrolifera. La fase di studio c’è stata, ma a quanto pare non si prenderanno provvedimenti in merito. Da come s’è mosso tutto il mondo politico locale e regionale sembra che ciò non avverrà. Quindi al Polesine non saranno tagliati fondi e di conseguenza benefici, ma la manovra che era stata presentata non voleva farlo”.
Il 26 maggio lei ha presieduto la prima ‘giunta’ di reggenza di Unindustria, composta da Stefano Cattozzo, Sergio Pascucci, Paolo Reale, Giuliano Dondi e Roberto Gioachin. Come è andato questo primo incontro?
“Molto bene. Ovviamente ci conoscevamo già tutti e lavoriamo insieme già da diversi anni. Come prima cosa abbiamo letto il lodo lasciatoci dai vertici nazionali su come andare oltre le vicende passate”.
Farete luce sul caso Rossi?
“Solitamente si cerca di sistemare ciò che è stato e guardare avanti, verso il futuro dell'associazione. Soffermarsi a lungo su certe questioni porterebbe solo ad ulteriori malumori interni”.
Che cosa ha pensato quando il 27 maggio si è seduto al fianco di Rossi in Camera di Commercio?
“Io con Fabrizio Rossi non ho alcun problema, ci lega una buona amicizia. Lui gode anche della fiducia dell’associazione che rappresenta in Camera di Commercio”.
Gode di tale fiducia anche il presidente Lorenzo Belloni?
“Assolutamente sì, all’unanimità”
Il mondo industriale che cosa si aspetta dalla giunta camerale composta da Belloni?
“Il ruolo della Camera di Commercio sarà quello di avviare tutti i processi necessari ad interrompere la crisi economica provinciale, per garantire i posti di lavoro ai lavoratori e dare sicurezza agli imprenditori affinché possano continuare a investire nella propria azienda con tranquillità”.