Rovigo Oggi

"Dibattito avvilente, si ragioni da imprenditori"

CONSVIPO ROVIGO L'intervento di Adriano Buoso con alcuni suggerimenti d'impresa



Adriano Buoso, rodigino esperto di economia del territorio, sulla vicenda del Consorzio di sviluppo invita la politica locale ad abbandonare il proprio egocentrismo a favore del bene comune. Gli strumenti e le capacità ci sono, ma la classe dirigente è miope



Periodicamente si riaccende un dibattito surreale sulle sorti del Consorzio di Sviluppo del Polesine, quando cambiano gli attori del centrodestra e quelli del centrosinistra, che evidentemente non riescono dialogare sul bene comune, preferendo apparire sui giornali locali, senza trovare una soluzione condivisa, magari utile, tenendo conto di come è organizzato e compete il territorio polesano.

Ci sono alcuni che vogliono mantenerlo così com'è, altri che vorrebbero  abolirlo. In mezzo i sindaci che sono le truppe di manovra sulla scacchiera.

La confusione è evidente, il dibattito avvilente, con nessuno che tiene conto che, nell'analisi economica odierna, sono i territori che competono, e che gli strumenti vanno sempre modificati e innovati in base ai termini e strumenti locali diffusi della competizione, ed agli obiettivi da raggiungere.

Ma siamo sicuri che il Consorzio dei Comuni va abolito?

Di una cosa son certo, da oltre oltre dieci anni il Consorzio, come d'altro canto anche la Camera di Commercio, hanno esaurito la loro funzione originaria. La Camera oramai tiene albi, cosa che possono fare i Comuni e la Regione, di imprese si occupano le associazioni, di economia si occupa la Regione.

L'aver affidato, ad esempio, da oltre dieci anni la quasi totalità del territorio polesano a consorzi fuori provincia (padovani) ne costituisce la prova e l'atto finale.


Vediamo pertanto, in sintesi, di riprendere il filo di una analisi Swat iniziata dieci anni fa, analisi del territorio di tutti i Comuni del Polesine, e mai divenuta strumento di governo della classe dirigente polesana.

Oggi un punto di forza del nostro territorio è di essere suddiviso in una rete di 50 comuni, fatto questo che corrisponde anche ad un punto di debolezza, visto il rischio estinzione di almeno metà dei nostri comuni, risorse calanti e di servizi a basso valore aggiunto per i cittadini e le imprese.

I Comuni sono i nostri presidi più importanti nel territorio e sono i proprietari del Consorzio stesso, il quale si deve occupare (doveva farlo già da 10 anni fa, dopo l'allarme dei piccoli comuni) unicamente di innovare, semplificare e mettere a rete, tramite i 50 sportelli comunali, il nostro territorio, i cittadini e le imprese. Tutto ciò utilizzando i servizi dei Comuni più avanzati, della Provincia, della Regione per trasmetterli ai comuni più piccoli (si chiama Benchmarking).

Questo è quanto bisogna fare, smettendola con dispute inutili e paralizzanti sulle chiusure ed accorpamenti, per procedere con la crescita della "quantità e qualità" della rete polesana di Comuni, in un Comune verde in territorio vasto con 250.000 abitanti.

Di questo è urgente si occupi il Consorzio. Il problema? Il cambiamento e l'innovazione non sono nel Dna della classe dirigente.

Il resto? La programmazione ed il tavolo dell'economia come i rapporti con i programmi comunitari vadano alla Provincia, che ha già le apposite strutture, e soprattutto alle organizzazioni imprenditoriali locali, vista l'urgenza di avere politiche per l'agricoltura e la piccola impresa.

I Comuni si riapproprino del loro Consorzio, stabiliscano insieme un programma operativo urgente, e definiscano un presidente/sindaco fra di loro, senza indennità e costi impropri per la collettività, con un management leggero con competenza ed esperienza nella direzione di organizzazioni complesse.

Le associazioni si riapproprino del loro ruolo di rappresentanza ed operatività.

I Comuni e le associazioni pratichino il criterio di sussidiarietà, non lasciando ad altri quello che a loro compete per rappresentanza, e non si limitino ad enunciare astrattamente l'esigenza di federalismo, sussidiarietà e responsabilità dal basso.


Adriano Buoso