Rovigo Oggi

Art Detox a base di click

SEX AND THE COUNTRY Giorgio Peccolo e la fotografia autoriale


Secondo la nostra amica Barbara, oltre a disintossicare il corpo, in vista della fatidica prova costume, dovremmo ripulire anche il cervello dai cliché dell'arte, veicolati sempre più spesso dalla pubblicità. Insomma, avremmo bisogno di un po' di "Art detox". Un esempio? Il fotografo Giorgio Peccolo


E' tempo di dieta cari miei, si avvicinano le vacanze e siamo ormai chiamati alla fantozziana prova costume. Per una volta lasciamo il bikini nel cassetto e parliamo piuttosto di una dieta da applicare alla nostra obesità cerebrale. Ingoiamo pubblicità di ogni tipo: macchine, frigoriferi, profumi e orologi, tutti oggetti piuttosto difficili da smaltire. Ci abbuffiamo di informazioni polinsature, notoriamente pericolose perché producono tossine che si accumulano nei nostri cuscinetti adiposi neuronali: le crociere in Egitto, la margarina, le scarpe che respirano, il deodorante che traspira, l'assorbente profumato. Abbiamo antiestetiche smagliature alle sinapsi: 100 sms gratis al giorno; vacanze intelligenti, la depilazione a freddo, i biscotti integrali senza zucchero. Senza contare quella fastidiosa cellulite depositata nei nostri lobi temporali: la griffe di tendenza, l'eco-diesel, gli occhiali da sole, il rossetto che resiste ai terremoti allo tsunami e alla colata lavica del Vesuvio. Per il no global della cultura non va certo meglio: oltre ad ingurgitarsi passivamente le sopra citate oscenità culturali accumula un surplus di grassi: la sagra di Caravaggio, gli gnocchi di Galileo Galei, la tagliatella degli impressionisti. Converrete, c'è veramente bisogno di un po' di "Art detox". Mi attribuirei volentieri il merito di questo originale ed eversivo programma artistico culturale ipocalorico se non si fosse svolto a Bologna lo scorso fine settimana. Un happening di due giorni nato da un'idea di Vittore Baroni e dedicato a chi di inviti a mostre e progetti artistici non ne può più e a chi si sente appesantito dalle cattive tossine artistiche. Gli intossicati che vi hanno partecipato erano invitati a depurarsi bruciando le loro opere, esattamente come si fa con i chili in eccesso. Ad averlo saputo prima ci andavo volentieri: ultimamente inciampo in mostre altamente blasonate che mi lasciano sempre un po' di amaro in bocca. Forse sono io a non capirci molto, a non capire nemmeno le ovazioni che ne fanno i critici, altrettanto blasonati. Per non sentirmi una disadattata e, animata da una coscienza molto social art, rivolgo una semplicissima domanda ai presenti: ti piace? Le risposte mi confortano. Alcuni ridono. Altri prendono il biglietto dalla tasca e me lo sbattono sul naso.
Perdonate questo mio sofferto preambolo, volevo parlarvi di un bravo fotografo e poi come al solito mi sono persa. Poco conosciuto in Italia eppure famosissimo in Cina.
Ci sono molti cliché nell'arte. Uno di questi è senz'altro il modo di intendere la fotografia autoriale. Per il nostro occidente intellettuale la foto d'autore è triste, filosofica, rigorosamente  in bianco e nero. Fino ad ora abbiamo patito il mülleriano virus dell'esotismo e le sue pustole, abbiamo celebrato la nostra visione - occidentale ed intellettuale - del mondo orientale, un mondo fatto di cliché: l'esperienza del vuoto, il silenzio, la pulizia dell'immagine, il rigore formale, la perfezione del gesto. Contenuti che sono rintracciabili in un manuale di filosofia orientale per occidentali. Contenuti che non troveremo in loco. La Cina, appunto, si sta affacciando alla fotografia con un esiguo know how espressivo ma anche prettamente tecnico. E come tutti gli Stati illuminati cerca nelle eccellenze straniere i maestri che la possono non solo aiutare, ma, operazione diabolica, meglio rappresentare. Bandita quindi la foto in bianco e nero, la Cina dichiara il proprio interesse verso una foto sofisticata, patinata, ricca di tecnica, che necessiti l'uso di software e programmi digitali di ultima generazione. E così dalla Cina a colori arriviamo a Conegliano, anzi a Follina, dove vive un singolare fotografo: Giorgio Peccolo. Classe 1958, Peccolo inizia la sua carriera come fotografo per poi imbracciare la telecamera e diventare un cameraman. Oggi Giorgio Peccolo insegna “tecniche di photoshop” all'Università di Shanxi a Taiwan, in Cina ed ha vinto il premio nazionale di fotografia China Pingyao International Photography Festival. Per elogiare il fotografo - mago del photoshop - il celebre critico cinese Yi Ming, scrive: “Dopo tanta fotografia concettuale finalmente della vera fotografia, belle inquadrature, e colori splendidi, Giorgio Peccolo un fotografo della migliore tradizione italiana”. Prima di assumermi l'onore e l'onere di declamare io per prima di questo fotografo, proponendolo su riviste specializzate e all'interno di collettive (rigorosamente "detox", non temete) ho provato a mostrare in giro le sue foto e a chiedere: ti piace? La risposta è stata sempre sì. Quasi quasi mi preoccupo.

Barbara Codogno
anubi31@gmail.com