Rovigo Oggi

Daniela De Robert presenta il libro "Frontere nascoste" ai giardini Due Torri di Rovigo

CULTURA ROVIGO La giornalista Daniela De Robert presenta il libro “Frontiere nascoste. Storie ai confini dell’esclusione sociale”

Giovedì 24 giugno alle 18.00 presso i giardini Due Torri di Rovigo Daniela De Robert (foto a lato) presenterà il suo libro “Frontiere nascoste. Storie ai confini dell’esclusione sociale” (Bollati Boringhieri, 2009) con gli assessori alla cultura di Provincia e Comune di Rovigo: Laura Negri e Riccardo Rizzo, coordina Livio Ferrari, direttore del Centro Francescano di Ascolto, con la voce narrante di Giulia Veronese e l’accompagnamento musicale di Alessandro Sovera.

Daniela de Robert lavora come giornalista alla redazione esteri del Tg2. Attenta alle questioni sociali, ha realizzato servizi sulle problematiche del disagio, della povertà, dei minori, dei paesi poveri, del mercato degli esseri umani, dello sfruttamento sessuale, degli istituti di pena. Da oltre vent’anni opera come volontaria nel carcere romano di Rebibbia. Ha pubblicato “Sembrano proprio come noi. Frammenti di vita prigioniera” (2006).

Quando si pensa alla frontiera, di solito ci si immagina un territorio diviso, separato. Si pensa ai check point, alle dogane, alle bandiere che cambiano colore, alle linee tratteggiate sulle cartine nei libri di scuola e sugli atlanti, ai passaporti, ai muri che hanno diviso Berlino ieri e la Cisgiordania oggi. Qualche volta la linea di confine non è segnata e a marcare la divisione del territorio c’è solamente la convenzione, come accadeva nelle strade di Belfast rigidamente attribuite ai cattolici e ai protestanti. Non sapere non era consigliabile. Sbagliare marciapiede poteva significare morire. Negli ultimi anni molte frontiere sono state abbattute, ma a guardarci intorno con attenzione, di frontiere possiamo scorgerne tante. Non di quelle tradizionali, non confini duri segnati dal cemento o dal filo spinato. Altre frontiere dividono il mondo, strappano comunità umane, separano uomini e donne, violentano i diritti e la libertà. Alcune sono più evidenti di altre. Alcune sono ufficiali. Altre semplicemente esistono. Possono essere di carta, come il permesso di soggiorno, oppure fatte di parole che marcano la distanza come i nomi arabi dei figli degli immigrati, ma può essere anche il nostro corpo: il colore della pelle, la forma degli occhi, l’essere femmina possono diventare frontiere invalicabili. Le osserviamo da lontano, come se fossero altro da noi, come se le divisioni e le lacerazioni da esse provocate non potessero mai colpirci.