Il tribunale di Monza ha condannato un utente Facebook al risarcimento del danno morale causato ad una donna oggetto di pesanti offese. Per il diritto, realtà e mondo virtuale non sono distinti
E’ di questi giorni la prima sentenza italiana che tratta di Facebook, il più noto social network del mondo, che da qualche tempo ha stregato tutti incollando milioni di utenti al video e alla tastiera del notebook per ore.La vicenda che ha portato alla pronuncia del Tribunale di Monza è nata da un comportamento conosciuto dai frequentatori del social network, ossia l’invio di messaggi. Tuttavia, nel caso in questione, il messaggio inviato aveva un contenuto offensivo rivolto ad una donna, abituale utente di Facebook. In particolare, nel messaggio si derideva un difetto fisico della vittima e non solo: si facevano chiari riferimenti e si palesavano anche i gusti sessuali di quest'ultima. Per tutti questi motivi il tribunale di Monza ha ritenuto che vi fosse stata un’evidente lesione di diritti e valori costituzionalmente garantiti, e cioè la reputazione, l'onore e il decoro della vittima.Per tutti questi motivi, l’utente di Facebook che ha inviato il messaggio “incriminato” è stato condannato all’integrale risarcimento del danno morale o comunque non patrimoniale sofferto dalla donna in conseguenza della lesione subita alla reputazione, all’onore e al decoro.Questa sentenza insegna un dato importante: quanto al diritto, mondo virtuale e mondo reale non sono concetti distinti. Offendere, per così dire, “per strada” oppure su un social network è la stessa cosa. Questo si spiega alla luce del carattere pubblico del contesto che ospitò il messaggio in questione, della sua conoscenza da parte di più persone e della sua possibile incontrollata diffusione. Dunque, sia che si tratti di un’offesa fatta per strada oppure su Facebook la natura ingiuriosa del comportamento posto in essere può comportare una condanna penale, nonché creare i presupposti per un risarcimento del danno, quantificabile in termini economici.Angela Trombini
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