
Lo sceriffo di Treviso si racconta
POLITICA ROVIGO Giancarlo Gentilini ha presentato alla platea rodiginala la sua biografia autorizzata scritta dal giornalista Paolo Calia
Infiamma il numeroso pubblico lo sceriffo di Treviso Giancarlo Gentilini che presenta in Polesine la sua biografica, scritta dal giornalista Paolo Calia
Rovigo - Giunto a Rovigo per presentare la sua biografia autorizzata scritta dal giornalista Paolo Calia, Giancarlo Gentilini (foto a lato) il sindaco sceriffo di Treviso ha infiammato il numeroso pubblico presente alla Gran Guardia, giovedì 1° luglio. Ad organizzare la serata il consigliere regionale della Lega Nord, Cristiano Corazzari assieme alla segreteria provinciale del partito leghista. Presente anche il commissario provinciale Antonello Contiero e l'on. Emanuela Munerato. "Gentilini è sempre stato un sindaco attento ai bisogni dei cittadini - ha sottolineato Corazzari - Oltre che alle esigenze degli imprenditori. Abbiamo il piacere di ascoltare il "vangelo" secondo Gentilini...". Quindi è la volta dello sceriffo numero uno in Italia. "Mi considero da sempre un cittadino in mezzo ai cittadini. Da giovane ho fatto un po' di tutto: sono stato un balilla quando nel 1938 venne Benito Mussolini in visita a Treviso, sono stato contadino a Colle Umberto, venditore di pesce, di frutta e di verdura, muratore. Ho vissuto i più tragici momenti della storia nazionale: guerra, bombardamenti, fascisti, nazisti, partigiani. Ho visto morire in sette minuti ben 3.000 persone a Treviso a causa di un bombardamento. Ho anche fatto nove anni di collegio vescovile, andando a messa ogni mattina. E anche venti mesi di militare negli alpini in montagna. Ma ho anche lavorato per 40 anni come legale di banca, andando in pensione con un anno di ferie arretrate...". Gentilini ha raccontato di come è iniziata la sua ascesa politica, che prende il via nel lontano 1986 quando l'amico Giampaolo Gobbo gli chiede di affiancarlo nella Lega Nord. Gentilini risponde che non ha tempo per la politica e che forse se ne riparlerà quando andrà in pensione. "Ebbene nel 1994, tre giorni dopo essere andato in pensione, Gobbo ha bussato alla porta di casa mia per rifarmi la domanda. Anche in quell'occasione rifiutai, cosa che però non si avvenne quando Gobbo me lo domandò per la terza volta presentandosi con una bella ragazza padana. Da allora sorveglio la mia Treviso 24 ore su 24. Nel 1994 vinsi nonostante la presenza di ben dieci candidati sindaco. Il mio ufficio è sempre stata la casa del cittadino e con me è arrivato il vento del nord che ha spazzato via venditori ambulanti, lavavetri, prostitute, extracomunitari irregolari". Ordine, rispetto e disciplina regnano a Treviso, perchè non c'è spazio per chi non rispetta le leggi. "Tolleranza doppio 0 e prima noi e poi gli altri! Questi sono i punti cardine del mio "vangelo". Non sono un razzista, perchè ho sempre detto che l'immigrato è una ricchezza, ma va controllata l'immigrazione prendendo esempio dagli emigrati italiani che sono stati messi in quarantena prima di accedere a New York. Io mi considero un megafono per la città. Tutto quello che i cittadini hanno paura a pronunziare viene detto da me. Non ho mai voluto cariche politiche importanti per il bene della mia città, anche se mi sarebbe tanto piaciuto fare il ministro degli Interni". Gentilini è stato il primo sindaco leghista di un capoluogo di provincia. "Se non avessi vinto nel 1994 non sarebbero sorti altri sceriffini come Flavio Tosi e Luca Zaia. Al nostro governatore del Veneto ho detto che è arrivato il momento di dare ai cittadini le risposte che attendono da noi. Basta mungere il latte padano!".Marco Scarazzatti