

Il caso della cartiera che vuole prodursi l'energia elettrica da sola sollevato da Renzo Marangon e dall'on. Luca Bellotti. Un errore sostanziale considerare il futuro insediamento produttivo alla stregua di un inceneritore
Rovigo - “Negare la possibilità ad un imprenditore di creare 350 posti di lavoro mi sembra pura follia” E’ Renzo Marangon a pronunciare queste parole per portare in risalto il caso dell'impasse amministrativa che vede la futura cartiera dell'imprenditore Bruno Zago (a lato) arenata da 2 anni o in Comune o in Regione Veneto. Il progetto prevede la realizzazione in Veneto, e più precisamente in Polesine, di un nuovo stabilimento per la produzione di carta all'avanguardia con il resto del mondo. Questo impianto vorrebbe essere il più moderno ed efficiente d’Europa, costruito secondo i più alti criteri del caso.
Conditio sine qua non del progetto sarebbe una centrale termoelettrica alimentata da plumper, scarti di lavorazione del ciclo della carta, normativamente non classificati come rifiuto. L'autoproduzione di energia elettrica servirebbe ad abbassare i costi di produzione della carta e sarebbe conveniente solo a patto di smaltire anche lo scarto proveniente da altri 7 impianti di proprietà già operativi in Italia.
Bruno Zago è l'amministratore delegato del gruppo Pro-Gest spaLa prima localizzazione dello stabilimento era stata individuata presso la zona industriale del comune di Ariano, poi abbandonata per via dell'articolo del regolamento dei comuni dell'Ente parco delta del Po che vieta la produzione di energia elettrica con combustibili con emissioni più elevate di quelle del metano.
La seconda area individuata è stata a Castelnuovo Bariano, in alto Polesine. A bloccare l'iter autorizzativo del cantiere è stata l’amministrazione comunale che s’è dimostrata contraria all’arrivo in loco del materie di risulta degli altri stabilimenti di Zago. Solo ieri il sindaco di Castelnuovo Bariano Massimo Biancardi ha espresso il proprio parere favorevole, ma impossibilitato a procedere per via di una legge regionale che impedirebbe la costruzioni di nuove centrali termoelettriche finché la commissione regionale preposta non individui le aree adibite a tali impianti.
“E’ follia pura - commenta Renzo Marangon - rifiutare la possibilità di avere 350 posti di lavoro in più in questo momento di enorme crisi economica. Questo investimento che l’imprenditore Zago vorrebbe fare nel nostro territorio sarebbe da cogliere al volo e non rigettarlo”. Continua poi l’ex assessore regionale all’urbanistica “Conoscendo personalmente l’imprenditore e conoscendo bene la sua indole non belligerante, non ha mai perseguito, anche se personalmente lo avevo consigliato, la via del tribunale del Tar. Zago non vuole perdere tempo con la burocrazia, ma vuole il più rapidamente possibile iniziare i lavori, non aspetterà certo altri due anni per avere ragione del proprio operato”.
Sarà una questione terminologica o tecnologica, ma l'ex assessore regionale Renzo Marangon e l'on. Luca Bellotti tengono a precisare che non si può e non si deve confondere lo scenario. "Nessun inceneritore, nessun termovalorizzatore. Piuttosto parliamo di una centrale elettrica a biomassa visto che gli scarti, non chiamiamoli rifiuti, sono di origine vegetale".
A sollecitare la classe dirigenziale veneta c’è anche l’onorevole Luca Bellotti che ribadendo i concetti espressi da Renzo Marangon aggiunge: “Mi scandalizza che ci siano tanti tentennamenti tra i consiglieri regionali quando ci sono da prendere decisioni importanti. Occasioni come queste, ma soprattutto un imprenditore come Zago, andrebbe incentivato per l'investimento previsto in Polesine”.