Anche l’assessore provinciale all’immigrazione, Leonardo Raito, esprime la sua posizione tema scottante del Centro di identificazione ed espulsione, di seguito riportiamo le sue dichiarazioni:
Rovigo - Ho avuto modo di leggere l’eco di polemiche in seguito alla proposta di realizzare un centro di identificazione ed espulsione nella ex base militare di Zelo. Non posso che essere concorde con le posizioni dei sindaci dell’Alto Polesine e con i politici di destra e sinistra che si sono schierati contro questa proposta. In particolare, mi ritrovo con le dichiarazioni della collega Pineda sulle drammatiche condizioni in cui versano i Cie a livello nazionale. I rapporti delle organizzazioni umanitarie sui Cie attualmente esistenti in Italia sono drammatici: sovrappopolamento, scarse condizioni igieniche, rischi di contrasti e conflitti interni, difficoltà di gestione. A questo si somma la difficoltà che anche i nostri parlamentari hanno nel visitare le strutture: che ci sia qualcosa da nascondere? La mia convinzione è che il governo punti sull’urgenza della realizzazione del centro e che pertanto difficilmente potrebbe mettere mano alle risorse per la ristrutturazione della base (a proposito, non era un bene inserito nel piano di federalismo demaniale?) e per l’adattamento al nuovo ruolo, con la conseguenza che gli immigrati in attesa di espulsione, che spesso possono fermarsi nei centri anche diversi mesi, vivano in luoghi fatiscenti e con scarse condizioni igienico sanitarie, il che potrebbe avere ripercussioni sulla salute pubblica interna ed esterna. Non va infine sottovalutato il fatto che i territorio dell’hinterland si troverebbero a coesistere con un pericoloso “mostro” sociale, e questo renderebbe probabilmente meno appetibile la sosta o la residenza in zona. Ultimo passaggio, credo non trascurabile, il fatto che il Polesine sia un territorio meno interessato rispetto ad altri, dal fattore clandestinità, e che pertanto, anche dal punto di vista logistico, poco si adatterebbe alla realizzazione di una struttura che, seppur prevista per legge, non è oggi riconosciuta funzionale da molte persone. Per essere pragmatici oggi più che mai, invece di investire nei Cie, il governo potrebbe dirottare le stesse risorse in supporto delle forze di polizia, costrette a combattere ogni giorno dure battaglie per i cittadini, con scarsità o assenza di mezzi, sostegni e scarse retribuzioni. Potrebbe essere il modo migliore per creare un clima di legalità nel rispetto, con quella dose di umanità che non guasta mai.Leonardo Raito
Assessore provinciale all’immigrazione