Rovigo Oggi

Quando un eccesso di Zelo guasta eccome

SICUREZZA ROVIGO Elia Barchetta di Sinistra ecologia e libertà richiama la politica ale proprie responsabilità sul futuro Cie in Polesine


Il portavoce di Sinistra ecologia e libertà Elia Barchetta punta il dito contro i Cie, nati dalla legge Turco-Napoletano e inaspriti dalla Bossi-Fini. Ora il rifiuto di un Cie in Polesine si giustifica con l'inesistenza di un allarme criminalità nel nostro territorio. Barchetta quindi richiama: è il momento che ognuno assuma le proprie responsabilità


Riguardo la ventilata ipotesi di istituire un Cie (Centro di identificazione ed espulsione) presso la ex base militare Nato di Zelo, ritengo necessario apportare alcune riflessioni e considerazioni al dibattito in corso a partire da un paradosso irrisolto che nasce dalla considerazione che il clandestino non esiste in quanto tale, ma è il prodotto di una formulazione giuridica, ovvero un'emanazione diretta della legge che stabilisce quali sono i criteri per essere accettati nell'umano e civile consesso e quali no. Il clandestino, un soggetto “umano pericoloso in quanto sprovvisto di regolare permesso di soggiorno” e perciò predisposto “naturalmente” a delinquere è considerato dalla Legge italiana, per il solo fatto di respirare, un delinquente degno di essere privato della propria libertà e di ogni tutela giuridica, espulso e se recidivo rinchiuso in un carcere, ovvero penalmente condannato, solo per non aver ottemperato ad un’ordinanza amministrativa.
La soluzione trovata è stata proprio l’istituzione di quei luoghi abominevoli di sospensione del diritto e deportazione chiamati Cie, salvo poi rinnegarli (un po' come le discariche o gli inceneritori) quando questi centri rischiano di sporcare il cortile o il salottino di casa. I Cie, precedentemente chiamati Cpt, sono stati varati dal centrosinistra (legge Turco-Napoletano) per poi diventare fulcro delle politiche repressive del centrodestra con la legge Bossi-Fini, che non ha fatto altro che recepire l’impianto della precedente legge inasprendone le sanzioni.
Ora che la frittata è fatta, la soluzione più semplice è il rifiuto di assumersi le proprie responsabilità adducendo come motivo l'inesistenza sul nostro territorio di un allarme criminalità tale da giustificarne la presenza. Un serpente che si morde la coda insomma, anche perché il solo rischio di fuga incontrollata da un Cie diventa un fattore destabilizzante e rappresenta un danno d'immagine e quindi economico ed elettorale enorme per una classe politica che ha costruito il proprio consenso soprattutto sulla “paura del diverso”, salvo poi non entrare nel merito delle questioni e lamentarsi delle scelte calate dall'alto (il presidente della Provincia Tiziana Virgili, i sindaci interessati e gran parte del centrodestra) o accettarle, chiedendo come sta facendo la Lega, l'ennesimo risarcimento economico per un Polesine sempre più devastato culturalmente, socialmente e moralmente ancor prima che economicamente.

Elia Barchetta
Portavoce provinciale
Sinistra Ecologia e Libertà per Nichi Vendola