Rovigo Oggi

La vertigine dei tagli

SCUOLA ROVIGO Nominati i docenti per l'anno scolastico 2010-11. Non confermati 300 posti ai precari


Terminate le nomine dei docenti, il prossimo anno scolastico gli insegnanti precari a spasso saranno oltre 200. I sindacati parlano di vero e proprio "sterminio", e denunciano il rischio di perdere la qualità dell'offerta formativa, oltre a puntare il dito sul problema della sicurezza in aula


Rovigo - Sono terminate le nomine dei docenti per il prossimo anno scolastico ormai alle porte, e secondo i sindacati del settore si è trattato di un vero e proprio “sterminio”. Questo il termine usato da Teresa Bradiani, segretaria della Cgil scuola, Stefania Botton della Cisl e Bertilla Gregnanin della Uil per indicare il taglio di 300 precari rispetto allo scorso anno, inferto all’organico degli insegnanti e del personale Ata (Che mannaia tra i banchi: tagli ai collaboratori e fiato sospeso per gli insegnanti).

Sono molte le aree di insegnamento che si sono viste tagliare diverse cattedre: 15 l’area linguistica, 13 quella tecnica, nessun aumento per latino e greco e lingua tedesca, mentre sono aumentate di 4 unità quelle di lingua spagnola nella scuola secondaria di secondo grado. Non vanno certo meglio le cose nella scuola secondaria di primo grado, dove le cattedre di italiano e francese sono state tagliate in modo consistente, mentre sono state aggiunte 4 cattedre di matematica.
Su ciò pesano i pensionamenti: 19 nella scuola primaria, 4 nella materna, 36 nella scuola media e 23 nella superiore (185 in tutto, se si aggiunge il personale Ata). Nell’organico di fatto, i posti tagliati ai docenti sono stati complessivamente 120 (27 alle elementari, 9 alle medie, 83 alle superiori), oltre a 10 dirigenze.
A fronte di tanti tagli, non sembra sufficiente la sostituzione di 44 pensionamenti, affidando alle supplenze tutti gli altri, “con insegnanti costretti a correre da un istituto all’altro, per fare lezione in qua e in là” afferma Bradiani.

Lo scorso anno erano stati oltre 100 (Da settembre più di cento insegnanti a spasso) i docenti che si sono ritrovati senza incarico e il prossimo anno si prevede una sforbiciata ancora più consistente. E' un effetto della riforma Gelmini, varata nel 2008: a fronte di 400 posti di lavoro persi in due anni in Polesine, in Italia si è arrivati a 25.500 persone.
Dure le critiche dei sindacati: “Si tratta del più grosso licenziamento mai compiuto dall’istituzione pubblica - commenta Gregnanin - che si traduce in un calo della qualità nell’offerta formativa e apre le porte alla questione della sicurezza nelle aule: meno docenti e meno collaboratori scolastici significa meno sorveglianza agli alunni. A questo si aggiunge il dramma dei precari, molti dei quali erano in servizio da molti anni”.

Elisa Barion