Si spengono le luci e dall’alto Andrea Palladio saluta un popolo che non è suo. Si conclude così una “vernice” che non lascerà traccia anche se tutti applaudono
Location invidiabile, protagonisti e tanti comprimari. Molte le comparse che si intravedono sul set creato per l’occasione. Tra le colonne di Villa Badoer, patrimonio dei nobili veneziani che giungevano dal mare via Canalbianco e Scortico, ecco ora i rodigini e i polesani padroni per una sera dell’opera del Palladio.
Un set che non necessita di coreografia, tant’è nature. Purtroppo la sceneggiatura, a detta dei critici, risulta estremamente piatta e senza colore, a parte il rossoblu. Non c’è verve e una volta ancora si perde l’occasione di “pompare” l’avvenimento, nessun battage significativo.
Una passerella che i politici non si perdono. E mentre qualcuno prende la parola, altri si defilano come di dovere.
Nella presentazione della nuova Rugby Rovigo Delta ognuno dice del suo, ma sono discorsi che non attraggono. Quante volte si sono già sentiti. E ancora una volta ci si piange addosso pietendo aiuti economici.
Non poteva mancare il presidente Renzo Bullo. “Era il 1935 quando Davide Lanzoni si presentò ai suoi amici con un pallone oblungo. Chissà se sapeva l’effetto che avrebbe avuto su Rovigo questa sua idea”.
Parole scolpite nella memoria, ma che non dicono nulla di nuovo. Si tuona contro la mancanza di “adeguate risorse economiche per tornare ai fasti del passato”, ma ci sarà una risposta della gente?
Ed ancora la “solita ripartenza” dal settore giovanile per dare continuità al movimento..
“Questa squadra deve essere patrimonio di tutti”. Condivisibili le parole di Bullo, secondo i più è una frase focalizzata su tre persone, i vertici della Delta greca.
Pacchiano l’ingresso del Bersagliotto, mascotte alquanto deprimente che gli stessi giocatori non condividono. Maci Battaglini l’avrebbe già cacciato.
Piergiorgio Callegari