Rovigo Oggi

"Inquinamento al top, ma vogliamo arrivare in centro in auto"

LEGAMBIENTE VENETO ROVIGO Lo studio annuale "Ecosistema Urbano 2016" restituisce una immagine deteriorata del capoluogo: inquinamento al top. Giorgia Businaro, direttore regionale: "Ma la priorità è arrivare in centro con l'auto"

Staticità in tutti i campi. È questa la diagnosi dello stato di salute della città di Rovigo fotografata da Ecosistema Urbano 2016, il rapporto realizzato da Legambiente, in collaborazione con l’Istituto di ricerca Ambiente Italia e la collaborazione editoriale del Sole 24 ore, giunto alla sua XXIII edizione 



Rovigo  - "Un sostanziale immobilismo che si registra in tutti i settori indagati". Questa l'immagine di Rovigo restituita dallo studio Ecosistema urbano 2016, che studia vari ambiti per verificare la vivibilità dei capoluoghi di Provincia italiani.

Un dato che viene ritenuto "in controtendenza rispetto ad altre città sotto gli 80mila abitanti che, invece, aprono la graduatoria con le migliori performance: Macerata, Verbania, Mantova, Belluno, Oristano, Cuneo, Savona".

“Ecosistema Urbano ci restituisce l'immagine di una città immobile, rigida, impermeabile ai cambiamenti – dichiara Giorgia Businaro, direttore regionale di Legambiente Veneto. - Nessuna strategia, nessuna visione. Rovigo vive da anni in una sorta di palude”.

Nella classifica generale, Rovigo si posiziona 60° su 104 città. A livello regionale, il capoluogo polesano segue Belluno (7°), Treviso, (23°) Padova (39°) e Venezia(50°). Fanno peggio solo Verona (75°) e Vicenza (80°). "Ma sono i singoli indicatori - prosegue Businaro - a fornire un'indicazione chiara di come la città non sia in grado di crescere e migliorare le proprie performance".

Drammatica - secondo la valutazione di Legambiente - la situazione dell'inquinamento atmosferico: 80° posto per la media dei valori di Pm10, in linea con i valori pessimi di tutte le città venete, con l'eccezione di Belluno. "A Rovigo - spiega Businaro -. il dato è ancor più allarmante se valutato insieme agli indicatori legati al trasporto pubblico locale: solo 11 viaggi per abitante all'anno (127 per Padova, 143 per Verona, 70 per Belluno), solo 18 km di percorrenza annua per abitante dei mezzi pubblici circolanti (29 a Padova, 35 a Treviso, 7 a Verona. A tutto ciò si associa un alto tasso di motorizzazione (64 auto ogni 100 abitanti)".

“Questi dati confermano come la mobilità rodigina sia quasi totalmente affidata al trasporto privato. Il servizio è di scarsa qualità e mal calibrato, non in grado di cogliere le reali esigenze dei cittadini – afferma Businaro - Di questo avrebbe dovuto preoccuparsi l'amministrazione Bergamin, questi sono i problemi da risolvere per andare incontro alle esigenze dei cittadini, specialmente le fasce deboli, gli anziani, le persone con difficoltà di movimento, quelle non in possesso di un'auto privata".

"E invece la preoccupazione del Piano Paulon (non chiamiamolo Piano del Traffico, non lo è) è quella di portare auto in centro, non considerando minimamente le reali esigenze degli abitanti”.

Non va meglio sul fronte delle aree pedonali: "Rovigo ottiene un vergognoso 93° posto, con 0,02 mq per abitante, a poche posizioni dalla maglia nera. Peggio di noi, Reggio Calabria, Trapani, Catanzaro e poche altre città. A questo dato disastroso aggiungiamo le notizie degli ultimi giorni - continua Businaro - l'apertura al traffico della Ztl di piazza Merlin, voluta dall'assessore Paulon, e l'intenzione del sindaco Bergamin di aprire totalmente al traffico il corso del Popolo”"Mentre le altre città italiane ed europee ampliano le proprie aree pedonali, Rovigo continua nella sua anacronistica politica per portare le auto in ogni angolo del centro".

"Zero lungimiranza e strategia nemmeno sul fronte della ciclabilità: Rovigo è penultima tra le città venete con 9,34 metri equivalenti per 100 abitanti (Padova 18,76, Vicenza 12,76), un dato che rimane invariato ormai da anni, segno di immobilismo e stagnazione progettuale”.

Molto negative anche le performance relative a capacità di depurazione (69° posto. 92%) e produzione pro-capite di rifiuti urbani (83° posto, 604,6 kg/ab). 

Ma il dato peggiore si registra per l'indicatore “Aree verdi totali” (percentuale della superficie delle differenti aree verdi - aree naturali protette e aree del verde urbano - sul totale della superficie comunale ): con l'1,3%, Rovigo ottiene un indecoroso 100° posto, mitigato appena dal mediocre 43° posto per l'indicatore “Verde urbano fruibile” (estensione pro capite di verde fruibile in area urbana (mq/ab).

Unici indicatori positivi per il capoluogo polesano sono quelli relativi alla energie rinnovabili: solare fotovoltaico e termico (potenza installata (KiloWatt) su edifici comunali ogni 1.000 abitanti (kW/1.000 ab), 11 posizione, e Percentuale di copertura del fabbisogno elettrico domestico attraverso le fonti energetiche rinnovabili sul totale dei consumi domestici, 36° posizione.

“Serve una rapida inversione di rotta, maggiore attenzione a politiche green e, se guardiamo ad alcuni indicatori assolutamente insoddisfacenti come quelli relativi a mobilità, aree pedonali e aree verdi, una vera rivoluzione. Ci sono tendenze molto chiare, nazionali ed europee, che vedono le realtà urbane sempre più a misura di persona e con particolare attenzione per le utenze 'deboli'. Per quanto tempo – chiede Businaro - Rovigo potrà far finta di niente? Ignorare che un mondo intero si muove e richiede un approccio diverso alle questioni? Ne va della qualità della vita dei cittadini, non soltanto della tutela dell'ambiente o del patrimonio urbano".

14 novembre 2016