Rovigo Oggi

Indignazione. "Anche sospendere il servizio antiviolenza un giorno è violenza"

COMUNE ROVIGO I commenti di Silvia Menon, Nadia Romeo, Cristina Caniato, Lucilla Palmisano, Emanuela Munerato, Antonio Rossini, Francesco Gennaro e Guglielmo Brusco sulla chiusura temporanea del servizio 

Tutti dello stesso parere e tutti pronti a dare il primo contributo affinchè il servizio offerto dal centro antiviolenza del Polesine continuai essere attivo i consiglieri comunali di Rovigo, Adria, parlamentari ed ex politici 



Rovigo - Una notizia che ha ben smosso le acque in Polesine la sospensione del servizio offerto del Centro antiviolenza con personaggi politici locali o comitati in prima linea per la difesa del servizio che dall’1 maggio verrà a mancare (LEGGI ARTICOLO). 

A partire dalle numerose donne che ricoprono una carica politica. La consigliere comunale Silvia Menon per la quale “sarebbe immorale non trovare le poche migliaia di euro che servono per mandare avanti il centro antiviolenza sulle donne. Vorrebbe dire rinunciare a mettersi nei panni delle donne che, vincendo una lotta interiore difficilissima, trovano il coraggio di farsi aiutare per smettere di subire le violenze fisiche e psicologiche patite in famiglia”. Menon fa presente inoltre che da più di un mese ha depositato un’interrogazione nella quale chiedeva spiegazioni sull’ultimo bando, di pochi mesi, aggiudicato alla cooperativa Ametiste: “Un bando sul quale a mio avviso ci sarebbe molto da chiarireUn’interrogazione rimasta senza risposta. Ma il problema è a monte. - spiega - Un servizio di questo tipo necessita di programmazione, di continuità, di essere in grado di offrire serenità a chi vi si rivolge. I bandi dovrebbero essere almeno annuali, se non biennali o triennali. Un servizio delicato, come quello di assistenza alle donne che subiscono violenza tra le mura domestiche, ha bisogno di continuità”.

Dello stesso parere la collega, capogruppo del Pd in consiglio comunale, Nadia Romeo: “Il servizio deve essere ripristinato immediatamente - tuona - Sono tre anni che denuncio la mancanza di fondi e di una corretta gestione del centro antiviolenza e della casa rifugio ed ho anche presentato emendamenti al bilancio per questi due servizi. L’amministrazione è però sorda, ma non ha capito che così sta solo provocando un danno enorme per le donne che non vedono alcuna tutela. Sicuramente sarà mia premura fare una interrogazione urgente a riguardo”. 

Anche da Cristina Caniato, consigliere comunale del Movimento 5 stelle di Adria, il problema è sentito: “Posso testimoniare quanto utile sia il lavoro del centro, con quanta serietà e dedizione delle qualificate professioniste ci lavorino e posso fortemente definirlo un servizio essenziale di grandissimo supporto ai limiti oggettivi dei servizi sociali comunali. Un Centro voluto, creato e fino ad oggi sostenuto dalla pubblica amministrazione con un bacino d'utenza provinciale. Rivolgo un appello a tutta la politica provinciale, fate quadrato oltre le bandiere e le appartenenze politiche per salvare l'unico centro antiviolenza del territorio indispensabile e unica fonte di salvezza per tante, troppe donne in grave difficoltà”.

Duro il commento di Lucilla Palmisano del comitato per l’Articolo 32 che attacca le amministrazioni e la politica che promuove una legge nazionale contro le violenze di genere che vincoli le amministrazioni locali a istituire e a sostenere tali strutture. “Siamo ormai tutte in balia della sensibilità di amministratori locali e dei tagli che vengono fatti a questi progetti. - afferma - Rovigo non è certo da meno, la somma destinata al centro antiviolenza nel bilancio di previsione dell’amministrazione Bergamin è stato per quest’anno, zero, anche contro il parere dell’opposizione in consiglio comunale. Il Comune non ha avuto volontà politica di cercare altri fondi per fare modo che il centro non chiudesse. Ora quelle 50/60 nuove donne dovranno affrontare il loro percorso da sole. Anche questa è violenza. Violenza istituzionale che qualche politico amministratore ammanterà sotto l''indignazione per la prossima vittima per allontanare la responsabilità di averla lasciata sola in balia del proprio carnefice”.

Il commento non manca da parte della senatrice Emanuela Munerato che non vuole puntare il dito sulle mancanze che hanno portato a questa situazione “ma impegnarmi fin da oggi ad offrire il mio personale contributo alla soluzione. Perché per garantire la sicurezza più importante, quella delle famiglie, è fondamentale che strutture come il Centro antiviolenza siano efficienti ed abbiano il sostegno di tutta la politica locale, senza colori e distinzioni”.

Una battaglia sentita anche dal mondo maschile: dal consigliere comunale Antonio Rossini che nel ricordare come questa sia una mancanza imperdonabile, rivolge a tutte le forze politiche e sociali di promuovere una manifestazione di sensibilizzazione che coinvolga i cittadini del Polesine. “Facciamo sentire la voce di chi non ce l’ha” è il commento di Francesco Gennaro, capogruppo del M5S di Rovigo che chiede un incontro urgente con l’assessore ai Servizi Sociali, alla presenza di un responsabile del Centro Antiviolenza e con la partecipazione di qualsiasi altro consigliere comunale che abbia a cuore il problema, per studiare ogni possibile soluzione.

Infine Guglielmo Brusco, ex assessore provinciale alla Sanità, che, “disgustato dalle lacrime di coccodrillo versate da numerosi esponenti politici, dopo che sono successi casi di violenza che spesso arrivano anche al femminicidio” ricorda come su temi di questo tipo si devono costruire ottimi e produttivi rapporti pur partendo da posizioni politiche distanti. "Regione, Provincia, Comuni, Fondazioni, Associazioni anche Religiose, banche, imprenditori e anche singoli cittadini si uniscano nella speranza che il Polesine sappia ritornare ad essere una provincia ancora degna della Carta Europea, quella che prevede la lotta alla discriminazione e alla violenza".

29 aprile 2017