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Un centro per i malati di cuore dedicato alla pace

ACCADEMIA DEI CONCORDI Incontro con il dottor Gabriele Risica di Emergency

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Gabriele Risica, cardiochirurgo dell'ospedale di Venezia e da qualche tempo impegnato con Emergency in Sudan ha raccontato, in un incontro avvenuto in Accademia dei Concordi, come la realizzazione di un centro di cardiochirurgia altamente tecnologizzato in un campo profughi sia una realtà utile al processo di costruzione della pace



Rovigo - Creare un centro cardiochirurgico ipertecnologico in una zona (un campo profughi) e in un Paese, il Sudan, in cui la povertà e le malattie minano gravemente la popolazione. Sembra un’utopia, invece è realtà. E’ quanto testimoniato dal dottor Gabriele Risica, cardiochirurgo dell’ospedale di Venezia e da qualche anno medico volontario di Emergency, a Karthoum, in Sudan appunto, uno dei paesi più ricchi dell’Africa per giacimenti petroliferi, ma in cui una parte della popolazione versa in gravi condizioni di povertà, per le difficili condizioni climatiche della zona, generalmente arida e secca, soggetta ad inondazioni nei periodi di pioggia a causa del terreno argilloso, segnata sovente dalle tempeste di sabbia, in cui il caldo tocca punte di 50°.
“La ma attività in Sudan è anche un modo per fare cultura, per portare la pace in una realtà purtroppo arretrata - ha affermato Risica - il “Salam Centre for cardiac surgery” è stato costruito in un campo profughi perché lì si concentrano il maggior numero di bisognosi”.
In effetti, molte delle persone ricoverate sono pazienti che soffrono di patologie cardiache gravi senza esserne a conoscenza, e, poiché in Sudan la sanità è a pagamento a carico dell’ammalato, per chi guadagna un dollaro al giorno non sarebbe facile affrontarne i costi.
Emergency ha voluto costruire un impianto dotato di mezzi altamente tecnologici nell’ottica di creare intorno a questo un network di strutture correlate in vari punti del paese. In secondo luogo, attraverso il centro, si da impiego a diversi abitanti del posto, dal personale delle pulizie al personale tecnico-infermieristico, trattenendo tali professionalità nel paese.
Il costo di costruzione e messa in opera della struttura è stato interamente finanziato dal governo sudanese, riconoscendone l’importanza per i malati: “Le malattie cardiovascolari, infatti, sono la seconda causa di morte in Africa attualmente - ha spiegato Risica - e si prevede che entro il 2015 diventeranno la prima, l’età media dei pazienti curati si aggira intorno ai 26 anni”.
Dal 2007, anno dell’inaugurazione, il Salam Centre (centro per la pace) ha svolto la propria attività a pieno ritmo, eseguendo la media di 4 interventi al giorno e prefissandosi di eseguire circa 1500 operazioni all’anno. Ma ciò che dà più soddisfazione a Gabriele Risica, nel percorso di costruzione della pace in Sudan è da ricercare nel fatto che i pazienti curati nel centro siano di diverse nazionalità: “Curiamo profughi congolesi e del Darfur, paesi in guerra con il Sudan. Il governo non ci ha mai ostacolato nel procurare loro i visti necessari per la permanenza al Salam Centre e gli stessi ricoverati sono esempi di tolleranza”.
In effetti, davanti alle malattie e alle difficoltà le differenze di nazionalità non dovrebbero esistere e la solidarietà è bene che prevalga.

Elisa Barion
Articolo di Sabato 24 Gennaio 2009

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