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Da Fratta Polesine il ritratto di una nobildonna del '500

LETTERATURA A Fratta presentato il libro di Renzo Bragantini e Primo Griguolo sulla figura di Lucrezia Gonzaga

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Come ridare vita e sembianze ad una scrittrice anticonformista vissuta quasi cinque secoli fa nella nostra provincia? Semplice con la pubblicazione in chiave moderna di un libro sulle lettere da lei scritte fino al 1552. Con il volume “Lettere, vita quotidiana e sensibilità religiosa nel Polesine di metà Cinquecento” si è scoperta la figura femminile carismatica di Lucrezia Gonzaga, originaria di Mantova ma vissuta a Fratta Polesine a partire dal 1541, quando si sposò con il capitano di ventura Giampaolo Manfrone, figlio di una Roverella e dunque tra gli eredi dello splendido palazzo che si può ammirare in centro a Rovigo. A curare la stesura di questa singolare opera, edita dalla Minelliana, sono stati Renzo Bragantini e Primo Griguolo. Peccato che il luogo dove abitò a Fratta la Gonzaga oggi non esista più, dato che il palazzo-castello divenuto poi dei Pepoli venne distrutto nel 1883, si dice perché non ritenuto più stabile dal punto di vista dell'edificabilità. Questa imponente costruzione si trovava tra le piazze Matteotti e Martiri, in prossimità della pesa pubblica e si affacciava sulle ville Molin-Avezzù e Badoer, rispecchiandosi sullo scolo Valdentro. A quanto pare molte delle pietre del castello frattense sono state usate per costruire gran parte delle abitazioni presenti nel centro storico, in modo particolare quelle vicine alla Cassa di Risparmio. “Mi sono imbattuto per la prima volta sul personaggio di Lucrezia Gonzaga nel lontano 1988 – racconta Primo Griguolo – Avevo redatto un piccolo libro “Una villa al confine” sui personaggi famosi di Fratta. Mi colpì molto questa donna e in maniera particolare le sue epistole che, anche se fatte pubblicare a Venezia, erano in gran parte state spedite proprio da Fratta, Costa di Rovigo e Rovigo”. Se il lavoro di Renzo Bragantini è stato di tipo filologico, tutto incentrato sulla correzione delle 312 missive scritte in lingua volgare, quello di Griguolo è invece stato un compito di supporto e ricerca dovendo trovare a chi erano indirizzate le lettere della nobildonna mantovana. A dare un prezioso contributo al libro ci ha pensato anche la tesi di laurea scritta da Maria Grazia Li Donni nell'anno accademico 1993-1994. “Nelle lettere di Lucrezia ho trovato una vena di carattere religioso – spiega Griguolo – Molto vicina a quelle che sarebbero state le nascenti tendenze eterodosse. Il castello dove lei e il marito abitavano a Fratta, non era una costruzione di quelle classiche medioevali, ma piuttosto un palazzo fortificato. A quei tempi bisogna infatti pensare che Fratta era un luogo di confine, da quando si era svolta la guerra tra estensi e veneziani. I Serenissimi avevano collocato in queste zone dei capitani di ventura e tra questi vi era il marito della Gonzaga”. Furono ben 240 le lettere spedite da Lucrezia da Fratta, che visse qui almeno fino al 1552 per morire a Mantova nel 1576, molte di queste chiedevano la liberazione del marito che era stato arrestato e imprigionato nel carcere di Ferrara. Si trovano così importanti personaggi quali l'imperatore e il papa, al quale la Gonzaga implora pietà, ma anche vi sono parole di consolazione da parte della stessa letterata a persone afflitte da sofferenza e dolore.

Marco Scarazzatti     
Articolo di Lunedì 23 Marzo 2009

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