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Da Rovigo un esposto alla procura della Fir

RUGBY CELTIC LEAUGUE Le accuse di Stefano Bordon alla candidatura della franchigia dei Pretoriani

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Stefano Bordon, assistito dall'avv. Francesco Zarbo, ha presentato un esposto presso la procura federale avverso la Olympic Roma per inadempienze contrattuali e per un presunto comportamento antisportivo. Per Bordon verrebbe meno anche la candidatura della franchigia dei Pretoriani



Rovigo - Ancora una volta, in modo diretto o indiretto, Rovigo ha qualcosa a che fare col rugby nazionale e, in questo caso, internazionale. Stavolta è Stefano Bordon, 41 anni, rodigino, due volte campione d'Italia col Rovigo, azzurro, che sceglie la sua città per portare alla luce, tramite una conferenza stampa, le operazioni, a suo parere poco chiare, che hanno portato la società dell'Olympic Roma a fare da perno per la franchigia dei Pretoriani. Franchigia che, insieme a quella degli Aironi del Po (che fa perno su Viadana) ha di fatto escluso il Benetton Treviso, nella ormai “storica” assemblea del consiglio Federale del 18 luglio scorso, dalla futura iscrizione alla Magners Celtic League.
Assistito dall'avvocato  Francesco Zarbo, Bordon ha esibito una serie di documenti che testimoniano come la società presieduta da Paolo Abbondanza non avrebbe nemmeno potuto candidarsi e, di conseguenza, presentarsi al consiglio federale del 18 luglio.
Ma perchè Bordon si scaglia contro la Roma? Fino al 14 gennaio scorso, Stefano Bordon era ufficialmente l'allenatore della Olympic Roma, poi la Roma ha sciolto il contratto.  Iniziava dunque il contenzioso tra il tecnico rodigino e il sodalizio bianconeroverde, alimentato dalla scelta di Bordon di lavorare attorno al progetto SPQRugby, mentre la Futura Park aveva avviato la franchigia dei Pretoriani insieme a Mantovani Lazio e Capitolina Roma.
“C'è un motivo personale innanzitutto alla base dell'azione che sto facendo – ha ammesso con franchezza Bordon – perchè avevo firmato un contratto triennale con la Roma e quindi ritengo di essere stato danneggiato da un esonero ingiusto”. “ Ma agisco anche in nome del rugby perchè ho toccato con mano la realtà della Rugby Roma – continua Bordon senza mezzi termini – e posso dire tranquillamente che si tratta di una società alla stregua di una serie B veneta dal punto di visto organizzativo, altro che Celtic League. Lo stesso Abbondanza ha detto che se non fosse stata ammessa la franchigia dei Pretoriani avrebbe mollato tutto e nemmeno iscritto la squadra al Super10. Sarebbero queste le credenziali con cui andare in Europa?”.
Bordon affonda il coltello nella piaga della disorganizzazione federale: “Al consiglio federale del 18 luglio due franchigie, Pretoriani e Duchi (nati dalla “fusione” tra Duchi del Nordovest e Duchi Emilia Romagna solo qualche settimana prima...) non avevano i requisiti minimi e una, quella per cui lavoravo io, la SPQRugby si è ritirata perchè eravamo consapevoli della mancanza di adeguate garanzie.
Invece il consiglio Fir ha preso per buoni documenti che lasciano adito a molti dubbi”.
In particolare balza agli occhi la lettera,  che sarebbe partita dalla
segreteria particolare del sindaco di Roma (Alemanno) e inviata a Dondi, presidente Fir, con le firme di Piero Marrazzo, presidente della regione Lazio e di Nicola Zingaretti, presidente della amministrazione provinciale di Roma. L’Avv. Zarbo è determinato: “Noi chiediamo di sapere se le firme di Marrazzo e Zingaretti sulla lettera a Dondi siano autentiche,  manca quella di Alemanno e il documento è privo di intestazione del Comune di Roma e un numero di protocollo”. Nella
lettera si perora la giusta causa di Roma quale sede di manifestazioni
rugbistiche internazionali ma si dichiara formalmente il sostegno “...politico, organizzativo e finanziario alla candidatura...”. Finanziario? Ma come può una amministrazione pubblica stanziare dei fondi in assenza di una delibera?
L'assessore veneto al Bilancio,  Isi Coppola, da noi interpellata a proposito delle difficoltà finanziarie della Rugby Rovigo, era stata chiarissima: “Non è possibile che la giunta regionale possa stanziare fondi a società sportive private, caso mai potrebbero farlo i comuni, attraverso particolari convenzioni”. Sarebbero possibili finanziamenti per determinati progetti e può darsi che i Pretoriani abbiano perseguito questa strada. E' di qualche giorno fa infatti la notizia che i Pretoriani hanno dato avvio alla costruzione della Città del Rugby, struttura in corso di realizzazione all’interno del progetto Punto Verde Qualità di Spinaceto, nel quadrante di Roma Sud. Il progetto costa 32 milioni di Euro, finanziato per 24 milioni dal Credito Sportivo e per 8 milioni dai Pretoriani che ne faranno la propria casa: due campi da rugby (uno
in erba naturale ed uno in erba sintetica di ultima generazione), una
foresteria, palestre, piscina, ristorante, club-house, ed una parte commerciale con piscina, palestra aperta al pubblico e palazzo del ghiaccio. La consegna del complesso è prevista per agosto 2010 in tempo utile per l’inizio della preparazione che porterà i Pretoriani alla Magners Celtic League. Insomma a Roma quando vogliono sanno muovere le leve giuste.
Bordon e Zarbo concludono con una questione di merito: “Come può essere possibile che il consiglio federale Fir appoggi la candidatura dei Pretoriani che fa perno su una società e una dirigenza che ha dimostrato di voler ignorare la giurisdizione sportiva e ha violato la clausola compromissoria dello statuto Fir ricorrendo alla magistratura ordinaria per rallentare se non impedire il corso della giustizia
sportiva? Noi chiediamo una indagine della procura federale sulla condotta della società romana e il consiglio federale disponga la non ammissione al campionato o sia riservata la sua ammissione alla chiusura del giudizio in corso e all'avvenuto saldo dei lodi che saranno pronunciati”. Insomma, il polverone scatenato da questa Celtic League potrebbe diventare una tempesta di sabbia.
Chissà in Europa che idea si faranno del rugby italiano.

al.gu.
Articolo di Giovedì 6 Agosto 2009

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