SANGUE IN AFGANISTAN Due lutti in provincia di Rovigo dove risiedono le famiglie d’origine del maresciallo Mauro Gigli e del capitano Marco Callegaro

Missione fatale

Militari dell'Arma davanti all'abitazione dei genitori di Mauro Gigli ad Occhiobello
L'arrivo della salma di Marco Callegaro a Gavello
L'arrivo della salma di Marco Callegaro a Gavello
L'arrivo della salma di Marco Callegaro a Gavello
Il sindaco Ampelio Spadon
Gavello convegno

Due morti diverse ma con lo stesso scenario: l'Afganistan. Il Polesine si raccoglie attorno alle famiglie d’origine del maresciallo artificiere Mauro Gigli (foto a lato), morto mercoledì a seguito dell’esplosione di un ordigno ad Herat, e del capitano Marco Callegaro, suicida nel suo ufficio di Kabul



Rovigo - Il Polesine piange due suoi soldati in missione di pace in Afganistan. Mauro Gigli, 41 anni, i cui genitori abitano a Santa Maria Maddalena, e Mauro Callegaro, 37 anni, originario di Gavello.


Il primo, maresciallo del 32° reggimento alpini guastatori della Taurinense, mercoledì 28 luglio dopo le 20 stava disinnescando una bomba nel villaggio di Sali Patra a 8 chilometri da Herat. Ha 15 missioni all’estero alle spalle, l’esperienza è tanta, “un veterano di bombe e trappole mortali” dicono i suoi compagni artificieri, ma dopo un primo ordigno esploso non è convinto, ce n’è un altro.  “Ha alzato le braccia - come ha spiegato il ministro dell’interno La Russa alla Camera - si è girato e con sprezzo della propria vita ha fatto allontanare gli altri, rimanendo sul posto per intervenire insieme all'altro specialista, caporal maggiore Pierdavide De Cillis”. Arriva l’esplosione, molto probabilmente provocata a radiocomando, e i due militari vengono dilaniati dallo scoppio. Il corpo di Gigli fa da scudo al capitano Federica Luciani che si stava allontanando. Il ministro La Russa rende omaggio all’atto eroico del maresciallo.

La fine di Marco Callegaro, è diversa, ma lo scenario non cambia. 

Fa parte del contingente italiano della missione Isaf da più di sei mesi e lavora all’ufficio amministrativo gestione finanziaria. Non è la sua prima missione all’estero, proviene dal 121° Reggimento di artiglieria contraerei “Ravenna” che ha sede a Bologna, ha tre lauree, una famiglia con due bimbi, un maschietto di sei e una bimba di due, che abitano a Bologna. E’ nel  suo ufficio all’aeroporto di Kabul quando nella notte tra il 24 e il 25 luglio si suicida sparandosi un colpo di fucile. I motivi sono sconosciuti, sembra abbia lasciato un biglietto sul contenuto del quale c’è il massimo riserbo. Era tornato da poco dalla licenza trascorsa con la propria famiglia a Riccione.



Due lutti che lasciano il segno e lacrime amare nelle famiglie d’origine di Occhiobello e Gavello, e in tutte le persone che hanno conosciuto il coraggio dei due militari. 

Stamane un C-130 all’aeroporto di Ciampino è atterrato con le salme dei due alpini uccisi dalla bomba, ad accogliere le salme il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il ministro la Russa e altre alte cariche dello Stato. Avvolte nel tricolore le bare sono scese e dopo la benedizione dell’ordinario Vincenzo Pelvi, Napolitano si è avvicinato e ha reso omaggio ai militari toccando le bare. La camere ardente è stata aperta al policlinico militare del Celio di Roma dalle 15 alle 16. Alle 18.30 si è tenuto il solenne rito funebre nella basilica di Santa Maria degli Angeli. Presenti la moglie, i due figli arrivati da Borgata Droglia, una frazione di Villar Perosa (To) dove abitano, e i genitori arrivati da Occhiobello (Ro). Ieri il padre Benito, 73 anni, carpentiere in pensione, dalla sua abitazione in via Marchesi, dove da 24 anni vive assieme alla moglie Luciana Carnevale, 69 anni, sarta e vicino alla figlia più giovane Monica, con orgoglio mostrava la foto del figlio. 

Ieri pomeriggio il paese di Gavello si è stretto attorno alla famiglia Callegaro. Dopo il rito funebre del capitano tenutosi a Bologna, nel cimitero del paese rodigino è avvenuta la tumulazione del feretro. Prima la bara è stata benedetta dal parroco don Adriano Montorio nella chiesa parrocchiale alla presenza della moglie, della madre, del padre e della sorella. Un gesto inspiegabile per le persone che conoscevano Marco e sul quale, si augurano, venga fatta luce al più presto.

30 luglio 2010
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