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Non potevano non sapere

CENTRALE ENEL PORTO TOLLE La Cassazione condanna gli ex amministratori delegati Tatò e Scaroni

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La Corte di Cassazione di Roma - ultimo grado di giudizio dopo quello di primo grado, presso il tribunale di Adria, ed il secondo presso la Corte d'Appello di Venezia - ha condannato i vertici di Enel e gli ex direttori della centrale di Polesine Camerini per inquinamento ambientale e danneggiamento. Il legale di parte civile Matteo Ceruti: "La sentenza dimostra che le emissioni moleste sono il frutto di una precisa volontà della holding"

Rovigo - Emissioni moleste, danneggiamento all'ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico. Sono questi i reati di cui la terza sezione penale della Cassazione ha riconosciuto colpevoli Francesco Luigi Tatò e Paolo Scaroni, ex amministratori delegati di Enel Spa.
La sentenza di condanna è stata emessa mercoledì 12 gennaio e si riferisce ai danni provocati dalla centrale Enel di Polesine Camerini mentre era azionata a olio combustibile.

Si tratta di una sentenza storica che riconosce la responsabilità penale anche dei direttori di centrale Carlo Zanatta e Renzo Busatto nonché della stessa Enel.
La Cassazione ha ribaltato quindi la sentenza della Corte d’Appello di Venezia che aveva assolto Tatò e Scaroni, i quali erano stati invece condannati con sentenza penale in 1° grado, il 31 maggio 2006 dal tribunale di Adria.

Matteo Ceruti, avvocato rodigino difensore di parte civile nel processo della centrale termoelettrica di Porto Tolle si definisce molto soddisfatto, in attesa che le motivazioni della sentenza vengano depositate.
“E’ stata riconosciuta in primo luogo la correttezza dell’impostazione accusatoria del pubblico ministero Manuela Fasolato nonché delle conclusioni del giudice di 1° grado. E’ stata riconosciuta anche la responsabilità penale degli amministratori delegati, il che dimostra che le emissioni moleste sono il frutto di una precisa volontà della holding”.

Ceruti non vuole commentare la revoca da parte delle istituzioni di essere parte civile nel processo, ovvero la Regione Veneto, i Comuni polesani, l’Ente parco Delta del Po e il Ministero dell’Ambiente, e a tal proposito afferma: “E’ una scelta che non mi sento di giudicare. Per quanto mi riguarda ho rinunciato all’incarico di legale dell’Ente parco Delta del Po quando ha scelto di ritirarsi dal processo. Un atto, il mio, che si commenta da solo”.

Ora la parola passa alla Corte d’Appello civile di Venezia, cui spetta il compito di quantificare l’esatto importo dei danni patiti dalle parti civili rimaste, cioè un gruppo di sette cittadini di Porto Tolle e alcune associazioni ambientaliste, poiché nel frattempo i reati sono stati prescritti.
A tal proposito Ceruti ricorda la distinzione tra le sanzioni penali stabilite in 1° grado, “che risultano modeste per i reati ambientali”, e le condanne risarcitorie, “che ammontavano a qualche milione di euro” e alle quali le istituzioni, in seguito alla revoca hanno di fatto rinunciato (al Ministero dell’Ambiente spettavano ad esempio 800 mila euro).
“Si trattava di provvisionali penali - conclude l’avvocato - stabilite dalla sentenza di 1° grado e successivamente cancellate da quella della Corte d’Appello”.

Repentino l'intervento di Maurizio Ferro, portavoce dei lavoratori della centrale Enel di Polesine Camerini che si sorprende della sentenza della Cassazione visto che il procuratore generale della suprema Corte aveva chiesto, invece, la conferma della sentenza della Corte d'Appello di Venezia. Non si sorprende invece delle "eco-balle di chi è già pronto - strumentalizzando una sentenza che riguarda vecchie tecnologie e l'assetto a olio combustibile - a dire che la riconversione a carbone "pulito" non è compatibile con il territorio".

Elisa Barion
Articolo di Giovedì 13 Gennaio 2011

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