SANITA' ROVIGO L'assessore Gugliemo Brusco torna a parlare di costi delle strutture private

Anche il pubblico deve fare il suo business

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L’assessore provinciale alla sanità analizza i costi della sanità, troppo ampio il capitolo di spesa verso gli operatori privati. Per Guglielmo Brusco l’azienda pubblica deve essere gestita per coprire tutti i costi e se necessario ripristinare al proprio interno prestazioni affidati ai privati


 

Rovigo - Imprenditore per un giorno. L’assessore alla sanità, Guglielmo Brusco, si è calato nei panni di amministratore di una azienda pubblica cercando di fare l’interessi della stessa. L'intervento dell’assessore vuole dimostrare che le strutture private costano molto di più che non assumere nuovo personale per eseguire le prestazioni in casa.

“Sino ad oggi però - commenta Guglielmo Brusco - abbiamo assistito ad un continuo taglio dei posti letto negli ospedali pubblici ed di consiguenza ad un aumento del costi della sanità privata”.

Brusco, mostra poi, una tabella estratta in una nota a firma del direttore dell'Ulss18  Adriano Marcolongo del 2008 che indicava alla Regione Veneto come risparmiare sino a circa 40 milioni di euro di spese in quattro anni.

“L'accorgimento di Marcolongo non è stati minimamente seguito - afferma Brusco - anziché diminuire i ricoveri per lunga degenza nelle strutture private sono aumentate del 24% negli ultimi anni ciò ha permesso di portare la spesa pubblica dei ricoveri a 7,5milioni di euro l’anno nella sola provincia di Rovigo”. Brusco, infine, punta nuovamente il dito contro le prestazioni riabilitative: “Nel 2010 oltre 500mila sono state le prestazioni di fisiatria fatte da strutture private - afferma Brusco - contro le 125mila del pubblico, eppure lo stesso Marcolongo nel 2008 pensava di ridurre la  di 3,2milioni di euro l’anno ma gli fu impedito”.

 

Ma l’aspetto imprenditoriale Brusco lo dimostra quando inizia a spiegare “che ci sono macchinari inutilizzati. Sia a Rovigo che a Trecenta ci sono macchinari diagnostici fermi che vengono utilizzati poche ore al giorno o addirittura una sola mezza giornata alla settimana. Non penso che il costo di questi macchinari si ammortizzi stando fermo, devono produrre reddito, anche se non mi suona familiare l’idea di fare reddito con la salute delle persone”. 

5 gennaio 2012
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