LUTTO ROVIGO Il senatore Emilio Bonatti è morto all'età di 97anni. Le esequie saranno eseguite sabato mattina

Addio comandante Murin

Emilio Bonatti il giorno del funerale dell'amico Mimì Sangiorgio
DOMINA fuori tutto

Il senatore Emilio Bonatti si è spento all’età di 97 anni, classe 1916 ha speso la sua vita alla difesa della Repubblica partecipando attivamente alla resistenza contro il regime fascista, fu protagonista della ricostruzione civile del Polesine e primo presidente Anpi. Il territorio dopo la scomparsa di Giancarlo Morelli e di Mimi Sangiorgio perde un’altra figura storica. Sabato mattina i funerali con rito civile alle ore 9.30 presso il cimitero di viale Oroboni. Alle 8.30 l'apertura della camera ardente sempre al cimitero



Rovigo - Si è spento all’età di 97anni Emilio Bonatti. Il senatore ha vissuto una vita straordinaria che lo ha reso uno dei protagonisti principali nella storia del Polesine contemporaneo, con un impegno che ha avuto una costante proiezione nazionale. Presidente provinciale e componente della presidenza nazionale onoraria dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi), il Comandante Murin è stata figura di spicco nelle Resistenza nel Veneto e, combattente coraggioso, era stato decorato con la medaglia d'argento al valor militare. 

Solo un malore il 27 aprile scorso, nelle stesse ore in cui si spegneva il compagno e amico Giancarlo Morelli, gli ha imposto di rinunciare a quell'impegno civile e democratico che lo aveva assorbito in tutta la sua lunga e ricca esistenza. 

Nato a Stienta l'11 gennaio 1916 in una famiglia di piccoli contadini, aveva iniziato la propria militanza ad appena 16 anni quando, nel 1932, si aggregò al primo nucleo del Partito comunista italiano (Pci) fondato clandestinamente alle Zampine di Stienta e guidato dal carpentiere Severino Bolognesi, successivamente inviato al confino a Ponza e, dopo la Liberazione, tra i Costituenti. Sotto il fascismo, infatti, tutti i partiti democratici erano stati messi fuori legge.

Alle Zampine viene bruciata una decina di case e sono presi prigionieri circa quaranta ragazzi. Nel corso dell'operazione Bonatti viene arrestato dopo uno scontro a fuoco in cui resta ferito da una raffica di mitra che lo colpisce al femore sinistro, al fianco e gli procura la rottura di tre costole.

Esanime i fascisti lo portano all'ospedale di Trecenta dove resta dodici giorni e viene torturato. In quei giorni arriva anche la notizia della condanna a morte. A salvare Bonatti è l'intervento del professore Ugo Grisetti, medico dell'ospedale di Trecenta che riesce a disporne il trasferimento all'ospedale psichiatrico di Rovigo dove riesce a fuggire con la collaborazione degli infermieri.

Protagonista della ricostruzione civile e materiale del Polesine, Bonatti è il primo presidente dell'Anpi e, successivamente, amministratore locale e dirigente della Lega delle Cooperative. 

Eletto senatore nel 1968, lavora a Palazzo Madama fino al 1972 nel gruppo del Pci impegnandosi nella commissione Lavoro e, successivamente, in quella Trasporti e lavori pubblici. Allo scioglimento del Pci, non aderisce ad alcuna delle formazioni nata dalla svolta della Bolognina, salvo accettare una candidatura di bandiera con il Pdci alle Regionali del 2000.

I messaggi di cordoglio arrivano da tutto il mondo politico e associativo della provincia, il sindaco di Rovigo, Bruno Piva, a nome di tutta la sua amministrazione esprime il suo cordoglio ricordando Bonatti come “Figura di spicco della politica e della storia recente del nostro territorio, ha saputo portare avanti con forza e coraggio i suoi ideali. Uomo da sempre impegnato politicamente e nella società civile, ha vissuto in prima persona l’antifascismo in Veneto.  Una vita intensa e spesa nel promuovere i suoi valori”.

Anche l’onorevole Diego Crivellari si stringe al dolore della famiglia Bonatti per la perdita di Emilio: “Vogliamo ricordarlo oggi come uno strenuo combattente per i diritti e per la libertà, che anche nelle vesti di presidente dell'Anpi in anni più recenti non ha mai cessato di levare la propria voce in difesa degli ultimi, rivendicando la centralità dell'antifascismo e dei valori resistenziali nella società polesana e italiana, coltivando tenacemente l'idea di una democrazia e di una convivenza civile necessariamente fondate sulla memoria e sulla lotta contro ogni rigurgito di autoritarismo”.

 


4 luglio 2013
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